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Psicodidi


PAPPATACI

Ord.: Ditteri – Sott.Ord.: Nematoceri – Fam.: Psicodidi – Sott.Fam.: Phlebotominae

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Alla Sottofamiglia dei Phlebotominae appartengono i PAPPATACI, detti anche FLEBOTOMI o SERAPICHE, sono insetti molto diffusi nell’area Mediterranea (es. Phlebotomus pappatasi).
Descrizione
Sono simili alle zanzare, ma più piccoli. Le varie specie sono lunghe circa 2-3 mm, con un corpo giallo o grigiastro, ricoperto da fitta peluria. Hanno 2 ali ovali, lanceolate, anch’esse ricoperte da una minuta peluria, tenute a riposo quasi verticalmente sul torace. L’apparato boccale è di tipo succhiante-non perforante nei maschi e nelle femmine non ematofaghe e pungente-succhiante nelle femmine ematofaghe.
Abitudini
Sono attivi da maggio a ottobre, dall’imbrunire alla notte, temendo la luce del giorno. Le femmine ematofaghe, si nutrono di sangue, pungendo rettili, uccelli, mammiferi, mentre i maschi sono glicifaghi, preferendo succhi vegetali e melata di afidi. Hanno un volo silenzioso, si muovono a scatti e pungono le loro vittime, senza produrre alcuna vibrazione (da cui il nome pappataci: mangia e taci).
Ciclo vitale
Le uova, di circa 0,3-0,4 mm, di colore scuro, vengono deposte in ambienti molto umidi e caldi e si schiudono in 8-9 giorni. Le larve vermiformi, lunghe circa 3-6 mm, sono di colore bianco-grigiastro con setole e capo scuro. Vivono nei terreni umidi, nelle cavità degli alberi, sotto le foglie cadute, nelle tane degli animali. Le larve si nutrono di detriti organici, sia animali, che vegetali, maturando in circa 20-30 giorni. Quando sono pronte, assumono una posizione eretta, poi si impupano per 6-13 giorni, l’esuvia della larva rimane attaccata nella parte terminale del pupario. Gli adulti vivono in media 2 settimane. Complessivamente il ciclo vitale nei mesi caldi è di circa 30-60 giorni, con 2 generazioni estive. L’inverno, svernano sotto forma di larve in diapausa.
Importanza sanitaria
Frequentano ambienti umidi, stazionando generalmente su superfici di varia natura e spesso si possono rinvenire sulle pareti nei servizi igienici, nelle cantine e nei ricoveri zootecnici. Sono pericolosi in quanto la loro puntura può veicolare molti virus, tra i quali uno appartenente alla famiglia Bunyaviridae, che causa nell’uomo una malattia chiamata “febbre da flebotomi”, “febbre da pappataci” o “dengue mediterranea”, malattia non grave i cui sintomi sono simili alla comune influenza: febbre, cefalea, brividi, mialgie, astenia e dolori addominali. Più grave invece è la trasmissione sia a uomini che animali, di protozoi del genere Leishmania, che possono causare nei cani la leishmaniosi canina, malattia di esito infausto, se non curata in modo adeguato.

MOSCHE FALENE

Ord.: Ditteri – Sott.Ord.: Nematoceri – Fam.: Psicodidi – Sott.Fam.: Psychodinae

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Alla Sottofamiglia degli Psychodinae appartengono le MOSCHE FALENE o MOSCHE DEI FILTRI (es. Clogmia albipunctata, Psychodidae alternata, Ulomyia fuliginosa).
Descrizione
Sono simili a piccole falene. Le varie specie sono lunghe circa 2-3 mm, con un corpo giallo o grigiastro, ricoperto da fitta peluria. Hanno 2 ali ovali, lanceolate, anch’esse ricoperte da una minuta peluria, tenute a riposo “a tetto” sul torace. L’apparato boccale è di tipo succhiante-non perforante nei maschi e nelle femmine non ematofaghe e pungente-succhiante nelle femmine ematofaghe.
Abitudini
Sono attivi da maggio a ottobre, dall’imbrunire alla notte, temendo la luce del giorno. Le femmine ematofaghe, si nutrono di sangue, pungendo rettili, uccelli, mammiferi, mentre i maschi sono glicifaghi, preferendo succhi vegetali e melata di afidi. Hanno un volo silenzioso, si muovono a scatti e pungono le loro vittime, senza produrre alcuna vibrazione (da cui il nome pappataci: mangia e taci).
Ciclo vitale
Le uova, di circa 0,3-0,4 mm, di colore scuro, vengono deposte in ambienti molto umidi e caldi e si schiudono in 8-9 giorni. Le larve vermiformi, lunghe circa 3-6 mm, sono di colore bianco-grigiastro con setole e capo scuro. Essendo in possesso di sifoni respiratori, possono trovarsi anche in ambienti prettamente acquatici o semiacquatici o riconducibili a questi, come le acque reflue, non depurate, i sifoni, i pozzetti idraulici dei servizi igienici civili e domestici, i filtri dei dispositivi di depurazione, ecc., Le larve si nutrono di detriti organici, sia animali, che vegetali, maturando in circa 20-30 giorni. Quando sono pronte, assumono una posizione eretta, poi si impupano per 6-13 giorni, l’esuvia della larva rimane attaccata nella parte terminale del pupario. Gli adulti vivono in media 2 settimane. Complessivamente il ciclo vitale nei mesi caldi è di circa 30-60 giorni, con 2 generazioni estive. L’inverno, svernano sotto forma di larve in diapausa.
Importanza sanitaria
Frequentano ambienti umidi, stazionando generalmente su superfici di varia natura e spesso si possono rinvenire sulle pareti nei servizi igienici, nelle cantine e nei ricoveri zootecnici. Sono pericolosi in quanto la loro puntura può veicolare molti virus, tra i quali uno appartenente alla famiglia Bunyaviridae, che causa nell’uomo una malattia chiamata “febbre da flebotomi”, “febbre da pappataci” o “dengue mediterranea”, malattia non grave i cui sintomi sono simili alla comune influenza: febbre, cefalea, brividi, mialgie, astenia e dolori addominali. Più grave invece è la trasmissione sia a uomini che animali, di protozoi del genere Leishmania, che possono causare nei cani la leishmaniosi canina, malattia di esito infausto, se non curata in modo adeguato.