S.I.S. Roma - Disinfestazione di ambienti da insetti, derattizzazione e allontanamento serpenti e uccelli

DITTERI

Zanzare

S.I.S. Roma - Zanzara, disinfestazione

Ordine: Ditteri
Famiglia: Culicidi

Il termine zanzara si riferisce a quegli insetti appartenenti all’Ordine dei Ditteri, Famiglia Culicidi, a tutti noi noti, sia per il fastidio arrecato, che per le numerose malattie di cui sono portatori.

Ne esistono circa 2.700 specie, di cui circa 70 sono presenti in Italia.

DESCRIZIONE

Le zanzare sono lunghe tra i 3 e i 5  mm con un massimo di 15 mm e sono caratterizzate da un addome lungo e stretto, 3 paia di lunghe zampe e un solo paio d’ali. Presentano dimorfismo sessuale, ossia differenze morfologiche tra maschi e femmine: le femmine hanno antenne con peli radi e un rostro pungente-succhiante, i maschi hanno antenne fittamente piumate e un rostro solo succhiante. In volo possono raggiungere una velocità compresa tra 1,5 e 2,5 km/h.

IMPORTANZA SANITARIA

Le zanzare, per le loro abitudini alimentari, sono veicoli ideali di virus, protozoi, vermi, parassiti del sangue umano e animale, per questo possono costituire un problema rilevante per la salute umana. Le zanzare, infatti, possono trasmettere gravi malattie quali: malaria, febbre gialla, dengue, chikungunya, zika, etc. Queste malattie sono presenti soprattutto nelle aree tropicali, ma negli ultimi anni ne sono stati riscontrati casi in tutto il mondo. In particolare, le zanzare più dannose appartengono al Genere ANOPHELES, CULEX, AEDES e tra queste la famosa specie Aedes albopictus, comunemente conosciuta con il nome “zanzara tigre”, di origine asiatica e ormai insediatasi anche in Italia.

ABITUDINI

Le zanzare hanno diverse abitudini di vita, infatti, molte pungono solo al tramonto o di notte, altre di giorno (zanzara tigre), alcune agiscono in luoghi chiusi, altre amano colpire all’aperto; ma in generale, la crescita e lo sviluppo di questi individui sono simili per ogni specie. Gli stadi vitali sono 4: uova, larva, pupa e adulto.


Lo svernamento avviene nello stadio di uovo, quando la temperatura scende sotto i 10°C, la femmina depone delle uova diapausanti o “invernali”, in grado di resistere al disseccamento e alle basse temperature, riuscendo così a sopravvivere ai mesi più freddi, per schiudersi poi con i primi caldi. Considerando i nostri climi temperati, l’innalzamento globale della temperatura terrestre e l’aumento delle piogge, che negli ultimi anni si sta verificando, è facile trovare esemplari adulti quasi tutto l’anno, ossia da fine febbraio a inizio dicembre.


Le uova di zanzara vengono deposte, generalmente singolarmente, nei luoghi in cui si può riscontrare dell’acqua stagnante (sia dolce, che salmastra) e principalmente in piccole raccolte d’acqua accidentali. Le larve e le pupe hanno vita acquatica, infatti, vivono e si sviluppano in queste acque, nutrendosi di plancton e batteri e per respirare si portano in superficie, non potendo utilizzare l’ossigeno disciolto nell’acqua.


Il passaggio da uova ad adulto è di 1-3 settimane e in questo caso giocano un ruolo importantissimo le condizioni climatiche e ambientali (infatti umidità e caldo favoriscono la crescita). Gli adulti vivono da poche settimane, a più di sei mesi. Dopo lo sfarfallamento, le zanzare possono allontanarsi fino a 5-6 chilometri dall’ambiente acquatico, dove è avvenuto il loro sviluppo.

ALIMENTAZIONE

Generalmente i maschi si nutrono di succhi vegetali zuccherini, come il nettare, mentre le femmine possiedono un rostro pungente e succhiante e sono ematofaghe, ossia attaccano animali a sangue caldo e uomini, per succhiare loro il sangue. Vengono attirate dagli odori, quali il sudore e dall’emissione di anidride carbonica con la respirazione.

Quando una zanzara punge, introduce il suo apparato boccale nell’ospite e ne sugge alcune stille di sangue, iniettando contemporaneamente la sua saliva. Questa ha la funzione di impedire la coagulazione del sangue ed è la responsabile della reazione allergica, che causa gonfiore, arrossamento e prurito.

Per le specie che trasmettono malattie, quali Malaria, febbre Gialla etc., è proprio questa operazione a causare il contagio. E’ bene però ricordare, che una zanzara può trasmettere una malattia, solo dopo essersi essa stessa prima infettata, pungendo un soggetto ammalato.

Considerando la quantità di persone che si spostano quotidianamente a livello internazionale, la diffusione di malattie, a mezzo zanzare, dovrebbe essere molto rapida e capillare. In realtà ciò non avviene, in quanto, affinché una malattia possa essere trasmessa, il microrganismo responsabile della stessa, deve riuscire a stabilire con il vettore un rapporto molto stretto e specifico (solo alcune specie di zanzare possono trasmettere alcuni tipi di malattie), inoltre il patogeno deve anche adattarsi alle condizioni ambientali, soprattutto la temperatura, spesso molto diverse da quelle delle aree di origine.

CONTRO LE ZANZARE

La lotta contro le zanzare, data la varietà di focolai larvali colonizzati, richiede una partecipazione attiva al controllo e all’eliminazione dei possibili siti di ovideposizione. Infatti, al fine di ottenere un buon controllo dell’infestazione, si deve provvedere a effettuare delle semplici e periodiche operazioni, come ad esempio:

  • evitare la formazione di piccole raccolte d’acqua stagnante in contenitori tipo barattoli, bacinelle, buste, ecc., che possono trasformarsi in focolai di riproduzione;
  • svuotare sul terreno e non nei tombini, almeno una volta la settimana, l’acqua contenuta nei sotto vasi, annaffiatoi, piccoli abbeveratoi ecc.;
  • coprire con coperchi, teli di plastica o zanzariere, avendo cura di non creare avvallamenti, eventuali contenitori d’acqua inamovibili, come vasche, bidoni, fusti per l’irrigazione ecc.;
  • utilizzare pesci larvivori nelle fontane ornamentali, laghetti artificiali e simili;
  • svuotare piscine e altre grandi raccolte d’acqua non in uso;
  • effettuare una regolare manutenzione delle aree verdi, con taglio dell’erba e cura della vegetazione, evitando annaffiamenti continui;
  • mantenere pozzetti, tombini, griglie, grondaie puliti e in perfetta efficienza e, in caso di lunghe assenze, procedere alla loro copertura.

Inoltre è necessario provvedere all’effettuazione di interventi larvicidi a scopo preventivo, mediante l’utilizzo di idonei prodotti, che arrestino la crescita delle larve (insetticidi biologici batterici o regolatori di crescita), trattando fognoli, tombini, pozzetti, griglie di raccolta acque reflue, e tutti i possibili focolai di sviluppo e riproduzione costituititi da accumuli d’acqua di qualsiasi genere. Questi trattamenti vanno effettuati regolarmente ogni 20/30 giorni circa e dopo ogni precipitazione abbondante, nel periodo che va da marzo a novembre.


In caso di forti infestazioni in atto è invece necessario ricorrere a interventi radicali larvo-adulticidi, mirati a combattere tutti gli stadi vitali dell’insetto: uova, larve, pupe e adulti, mediante l’utilizzo di presidi medico-chirurgici/biocidi, da nebulizzare con apposite apparecchiature presso l’intera area interessata, trattando con cura zone perimetrali, vegetazione, giardini, cortili, viali, vialetti, garage, aree parcheggio, fognoli, tombini, griglie raccolta acque, punti di ristagno acqua e tutte le aree umide in generale.

S.I.S. Roma - Zanzara Aedes

Ordine: Ditteri
Famiglia: 
Culicidi
Genere: Aedes

Sono zanzare con tipica colorazione a righe bianche e nere, presente anche sulle zampe. Le specie più diffuse sono: Aedes albopticus, originaria dell’Asia e Aedes aegypti, originaria dell’Egitto.
Il genere Aedes è uno dei pochi che può utilizzare anche un supporto umido, oltre a un ambiente acquatico, per la deposizione e la crescita delle larve, le quali rimangono inclinate di circa 45° rispetto alla superficie (La specie A. aegypti predilige depositi d’acqua pulita). Punge soprattutto dopo l’alba e prima del tramonto (la specie A. albopticus punge anche di giorno). Il ciclo da uovo ad adulto dura 6-8 giorni. Generalmente non vola per oltre 200 m., ma può essere facilmente trasportata. Può trasmettere gli agenti virali della dengue, della chikungunya, della febbre gialla, della “malattia Zika” e di altre malattie.

S.I.S. Roma - Zanzara Culex

Ordine: Ditteri
Famiglia: 
Culicidi
Genere: Culex

È il genere con maggior numero di specie. Le specie più diffuse sono la Culex pipens (zanzara comune) e la Culex Tritaeniorhynchus. Sono zanzare di colorazione brunastra. Depongono le uova in qualunque deposito d’acqua, prediligendo le pozze stagnanti e gli scarichi. Le uova sono unite a formare delle zattere di circa 300 unità sull’acqua. Le larve che fuoriescono rimangono inclinate di circa 45° rispetto alla superficie dell’acqua. Il ciclo da uovo ad adulto dura 6-8 giorni. Pungono di notte e sono in grado di volare per lunghe distanze.
Possono trasmettere nematodi, protozoi e alcuni arbovirus responsabili di varie encefaliti, tra cui l’encefalite giapponese.

S.I.S. Roma - Zanzara Anopheles

Ordine: Ditteri
Famiglia: 
Culicidi
Genere: Anopheles

Sono zanzare di colorazione marrone scuro – nero, ricoperte di peluria, con macchie bianche e nere sulle ali. Depongono le uova preferibilmente in depositi di acqua pulita e non inquinata, e non mostrano particolari problemi ad adattarsi ai vari gradi di salinità delle acque. Le uova rimangono in superfice, grazie alla presenza di galleggianti. Le larve si dispongono parallele rispetto alla superficie dell’acqua, non possedendo sifoni respiratori. Il ciclo da uovo ad adulto dura 6-8 giorni. Le zanzare Anopheles, a differenza degli altri generi, quando si poggiano, tengono l’addome sollevato verso l’alto rispetto la superficie. Pungono di notte, ma soprattutto all’alba e al tramonto. La maggior parte delle specie passa l’inverno allo stato adulto.
Questo particolare genere è famoso poiché vettore principale di trasmissione del plasmodio della malaria, vermi parassiti del genere Dirofilaria e il virus della febbre chiamata O’nyong’nyong.
La specie più diffusa in Europa è Anopheles maculipennis.

Mosche – Moscerini – Mosconi

S.I.S. Roma - Mosche, disinfestazione

Ordine: Ditteri
Famiglie: Drosofilidi, Muscidi, Piofilidi, Sarcophagidi, Calliphoridi, Tabanidi

  • Mosche: insetti comuni, di piccole o medie dimensioni, con corpo generalmente grigio e due ali. Si nutrono di sostanze organiche e possono trasportare microrganismi.

  • Moscerini: insetti molto piccoli, spesso presenti vicino a frutta, piante o ambienti umidi. Sono generalmente innocui, ma possono diventare fastidiosi quando sono numerosi.

  • Mosconi: mosche più grandi, spesso caratterizzate da colori metallici blu, verdi o neri. Sono attratti soprattutto da materiale organico in decomposizione e possono essere presenti vicino a rifiuti o animali morti.

S.I.S. Roma - Moscerino dell'aceto

Ordine: Ditteri
Sott.Ordine: Brachiceri
Famiglia: Drosofilidi
Genere: Drosophila

Il genere Drosofila, cosmopolita, comprende diverse specie, tutte attratte dalla frutta (Es. Drosophila melanogaster). Questi moscerini vivono su sostanze in fermentazione, dove depongono le uova. Le larve si nutrono soprattutto di lieviti, tra cui la famosa “madre” dell’aceto. Sono infestanti dell’industria enologica, di quella della birra, degli impianti di lavorazione di succhi di frutta, di frutta sott’alcool. Li ritroviamo anche nei mercati, negozi ortofrutticoli, giardini, case, enoteche, birrerie, ristoranti, mense, bar, cassonetti di rifiuti organici, etc.
L’adulto è lungo fino a 4 mm, il corpo è di colore giallo-marrone, con linee trasversali nere sul segmento addominale, gli occhi sono rossi. Vive circa 2 settimane ed è estremamente prolifico. Ogni femmina può produrre fino a 600 uova, che si schiudono in circa 24 ore. Le larve sono vermetti biancastri, con apparato boccale scuro. Esse si trasformano in pupe in circa 5 giorni e dopo altri 5 giorni subiscono la metamorfosi in adulti. I moscerini sono vettori di virus e batteri responsabili di parecchie malattie, soprattutto gastroenteriti, salmonellosi e dissenteria.

S.I.S. Roma - Mosca domestica

Ordine: Ditteri
Sott.Ordine: Brachiceri
Famiglia: Muscidi
Genere: Musca
Specie: Musca domestica

È un insetto cosmopolita, che accompagna l’uomo praticamente ovunque. Si nutre di ogni sostanza liquida o semiliquida che possa raggiungere: liquame colante o marcescente di qualsiasi derrata di origine vegetale o animale fresca o in decomposizione (frutta, ortaggi, carni, ecc.), escrementi, gocce di acqua o liquidi zuccherini (latte, marmellate, miele). Inoltre l’adulto è capace di liquefare con la sua saliva sostanze solide solubili, come lo zucchero, per poi succhiarlo con la proboscide. La mosca, mentre si nutre, spesso rigurgita una parte del suo precedente pasto ed è soprattutto per questo, oltre che per il contatto e per le sue feci, che risulta particolarmente pericolosa come vettore di germi delle più svariate malattie (batteri patogeni, uova di parassiti, elminti, protozoi dissenteria, diarrea, febbre tifoidea, salmonellosi, tubercolosi, colera, antrace…). L’adulto misura 6-8 mm di lunghezza, con apertura alare di 10-15 mm; è di colore grigio bruno con 4 fasce longitudinali nere sul torace prominente e possiede un solo paio di ali, che a riposo sono distese e divaricate. Le zampe, 3 paia, sono dotate di piccoli rilievi ghiandolari, che gli permettono di camminare anche su pareti verticali e soffitti. Possiede apparato boccale di tipo lambente e succhiante. Ha una vita che dura fino a 30 giorni ed è estremamente prolifico. Attivo solo nelle ore diurne, o con la luce artificiale, può percorrere in volo anche 10 Km. Ogni femmina produce fino a 1000 uova, bianche di forma ellittica, lunghe circa 1 mm, che vengono generalmente deposte in gruppi da 100-150 unità, in profondità nel substrato alimentare, quale escrementi e sostanze organiche in decomposizione. Esse si schiudono in 8-48 ore. Le larve lunghe fino a 20 mm sono biancastre-giallognole, con apparato boccale scuro. Entro 4-7 giorni (40 nei mesi invernali) si trasformano in pupe, da cui dopo 3-4 giorni (30 nei mesi invernali), fuoriescono gli adulti. Nei mesi molto freddi la riproduzione cessa e la mosca sverna sotto forma di adulto o pupa, ma nei climi molto caldi è continua. In Italia può arrivare fino a 15 generazioni l’anno.

S.I.S. Roma - Piccola Mosca domestica

Ordine: Ditteri
Sott.Ordine: Brachiceri
Famiglia: Muscidi
Genere: Fannia
Specie: Fannia canicularis

Questa mosca si rinviene facilmente negli allevamenti avicoli, ove si riproduce nei letami dei volatili. È facile comunque trovarla in tutti i substrati in decomposizione, nutrendosi preferibilmente di escrementi e sostanze marcescenti, ma in generale è onnivora. Sia come abitudini, che aspetto è molto simile alla mosca domestica. È lunga circa 5-6 mm, con apertura alare di 12 mm, per cui un po’ più piccola. È di colore grigio-bruno con 3 fasce longitudinali nere sul torace e un’estesa macchia gialla alla base dell’addome. Ha un solo paio di ali, che a riposo sono parzialmente sovrapposte lungo il dorso, 3 paia di zampe e un apparato boccale di tipo lambente e succhiante. Le uova vengono deposte nei liquami e nei substrati fecali semiliquidi e si schiudono in 1-2 giorni (4 giorni nei mesi invernali). Le larve, lunghe fino a 6 mm, sono piatte, di colore grigio-marrone, ricoperte da processi a forma di pelo, che le aiutano nel movimento, essendo apode, e preferiscono substrati semi liquidi. Dopo 8-10 giorni, si impupano in ambienti più asciutti e l’adulto fuoriesce dopo circa 10 giorni. Con le basse temperature l’intero processo è più lento. La piccola mosca domestica vive fino a 30 giorni, resiste bene anche alle basse temperature e sverna come pupa, sebbene gli adulti rimangano attivi tutto l’anno, per cui la riproduzione è quasi continua, soprattutto nei climi caldi. Trascorre molto tempo in volo e si riposa meno rispetto alla mosca domestica, inoltre le femmine tendono a rimanere vicine ai siti di riproduzione e solo i maschi migrano. Per questo motivo, sebbene sia vettore di molte malattie, il rischio di trasmissione delle stesse è inferiore, per cui è meno pericolosa della mosca domestica.

S.I.S. Roma - Mosca del formaggio

Ordine: Ditteri
Sott.Ordine: Brachiceri
Famiglia: Piofilidi
Genere: Piophila
Specie: Piophila casei

È una piccola mosca lunga circa 4 mm, cosmopolita. Il corpo è di colore nero-bluastro o bronzo, con chiazze gialle su capo, antenne e zampe (3 paia). Possiede 2 ali di colore iridescente, che a riposo sono sovrapposte sul dorso. Viene considerata un insetto spazzino di prodotti animali e di funghi, infatti la larva infesta salumi, pesce affumicato, formaggi e animali in decomposizione (per questo utilizzata anche in entomologia forense). La larva bianca, lunga circa 8 mm di lunghezza, se disturbata è capace di saltare fino a 15 cm in aria. In molte regioni italiane, le larve di questa mosca sono introdotte intenzionalmente nel formaggio, per ottenere prodotti tipici (sebbene questa pratica non sia approvata dalle normative vigenti). Ha un ciclo vitale molto veloce, le uova, deposte nel substrato, si schiudono in 1-2 giorni e qui le larve si nutrono, liquefacendo l’alimento, per 1-2 settimane. Quando sono pronte a impuparsi si piegano a “U” e poi, rilasciando la muscolatura, saltano fuori dal formaggio. Le larve si impupano quindi fuori dal substrato alimentare e dopo una settimana fuoriescono le mosche adulte. Sia le larve che gli adulti sono vettori di moltissime malattie, soprattutto gastrointestinali e le larve sono responsabili anche di miasi, sia per l’uomo, che gli animali.

S.I.S. Roma - Mosca cavallina

Ordine: Ditteri
Sott.Ordine: Brachiceri
Famiglia: Sarcophagidi
Genere: Stomoxys
Specie: Stomoxys calcitrans

La mosca cavallina è di aspetto è simile alla mosca domestica, ma è più tozza e lunga (da 7 a 10 mm) e possiede un apparato boccale di tipo pungente-succhiante. Il corpo, ricoperto di fine peluria grigiastra è di colore grigio chiaro, con 3 strisce scure longitudinali sul dorso e macchie circolari scure sull’addome. Ha 2 ali e 3 paia di zampe. È un insetto ematofago, ossia si nutre di sangue, ed è caratterizzato da una spiccata aggressività e voracità, tanto che spesso rimane attaccato alla vittima anche per alcuni minuti. Predilige punti particolarmente carnosi, come petto o fasce muscolari, ma anche zampe. Punge generalmente gli animali, ma occasionalmente può attaccare anche l’uomo. Vive generalmente in aree rurali, all’aperto, negli allevamenti e nelle aree litorali, ove si ripara su vegetazione o muri al sole, ma comunque sempre vicino alle sue vittime. Solo dopo aver effettuato 6 pasti di sangue, depone le uova nelle concimaie, letamai, canali di scarico o nei mucchi di alghe. Esse si schiudono in 1-4 giorni (a seconda del clima) e fuoriescono delle larve, lunghe 5-12 mm, di colore bianco giallognolo, che si nutrono di letame. Dopo 11-30 giorni si impupano e in 6-20 giorni fuoriescono gli adulti. Questo insetto ha una vita piuttosto breve, i maschi muoiono subito dopo l’accoppiamento e le femmine, dopo la deposizione delle uova. La mosca cavallina è pericolosa, in quanto può provocare nel bestiame anemia, perdita di peso e riduzione della produzione di latte, oltre a favorire la diffusione di malattie (febbre equina, brucellosi, influenza suina) e parassitosi, con gravi danni economici per gli allevatori.

S.I.S. Roma - Mosca carnaria

Ordine: Ditteri
Sott.Ordine: Brachiceri
Famiglia: Sarcophagidi
Genere: Sarcophaga
Specie: Sarcophaga carnaria

Si tratta di un grosso moscone, lungo circa 10-14 mm, di colore grigio chiaro, con 3 bande scure longitudinali sul torace e punti quadrati grigi e scuri alternati sull’addome appuntito. Ha 3 paia di zampe nere, lunghe, con femori possenti e interamente ricoperte da peli, come il resto del corpo. Gli occhi sono rossi. Si nutre di carne, per cui può facilmente essere rinvenuto in macellerie e macelli, nelle discariche, sulle carogne, sulle ferite infette di animali, sugli escrementi e più raramente nelle abitazioni. È viviparo, ossia depone direttamente larve vive su qualunque substrato, ma preferibilmente su carne in putrefazione o fresca e sul letame. La larva, comunemente chiamata “bigattino”, viene utilizzata come esca per la pesca, è grossa e resistente, di colore biancastro e lunga 15-18 mm. È facile trovarla soprattutto sulle carogne (per questo utilizzata anche in entomologia forense). Dopo circa 4 giorni le larve si impupano e dopo altri 4 giorni nascono gli adulti. Il ciclo vitale è di circa 20 giorni. Svernano sotto forma di larve ibernanti. Sia le larve che gli adulti sono vettori di moltissime malattie, soprattutto gastrointestinali e le larve sono responsabili anche di miasi, sia per l’uomo, che per gli animali.

S.I.S. Roma - Mosca carnaria

Ordine: Ditteri
Sott.Ordine: Brachiceri
Famiglia: Calliphoridi
Genere: Calliphora
Specie: Calliphora erythrocephala (vicina) / Calliphora vomitoria

Sono mosconi molto grandi, lunghi circa 11-14 mm, con il torace scuro è l’addome blu metallizzato, molto tozzo e corto. L’intero corpo è ricoperto di setole, più fitte sull’addome. Hanno 2 ali, 3 paia di zampe e occhi rossastri. Le due specie sono molto simili tra loro e si differenziano per particolari caratteristiche della testa e dei genitali. Si alimentano di carne in putrefazione e fresca e di escrementi, nonché del nettare e polline dei fiori molto odorosi, fungendo da impollinatori. Prediligono discariche, macellerie, carogne ed escrementi, ma posso entrare anche nelle abitazioni. Il loro volo provoca un forte ronzio. Quando trovano del cibo, emettono un feromone, che serve per allertare i compagni. Le uova vengono deposte nel substrato alimentare, soprattutto carogne, e si schiudono in 8-10 ore. Le larve sono biancastre e carnose, lunghe circa 10 mm e si impupano dopo 10-20 giorni, scegliendo un posto preferibilmente asciutto. Nei mesi invernali gli adulti e le pupe si ibernano per lo svernamento. Le larve di Calliphora vengono comunemente usate come esche per la pesca e anche in entomologia forense. Sia le larve che gli adulti sono vettori di moltissime malattie, soprattutto gastrointestinali e le larve sono responsabili anche di miasi, sia per l’uomo, che per gli animali.

S.I.S. Roma - Mosca verde

Ordine: Ditteri
Sott.Ordine: Brachiceri
Famiglia: Calliphoridi
Genere: Lucilia
Specie: Lucilia sericata

È una mosca lunga 6-9 mm, con torace e addome di colore verde bottiglia metallizzato, entrambi ricoperti da setole. Sul torace presenta 3 scanalature trasversali e i punti di inserzione delle 2 ali sono di colore giallo. Ha 3 paia di zampe nere, occhi rossi e apparato boccale di tipo lambente e succhiante. Si trova sia in ambiente urbano, che rurale. Grazie al suo potente olfatto, è una delle prime specie ad arrivare sulle carcasse. Qui depone le sue uova, da cui, dopo 9 ore o 3 giorni, a seconda della temperatura, escono larve biancastre, di forma conica, lunghe 10-14 mm, che in 3-10 giorni si impupano e dopo 6-14 giorni fuoriescono gli adulti. Preferisce vivere in ambienti aperti e soleggiati e raramente entra nelle abitazioni. L’adulto si nutre principalmente di polline e nettare, mentre le larve si nutrono di carne in putrefazione (per questo sono utilizzate anche in entomologi, a forense). Può capitare inoltre che le uova vengano deposte nella lana delle pecore e le larve che fuoriescono si insinuano nel vello fino a raggiungere la cute, di cui si nutrono, provocando ferite e lesioni infettate da batteri. Sia le larve che gli adulti sono vettori di moltissime malattie, soprattutto gastrointestinali e le larve sono responsabili anche di miasi, sia per l’uomo, che gli animali. In medicina, le larve di questa mosca, opportunamente disinfettate, vengono impiegate in casi particolari, per rimuovere i tessuti necrotici delle ulcerazioni.

S.I.S. Roma - Mosca Tafano

Ordine: Ditteri
Sott.Ordine: Brachiceri
Famiglia: Tabanidi

I tafani, talvolta erroneamente definiti “mosche cavalline” (nome attribuito invece alla Stomoxys calcitrans), sono insetti molto noti a causa della ricorrente ematofagia delle femmine. Ne esistono circa 4.400 specie classificate divise in 4 grandi Sottofamiglie: Chrysopinae, Pangoniinae, Scepsidinae e Tabaninae.
Hanno un corpo massiccio, ricoperto di peluria, lungo dai 5 ai 30 mm, con colorazioni variabili a seconda della specie tra nero, grigio, bruno e giallastro. La testa e grande e gli occhi sono iridescenti e sporgenti. L’apparato boccale è di tipo perforante – succhiante nella femmina ematofaga e succhiante – non perforante nel maschio di tutte le specie e nelle femmine non ematofaghe. Hanno 3 paia di zampe e 2 ali con struttura primitiva. L’apparato boccale pungente ha la conformazione di un breve pungiglione atto a lacerare, più che a perforare, la cute dell’ospite, per succhiarne il sangue.
Il ciclo vitale consta di una generazione l’anno e lo svernamento avviene sottoforma di larva. Le uova vengono deposte in ammassi compatti sulle piante erbacee o altri supporti, sopra i substrati adatti alla crescita delle larve, che appena nate si lasciano cadere. La larva ha un corpo di forma cilindrica, affusolato nella zona cefalica, provvista di una robusta capsula. Essa predilige ambienti umidi, semiacquatici o acquatici, quali aree in prossimità di corsi d’acqua, paludi, stagni, terreni umidi o altri substrati con simili caratteristiche, ove generalmente preda altri invertebrati, perforandone il tegumento e conficcandovi il capo, per alimentarsi. Le larve di altre specie, invece, si nutrono di piante acquatiche. In primavera le larve mature cercano un riparo asciutto e sotterraneo, ove completano lo sviluppo, con un singolo stadio privo di bozzoli o pupari e in estate sfarfallano gli adulti, che generalmente hanno vita breve. I maschi adulti si nutrono di nettare e di altri succhi, le femmine invece spesso sono anche ematofaghe, ossia hanno bisogno di pasti a base di sangue per portare a termine la maturazione delle uova, per cui infliggono dolorose punture sia all’uomo, che al bestiame e alcune specie anche a uccelli, roditori, rettili e anfibi. Gli attacchi sono insistenti e aggressivi e le punture si concentrano nella stessa parte colpita, soprattutto capo e gambe. Pare siano attratte dai colori scuri e agiscono di giorno, all’aperto. Vivono in ambienti rurali o forestali, vicino ai ricoveri e pascoli degli animali. Sono buoni volatori, ma tendenzialmente rimangono nei pressi delle loro vittime. I Tafani sono pericolosi, in quanto vettori meccanici di virus, batteri, protozoi, nematodi, che prelevano accidentalmente, per contatto con il sangue di un ospite infetto e poi trasferiscono alla vittima successiva. Possono provocare nel bestiame stress, anemia, inappetenza, riduzione della produzione di latte e calo del peso corporeo, oltre a favorire la diffusione di malattie (febbre equina, brucellosi, influenza suina) e parassitosi, con gravi danni economici per gli allevatori. Inoltre le loro dolorose punture provocano reazioni allergiche, con dermatiti, gonfiori, prurito, fino allo shock anafilattico.

Psicodidi

S.I.S. Roma - Falena, disinfestazione

Ordine: Ditteri
Famiglie: Psicodidi

Piccoli insetti simili a minuscole farfalline, spesso presenti in ambienti umidi e vicino agli scarichi.
Sono generalmente innocui per le persone, ma possono risultare fastidiosi quando si moltiplicano.

S.I.S. Roma - Pappatici

Ordine: Ditteri
Sotto ordine: Nematoceri 
Famiglia: Psicodidi
Sotto Famiglia: Phlebotominae

Alla Sottofamiglia dei Phlebotominae appartengono i PAPPATACI, detti anche FLEBOTOMI o SERAPICHE, sono insetti molto diffusi nell’area Mediterranea (es. Phlebotomus pappatasi).

Descrizione
Sono simili alle zanzare, ma più piccoli. Le varie specie sono lunghe circa 2-3 mm, con un corpo giallo o grigiastro, ricoperto da fitta peluria. Hanno 2 ali ovali, lanceolate, anch’esse ricoperte da una minuta peluria, tenute a riposo quasi verticalmente sul torace. L’apparato boccale è di tipo succhiante-non perforante nei maschi e nelle femmine non ematofaghe e pungente-succhiante nelle femmine ematofaghe.

Abitudini
Sono attivi da maggio a ottobre, dall’imbrunire alla notte, temendo la luce del giorno. Le femmine ematofaghe, si nutrono di sangue, pungendo rettili, uccelli, mammiferi, mentre i maschi sono glicifaghi, preferendo succhi vegetali e melata di afidi. Hanno un volo silenzioso, si muovono a scatti e pungono le loro vittime, senza produrre alcuna vibrazione (da cui il nome pappataci: mangia e taci).

Ciclo vitale
Le uova, di circa 0,3-0,4 mm, di colore scuro, vengono deposte in ambienti molto umidi e caldi e si schiudono in 8-9 giorni. Le larve vermiformi, lunghe circa 3-6 mm, sono di colore bianco-grigiastro con setole e capo scuro. Vivono nei terreni umidi, nelle cavità degli alberi, sotto le foglie cadute, nelle tane degli animali. Le larve si nutrono di detriti organici, sia animali, che vegetali, maturando in circa 20-30 giorni. Quando sono pronte, assumono una posizione eretta, poi si impupano per 6-13 giorni, l’esuvia della larva rimane attaccata nella parte terminale del pupario. Gli adulti vivono in media 2 settimane. Complessivamente il ciclo vitale nei mesi caldi è di circa 30-60 giorni, con 2 generazioni estive. L’inverno, svernano sotto forma di larve in diapausa.

Importanza sanitaria
Frequentano ambienti umidi, stazionando generalmente su superfici di varia natura e spesso si possono rinvenire sulle pareti nei servizi igienici, nelle cantine e nei ricoveri zootecnici. Sono pericolosi in quanto la loro puntura può veicolare molti virus, tra i quali uno appartenente alla famiglia Bunyaviridae, che causa nell’uomo una malattia chiamata “febbre da flebotomi”, “febbre da pappataci” o “dengue mediterranea”, malattia non grave i cui sintomi sono simili alla comune influenza: febbre, cefalea, brividi, mialgie, astenia e dolori addominali. Più grave invece è la trasmissione sia a uomini che animali, di protozoi del genere Leishmania, che possono causare nei cani la leishmaniosi canina, malattia di esito infausto, se non curata in modo adeguato.

S.I.S. Roma - Falena, disinfestazione

Ordine: Ditteri
Sotto ordine: Nematoceri 
Famiglia: Psicodidi
Sotto Famiglia: Psychodinae

Alla Sottofamiglia degli Psychodinae appartengono le MOSCHE FALENE o MOSCHE DEI FILTRI (es. Clogmia albipunctata, Psychodidae alternata, Ulomyia fuliginosa).

Descrizione
Sono simili a piccole falene. Le varie specie sono lunghe circa 2-3 mm, con un corpo giallo o grigiastro, ricoperto da fitta peluria. Hanno 2 ali ovali, lanceolate, anch’esse ricoperte da una minuta peluria, tenute a riposo “a tetto” sul torace. L’apparato boccale è di tipo succhiante-non perforante nei maschi e nelle femmine non ematofaghe e pungente-succhiante nelle femmine ematofaghe.

Abitudini
Sono attivi da maggio a ottobre, dall’imbrunire alla notte, temendo la luce del giorno. Le femmine ematofaghe, si nutrono di sangue, pungendo rettili, uccelli, mammiferi, mentre i maschi sono glicifaghi, preferendo succhi vegetali e melata di afidi. Hanno un volo silenzioso, si muovono a scatti e pungono le loro vittime, senza produrre alcuna vibrazione (da cui il nome pappataci: mangia e taci).

Ciclo vitale
Le uova, di circa 0,3-0,4 mm, di colore scuro, vengono deposte in ambienti molto umidi e caldi e si schiudono in 8-9 giorni. Le larve vermiformi, lunghe circa 3-6 mm, sono di colore bianco-grigiastro con setole e capo scuro. Essendo in possesso di sifoni respiratori, possono trovarsi anche in ambienti prettamente acquatici o semiacquatici o riconducibili a questi, come le acque reflue, non depurate, i sifoni, i pozzetti idraulici dei servizi igienici civili e domestici, i filtri dei dispositivi di depurazione, ecc., Le larve si nutrono di detriti organici, sia animali, che vegetali, maturando in circa 20-30 giorni. Quando sono pronte, assumono una posizione eretta, poi si impupano per 6-13 giorni, l’esuvia della larva rimane attaccata nella parte terminale del pupario. Gli adulti vivono in media 2 settimane. Complessivamente il ciclo vitale nei mesi caldi è di circa 30-60 giorni, con 2 generazioni estive. L’inverno, svernano sotto forma di larve in diapausa.

Importanza sanitaria
Frequentano ambienti umidi, stazionando generalmente su superfici di varia natura e spesso si possono rinvenire sulle pareti nei servizi igienici, nelle cantine e nei ricoveri zootecnici. Sono pericolosi in quanto la loro puntura può veicolare molti virus, tra i quali uno appartenente alla famiglia Bunyaviridae, che causa nell’uomo una malattia chiamata “febbre da flebotomi”, “febbre da pappataci” o “dengue mediterranea”, malattia non grave i cui sintomi sono simili alla comune influenza: febbre, cefalea, brividi, mialgie, astenia e dolori addominali. Più grave invece è la trasmissione sia a uomini che animali, di protozoi del genere Leishmania, che possono causare nei cani la leishmaniosi canina, malattia di esito infausto, se non curata in modo adeguato.