S.I.S. Roma - Formiche, disinfestazione

IMENOTTERI

Formiche

S.I.S. Roma - Formica

Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Super Famiglia: Formicoidi

Famiglia: Formicidi

Esistono oltre 15.000 specie di formiche, di cui circa 850 popolano il bacino del Mediterraneo. In Europa la specie più importante è probabilmente la formica rossa (Formica rufa) considerata specie protetta in molte zone (annoverata nella lista rossa IUCN e classificata come prossima all’estinzione) in quanto con la sua azione rimuove milioni di carcasse di insetti, rende fertile il terreno e cattura le larve di vari Lepidotteri defogliatori, tra cui le Processionarie.

La maggior parte delle specie presenti in Italia appartengono alle seguenti Sottofamiglie:

  • Mirmicine fra cui si annovera il genere Messor largamente diffuso, Aphaenogaster, Tetramorium, Mymecia, Pheidole, Solenopsis, Myrmica, Cremastogaster, Solenopsis, Leptothorax, Tetramorium e Strongylognathus;
  • Dolicoderine a cui appartengono varie specie del genere Tapinoma frequenti nei nostri giardini, Linepithema, Ochetellus di colore nero lucido, Bothriomyrmex;
  • Formicine fra cui si annoverano i generi Camponotus, Myrmecocystus, Lasius e Formica.

CASTE

Si tratta di insetti sociali, ossia vivono in società organizzate con caste e compiti. Vi è la classe riproduttiva, costituita dalle femmine fertili (regine) e dai maschi, a cui spetta il compito della riproduzione. Le regine depongono le uova e vivono anche fino a 20 anni, i maschi invece sono pochi, nascono solo in determinati periodi dell’anno e muoiono subito dopo l’accoppiamento, che generalmente avviene in volo (volo nuziale). Vi è poi la classe lavorativa costituita dalle femmine sterili chiamate “operaie”, che vivono fino a 10 anni. Esse hanno il compito di trovare il cibo, trasportarlo nel formicaio, accudire la prole e difendere il formicaio e la colonia. In alcune specie quest’ultimo compito, è affidato alla casta dei “soldati”, costituita sempre femmine sterili.

DESCRIZIONE

Il corpo delle formiche è formato da capo torace e addome, il 1° segmento addominale è fuso con il torace, mentre il 2° e spesso anche il 3° segmento presentano un restringimento (detto “vita”). Hanno 6 zampe, 2 antenne di media lunghezza, ove ha sede il senso dell’olfatto e un apparato boccale di tipo masticatore. Il colore generalmente è scuro, tendente al nero-marrone, ma può variare anche tra rosso, arancione, giallo e verde. Le regine hanno dimensioni maggiori (fino a 6 cm) rispetto le operaie (da 1 a 6 mm). Sia i maschi che le regine sono alati e possiedono 3 ocelli (occhi primitivi dalla struttura molto semplice) oltre i due occhi composti grandi, mentre le operaie non hanno né ali, né ocelli, come i soldati, che hanno anche il capo più grosso. L’apparato digerente delle formiche comprende due espansioni a sacco, dette ingluvie e ventriglio. Nel primo sacco vengono accumulate le sostanze alimentari, che solo in piccola parte passano nel ventriglio per essere digerite e assimilate. Il resto del cibo contenuto nell’ingluvie viene rigurgitato e dato come cibo agli altri componenti della società. Alcune specie sono dotate di pungiglione nella parte terminale dell’addome, come organo di difesa od offesa, che spesso inietta acido formico, mentre altre specie si difendono o attaccano mediante morsi e l’emissione di spruzzi di acido formico. Gli attacchi delle formiche spesso sono dolorosi e possono causare dermatiti e allergie all’uomo.

ABITUDINI

Le zanzare hanno diverse abitudini di vita, infatti, molte pungono solo al tramonto o di notte, altre di giorno (zanzara tigre), alcune agiscono in luoghi chiusi, altre amano colpire all’aperto; ma in generale, la crescita e lo sviluppo di questi individui sono simili per ogni specie. Gli stadi vitali sono 4: uova, larva, pupa e adulto.
Lo svernamento avviene nello stadio di uovo, quando la temperatura scende sotto i 10°C, la femmina depone delle uova diapausanti o “invernali”, in grado di resistere al disseccamento e alle basse temperature, riuscendo così a sopravvivere ai mesi più freddi, per schiudersi poi con i primi caldi. Considerando i nostri climi temperati, l’innalzamento globale della temperatura terrestre e l’aumento delle piogge, che negli ultimi anni si sta verificando, è facile trovare esemplari adulti quasi tutto l’anno, ossia da fine febbraio a inizio dicembre.
Le uova di zanzara vengono deposte, generalmente singolarmente, nei luoghi in cui si può riscontrare dell’acqua stagnante (sia dolce, che salmastra) e principalmente in piccole raccolte d’acqua accidentali. Le larve e le pupe hanno vita acquatica, infatti, vivono e si sviluppano in queste acque, nutrendosi di plancton e batteri e per respirare si portano in superficie, non potendo utilizzare l’ossigeno disciolto nell’acqua.
Il passaggio da uova ad adulto è di 1-3 settimane e in questo caso giocano un ruolo importantissimo le condizioni climatiche e ambientali (infatti umidità e caldo favoriscono la crescita). Gli adulti vivono da poche settimane, a più di sei mesi. Dopo lo sfarfallamento, le zanzare possono allontanarsi fino a 5-6 chilometri dall’ambiente acquatico, dove è avvenuto il loro sviluppo.

CREAZIONE COLONIA

Dopo la fecondazione, la regina perde le ali ed entra in un nido già esistente, che in tal caso possederà più di una regina, oppure crea un nuovo nido, scavando un buco, generalmente nel terreno, o nel tronco di un albero, ove alla giusta profondità crea una celletta, in cui si chiude e inizia a deporre le uova, tutte fecondate, alcune delle quali serviranno da nutrimento, assieme alle riserve di cibo portate, mentre dalle altre nasceranno tutte operaie, dando così inizio alla colonia. La regina è in grado di produrre due tipi di uova: quelle fecondate, dette anfigoniche, da cui si sviluppano le femmine, e quelle non fecondate, dette partenogeniche, da cui si sviluppano i maschi, prodotte solo in alcuni periodi, prima dei voli nuziali. I maschi e le nuove formiche regine sciamano dalla primavera all’autunno, a seconda della specie.
Per le femmine, la determinazione della casta di appartenenza (regine o operaie) si basa per alcune specie sulla distribuzione o meno sulle uova da parte della regina di uno specifico feromone, che inibisce lo sviluppo dell’apparato riproduttivo e per altre specie dal tipo di alimentazione della larva. Tutte le formiche sono dotate di apparato riproduttivo, anche se nelle operaie esso è atrofizzato e non atto alla riproduzione sessuata, però anche le operaie, possono produrre uova, si tratta di uova partenogeniche (non fecondate) dette trofiche, che generalmente servono da cibo per le larve. In casi estremi, o in alcune società costituite da sole operaie, queste uova trofiche possono dar origine a delle femmine.

 

COMPITI
Le uova, le larve e le ninfe sono assistite con gran cura dalle operaie, che le trasportano nelle parti più confortevoli del formicaio a seconda delle necessità del loro sviluppo e provvedono al nutrimento delle larve, rigurgitando nella loro bocca piccole gocce di nutrimento o offrendo loro uova trofiche. La cura della prole costituisce la maggior parte del lavoro che si svolge nel formicaio. Le regine non lavorano e si occupano solo della deposizione delle uova.

 

FEROMONI
Le formiche comunicano tra loro tramite le loro sensibilissime antenne e anche usando i feromoni, sostanze prodotte da numerose ghiandole sparse nel corpo e. Quando due individui si incontrano si scambiano informazioni attraverso lo strofinio delle antenne e delle teste. Nelle specie che vanno in cerca di cibo in gruppi, il membro che trova del cibo segna con i feromoni un percorso sulla via del ritorno alla colonia, che viene seguito da altre formiche le quali, una volta raggiunto il cibo, fanno ritorno alla colonia in gruppo, seguendo lo stesso percorso e contrassegnandolo con ulteriori segnali chimici. La raccolta del cibo può condurre le formiche anche fino a 200 metri di distanza dalla colonia. Le formiche sono in grado di trasportare oggetti anche molto più pesanti di loro. Quando la fonte di cibo si è esaurita, smettono di contrassegnare il percorso e l’odore si dissipa.
I feromoni vengono utilizzati anche per segnalare eventuali pericoli o allarmi. Una formica ferita può emettere un allarme, tramite i feromoni, alle formiche nelle vicinanze, facendole allontanare dal luogo in cui è stata attaccata.
Le formiche di una stessa colonia si riconoscono fra loro dall’odore delle secrezioni che impregnano l’esoscheletro.

ALIMENTAZIONE

Le formiche possono nutrirsi di vari materiali come semi, derrate alimentari, residui animali e vegetali. Alcune specie coltivano nel loro formicaio dei funghi, altre sono predatrici di vari insetti fitofagi, per cui divengono molto utili nel controllo di questi. Inoltre si nutrono della melata prodotta dagli Afidi e altri piccoli insetti, allevandoli, proteggendoli dai nemici naturali e diffondendoli nell’ambiente. Per questi motivi le formiche possono essere dannose, sia direttamente, che indirettamente. Inoltre sono potenziali vettori meccanici di patogeni, essendo in grado di sopravvivere in ambienti inquinati, in cui possono raccogliere patogeni e trasportarli sulle derrate.

FORMICAIO

Il nido delle formiche, detto formicaio, è formato da una serie di camere disposte su più piani e messe in comunicazione tra di loro tramite gallerie. Queste camere hanno specifici usi: vi sono camere destinate al riposo delle formiche, quando non sono impegnate in attività esterne o interne, altre destinate a contenere le uova, o le larve, altre ancora sono depositi di cibo. Nella parte più profonda e sicura del formicaio c’è la camera della regina, ove avviene l’ovideposizione. Le entrate del formicaio sono costantemente sorvegliate da formiche operaie o soldato che controllano tutti gli individui che entrano o escono. Altri gruppi di formiche soldato controllano e pattugliano costantemente tutta la zona esterna adiacente al formicaio. Generalmente i formicai possono essere scavati nel terreno, costruiti nel tronco cavo degli alberi, oppure essere costituiti da monticelli di terra innalzati dalle formiche stesse. Inoltre le formiche provenienti dal terreno, possono stabilire il loro formicaio nelle intercapedini dei muri, sotto le cortine, nella terra dei vasi, nella corteccia degli alberi, etc.

 

IBERNAZIONE

Durante i mesi freddi, quasi tutte le specie di formiche hanno un periodo di riposo invernale, detto ibernazione, in cui c’è un vero letargo dell’intera colonia o una notevole riduzione di tutte le attività.

 

LOTTA CONTRO LE FORMICHE

La lotta contro le formiche è difficile perché per eliminarle veramente occorre individuare il nido e sopprimere le regine, cosa assai difficoltosa in quanto raramente queste escono all’aperto, inoltre il formicaio spesso è ben nascosto e lontano dall’area di ricerca del cibo. Bisogna pertanto operare con opportuni presidi medico chirurgici/biocidi, ad azione ritardata, formulati in modo tale da attirare le formiche, grazie alla presenza di specifici attrattivi alimentari, in modo che le formiche, scambiandoli per cibo, li trasportino nel nido stesso, determinando così la distruzione dell’intera colonia. Inoltre nel periodo della sciamatura, quando l’invasione di formiche alate può divenire massiccia, si può operare con una disinfestazione ad azione abbattente.

 

LEGISLAZIONE

Da sottolineare infine che c’è un Decreto Ministeriale del 24/07/1922, che obbliga alla lotta contro le specie: Monomorium pharaonis e la Iridomirmex humilis, in quanto considerate pericolosi infestanti.

S.I.S. Roma - Formica rossa

Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Super Famiglia: Formicoidi 
Famiglia: Formicidi
Genere: Formica
Specie: Formica rufa

È lunga circa 6-10 mm, ha una livrea rosso ruggine, addome, zampe e antenne di colore bruno, e una potente mandibola. È priva di pungiglione, ma è capace di lanciare potenti getti di acido formico, anche a 30 cm di distanza, essendo dotata di un vero “serbatoio”. Diffusa nei boschi di conifere, soprattutto di abeti e larici, dell’Europa, costruisce nidi giganteschi, alti sino a 2 m. È molto battagliera e si nutre di resti animali, larve e piccoli insetti.

S.I.S. Roma - Formica nera

Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Super Famiglia: Formicoidi 
Famiglia: Formicidi
Genere: Lasius
Specie: Lasius niger

L’operaia è lunga circa 4-5 mm e di colore marrone-nero brillante, la regina è lunga 15 mm, di colore marroncino e vive fino a 6 anni. Nidifica nei giardini, sui muri, sotto il selciato e ha colonie che raggiungono fino a 2 milioni di individui. Sciama alla fine dell’estate. L’inverno va in letargo. Predilige alimenti vegetali e zuccherini e può percorre grosse distanze alla ricerca di cibo. È una delle specie più facile da ritrovare nelle nostre case.

S.I.S. Roma - Formica faraone

Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Super Famiglia: Formicoidi 
Famiglia: Formicidi
Genere: Monomorium
Specie: Monomorium pharaonis

È piccolissima, l’operaia è lunga circa 2 mm, di colore giallo ocraceo-rossastro, quasi trasparente, ha il pungiglione. L’accoppiamento avviene nel nido, senza quindi “volo nuziale”. Costruisce i nidi nel terreno, sotto la pavimentazione alla base degli edifici, ma anche nei posti più disparati, quali battiscopa, dentro muri, scatole, barattoli, attorno alle tubature dell’acqua calda e del riscaldamento, negli impianti elettrici, etc., preferendo luoghi caldi. È onnivora.

S.I.S. Roma - Formica Argentina

Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Super Famiglia: Formicoidi 
Famiglia: Formicidi
Genere: FLinepithema (Iridomyrmex)
Specie: Linepithema (Iridomyrmex) humile

È piccola, lunga circa 2,6 mm, di colore giallo scuro-bruno-fulvo. Costruisce nidi nel terreno, sotto pietre, fogliame secco, in cavità varie, nei vasi da fiori, etc. È molto attiva e aggressiva, attacca tutte le altre formiche e anche le termiti. È dotata di una particolare ghiandola da cui emette iridomirmicina, una sostanza ad azione insetticida e antibatterica. È onnivora, ma predilige alimenti zuccherini. L’ovideposizione può essere continua nell’arco delle stagioni.

S.I.S. Roma - Formica Fantasma

Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Super Famiglia: Formicoidi 
Famiglia: Formicidi
Genere: Tapinoma
Specie: Tapinoma melanocephalu

È piccola, lunga da 1,3 a 2 mm, (le operaie sono lunghe 1,5 mm) con capo e torace di colore nero e addome e zampe di colore bianco, quasi trasparente (da cui il nome “fantasma”).
Le colonie contano migliaia di operaie e diverse regine e possono svilupparsi su più siti di nidificazione, generalmente in aree con elevato grado di umidità e temperatura mite che possono essere in aree esterne: giardini, fioriere, sotto vasi, cataste di legna, pietre o oggetti poggiati sul terreno, sotto la corteccia degli alberi, nelle cavità degli alberi, etc. Mentre per aree interne: spazi ristretti, cavità di pareti o pavimenti, cavità attorno le tubature, dietro battiscopa, pensili, coperchi dei WC, etc. Esse si nutrono soprattutto di sostanze dolci, quali afidi delle piante (che producono melata), zucchero, dolci e frutta.

Vespe

S.I.S. Roma - Vespe, disinfestazione

Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sezione: Aculeata

Super Famiglia: Vespoidi

S.I.S. Roma - Vespa comune

Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sez: Aculeata
Super Famiglia: Vespoidi
Famiglia: Vespidi
Genere: Vespula
Specie: Vespula vulgaris

È una vespa sociale. L’operaia è lunga circa 1,7 cm e la regina fino a 3,5 cm. L’addome è tronco, tozzo, nel punto di intersezione col torace. Il nido è costruito da pasta di legno e saliva ed è posto sottoterra, ma anche in cavità di alberi e di costruzioni o sotto i cornicioni. Ha colonie di oltre 10.000 esemplari.

S.I.S. Roma - Formica Germanica

Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sez: Aculeata
Super Famiglia: Vespoidi
Famiglia: Vespidi
Genere: Vespula
Specie: Vespula germanica

È una vespa sociale. L’operaia è lunga circa 1,7 cm e la regina fino a 3,5 cm. L’addome è tronco, tozzo, nel punto di intersezione col torace. Il nido è costruito da pasta di legno e saliva ed è posto sottoterra, ma anche in cavità di alberi e di costruzioni o sotto i cornicioni. Ha colonie di oltre 10.000 esemplari.

S.I.S. Roma - Vespa rossa

Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sez: Aculeata
Super Famiglia: Vespoidi
Famiglia: Vespidi
Genere: Vespula
Specie: Vespula rufa

È una vespa sociale. L’operaia è lunga circa 1,7 cm e la regina fino a 3,5 cm. L’addome è tronco, tozzo, nel punto di intersezione col torace. Il nido è costruito da pasta di legno e saliva ed è posto sottoterra, ma anche in cavità di alberi e di costruzioni o sotto i cornicioni. Ha colonie di oltre 10.000 esemplari.

S.I.S. Roma - Vespa Austriaca

Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sez: Aculeata
Super Famiglia: Vespoidi
Famiglia: Vespidi
Genere: Vespula
Specie: Vespula austriaca

È una vespa sociale. L’operaia è lunga circa 1,7 cm e la regina fino a 3,5 cm. L’addome è tronco, tozzo, nel punto di intersezione col torace. Il nido è costruito da pasta di legno e saliva ed è posto sottoterra, ma anche in cavità di alberi e di costruzioni o sotto i cornicioni. Ha colonie di oltre 10.000 esemplari.

S.I.S. Roma - Vespa Arboricola

Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sez: Aculeata
Super Famiglia: Vespoidi
Famiglia: Vespidi
Genere: Dolichovespula
Specie: Dolichovespula sylvestris

È una vespa sociale. L’operaia è lunga circa 1,7 cm e la regina fino a 3,5 cm. L’addome è tronco, tozzo, nel punto di intersezione col torace. Il nido è costruito da pasta di legno e saliva ed è posto sottoterra, ma anche in cavità di alberi e di costruzioni o sotto i cornicioni. Ha colonie di oltre 10.000 esemplari.

S.I.S. Roma - Vespa Norvegese

Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sez: Aculeata
Super Famiglia: Vespoidi
Famiglia: Vespidi
Genere: Dolichovespula
Specie: Dolichovespula norvegica

È una vespa sociale. L’operaia è lunga circa 1,3 cm e la regina fino a 1,7 cm. Il torace è ricoperto di peluria. L’addome è tronco, tozzo, nel punto di intersezione col torace. Costruisce piccoli nidi in pasta di legno e saliva, appesi ai rametti di arbusti, rivestiti da un involucro resistente e pluristratificato.

S.I.S. Roma - Vespa Calabrone

Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sez: Aculeata
Super Famiglia: Vespoidi
Famiglia: Vespidi
Genere: Vespa
Specie: Vespa crabro

Le Vespe Crabro o Calabroni, (differenti dai Bombi erroneamente detti calabroni), sono grosse vespe, con il corpo glabro, di colore bruno-rossiccio, con strisce e macchie gialle. La femmina raggiunge i 5 cm di lunghezza, mentre le operaie e i maschi sono lunghi circa 2,5 cm. Sono le vespe più grandi in Europa. Nonostante il ronzio del loro volo, sono i meno aggressivi tra gli imenotteri e solitamente non pungono, se non molestati. Però le loro punture sono molto più pericolose di quelle delle vespe, 5 punture possono uccidere un uomo e 9 un cavallo. A differenza delle altre specie, i calabroni conservano una parziale attività nelle ore notturne e sono carnivori, predando vari insetti, tra cui api e altre vespe. Il nido, costituito di pasta di legno e saliva, è generalmente di forma sferica, se lo spazio lo consente, e comunque molto grande dai 60 ai 100 cm, con le celle, che si aprono verso il basso. Esso viene posizionato preferibilmente nelle cavità di tronchi, ma anche di vecchi edifici, nei sottotetti, preferibilmente attorno ad aree abitate. Le colonie sono costituite da circa 300-500 esemplari.

S.I.S. Roma - Vespe Cartonaie

Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sez: Aculeata
Super Famiglia: Vespoidi
Famiglia: Vespidi
Genere: Polistes

I Polistes, detti vespe cartonaie (es. Polistes gallicus) per i nidi che sembrano fatti di cartone, sono vespe sociali, che vivono in colonie poco numerose. Hanno un corpo privo di peli e addome lungo a forma di fuso. Possono essere infatti facilmente riconosciuti, per la parte anteriore dell’addome appuntita. Sono lunghi circa 1,5 cm e volano mantenendo le zampe molto larghe. Il loro nido, di piccole dimensioni, è disposto orizzontalmente, piatto o leggermente a cupola (a forma di ombrello) e completamente aperto, senza copertura esterna, con le cellette visibili (da 50 a 300). Viene costruito con polpa di legno masticata e fissato mediante un piccolo peduncolo alle piante, alle rocce, sotto le tettoie, grondaie, muretti, dentro gli edifici, su pali o tralicci, all’interno di tubi e piccole cavità.

S.I.S. Roma - Vespa Vasaio

Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sez: Aculeata
Super Famiglia: Vespoidi
Famiglia: Eumenidi
Genere: Eumenes

Gli Eumenes, dette vespe vasaio (es. Eumenes coarctatus o Eumenes pedunculatus), sono specie solitarie, riconoscibili per il loro “vitino” molto stretto, seguito da un segmento gastrale anch’esso ristretto, a forma di campana. Vivono nelle brughiere, dove le femmine costruiscono, con il fango e i granelli di sabbia cementati dalla saliva, piccoli nidi a forma di vaso, che vengono appesi a una pianta. Depongono un solo uovo, in ciascuno di essi e lo riempiono di bruchi, prima di sigillarlo e di andare a costruirne un altro, poco lontano. La larva si nutre per tutto l’autunno, poi si impupa all’inizio dell’inverso in bozzoli a forma di fiasco e sfarfalla in primavera.

S.I.S. Roma - Vespa Muratrice

Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sez: Aculeata
Super Famiglia: Vespoidi
Famiglia: Vespidi
Famiglia: Odynerus

Gli Odynerus, dette vespe muratrici (es. Odynerus spinite), sono specie solitarie, lunghe circa 1 mm, di colore nero predominante con disegni gialli. Costruiscono nidi nel terreno sabbioso o nella malta morbida dei muri, costituiti da 3 – 4 cellette. La vespa depone in ciascuna cella un uovo e cibo di riserva, costituito soprattutto da larve di altri insetti, e poi la chiude cementandola. Ciascuna larva che nascerà condurrà vita indipendente dalle altre.

Api

S.I.S. Roma - Api, disinfestazione

Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sezione: Aculeata

Super Famiglia: Apoidi
Famiglia: Apidi
Genere: Apis

La famiglia delle Apidi, comprende circa 177 generi, tra cui la famiglia Apis e Bombus. Apis comprende 27 specie, quelle che possono essere allevate dall’uomo sono 2: Apis mellifera e Apis cerana. La prima è diffusa in tutti i continenti, a esclusione delle zone artiche e antartiche, la seconda è diffusa in particolar modo in India e nel Sud-Est asiatico.
L’ape è importante economicamente per la produzione di miele, pappa reale, propoli e cera e quale agente impollinatore in agricoltura.
In Europa le api sono una specie protetta, essendo presenti nella lista rossa europea delle api. In Italia esiste la legge n. 313 del 24 dicembre 2004 “disciplina dell’apicoltura” a tutela delle api da miele, perciò non è possibile effettuare interventi di disinfestazione contro le api e i loro nidi. Eventuali alveari insediatasi nei luoghi abitati, possono essere prelevati solo da apicoltori autorizzati.

S.I.S. Roma - Ape da miele

Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sez: Aculeata
Super Famiglia: Apoidi
Famiglia: Apidi
Genere: Apis
Specie: Apis mellifera

La specie Apis mellifera, possiede numerose sottospecie o varietà diffuse in Italia.

Descrizione
Sono insetti alati, lunghi da 12 a 20 mm, con corpo peloso e tozzo, di colore giallastro, a strisce marroni-brunastre o viceversa. Il corpo è costituito da capo, addome e torace. Il 1° segmento del torace è fuso con l’addome, come in tutti gli Imenotteri e si collega al 2° mediante un peduncolo. Molti dei peli che ricoprono il corpo delle api sono piumosi, per meglio raccogliere il polline. L’apparato boccale è di tipo lambente-succhiante. La lingula è molto lunga, adatta a raccogliere il nettare dei fiori. Le zampe posteriori sono molto allargate. Hanno 2 paia di ali membranose, le ali anteriori sono unite alle posteriori da una fila di minuscoli uncini. Le femmine operaie possiedono delle strutture speciali adibite al trasporto del polline, site sulle zampe posteriori o sull’addome. Si tratta di sacche costituite da 2 file di setole robuste e ricurve, che formano un cestello. Tutto il polline raccolto dai peli distribuiti sul corpo, viene spazzolato con le zampe anteriori e raccolto in queste sacche, per essere trasportato al nido. Le femmine sono dotate di un pungiglione avvelenato, posto all’estremità dell’addome, che viene utilizzato per difesa o come arma di combattimento. Quando l’ape punge un altro insetto, il pungiglione viene facilmente retratto, ma se punge animali o uomini, il pungiglione, essendo seghettato, si ancora ai tessuti della vittima e si strappa dal corpo dell’ape, che muore poco dopo. Pungendo l’ape inietta un veleno emolitico, neurotossico, contenente enzimi litici e anche istamina. La puntura è molto dolorosa e nell’uomo può creare arrossamenti, gonfiori, ematomi e allergie anche gravi, fino allo shock anafilattico. Anche una sola puntura può condurre alla morte un soggetto sensibile. Generalmente le api non sono aggressive, tranne che nel perimetro attorno all’alveare.

Caste
Le Api sono insetti sociali, ossia vivono in colonie organizzate: c’è la classe riproduttiva, costituita da una femmina fertile, la regina, (una sola per alveare) e dai maschi (fuchi), presenti solo nel periodo riproduttivo tra aprile e luglio. C’è poi la classe lavorativa, costituita dalle femmine sterili (operarie), che fungono da nutrici, costruttrici e riparatrici del nido, ricercatrici di cibo, produttrici di cera, miele, pappa reale e guardiane. Le tre caste hanno dimensioni e caratteristiche morfologiche diverse tra loro, ma sono tutte alate. Le colonie sono monoginiche, pluriannuali e generalmente sono composte da 1 regina, 40.000-100.000 operaie, 500-2.000 fuchi.
La regina è di dimensioni maggiori rispetto alle atre 2 caste, (17-20 mm), ha il pungiglione, ma a differenza delle operaie, essa è priva dell’apparato per la raccolta del polline, delle ghiandole faringee e delle ghiandole ceripare. Essa vive 4-5 anni e viene fecondata una sola volta, da parecchi fuchi, durante il volo nuziale. Ha il compito di deporre incessantemente le uova, tranne che nei mesi invernali e di assicurare la coesione della colonia. Produce due tipi di uova, quelle diploidi feconde, da cui nasceranno operaie o regine, a seconda della presenza o meno di un feromone, e quelle aploidi non fecondate, da cui nasceranno i fuchi. Le nuove regine e i fuchi vengono generati solo in primavera, prima del volo nuziale. Dopo la schiusa le larve per i primi 2 giorni sono tutte alimentate con pappa reale, dopodiché le larve dei fuchi e delle operaie ricevono principalmente miele e polline, mentre le larve delle regine continuano ad essere nutrite con pappa reale.
I maschi hanno solo il compito di fecondare le nuove regine e hanno vita breve. Sono più grandi delle operaie (15 mm), ma più piccoli della regina, non posseggono il pungiglione, hanno la ligula molto più corta di quella delle operaie, per cui non possono succhiare il nettare dai fiori, non hanno le sacche pollinee, né le ghiandole faringee e ceripare. Muoiono subito dopo l’accoppiamento.
Le operaie sono lunghe 12-13 mm, vivono circa 30-45 giorni e hanno vari compiti, ripartiti secondo le fasce di età, in base ai cicli di sviluppo e di regressione di alcune ghiandole esocrine. Dapprima, la giovane operaia si occupa di ripulire le celle di nuova costruzione o quelle che devono essere riutilizzate. Poi, con lo sviluppo delle ghiandole farigee, che producono la pappa reale, passa ad occuparsi del nutrimento delle larve. Successivamente avviene la regressione delle ghiandole faringee e lo sviluppo delle ghiandole addominali sericere, per cui il nuovo compito è quello di costruire favi. Poi passa all’esterno dell’alveare, all’inizio per la sola difesa, poi per raccogliere nettare e polline, divenendo “bottinatrice”. Compiuto un mese di vita rientra nell’alveare, ove si occupa della ventilazione e riscaldamento del nido, della sua pulizia e difesa, etc. Infine quando si avvicina la fine, si allontana per andare a morire lontano.

Abitudini
Le api comunicano tra loro attraverso segnali chimici, i feromoni, e speciali movimenti, dette danze. La regina ad esempio produce il feromone di coesione della colonia e il feromone che stabilisce la nascita delle operaie. C’è poi il feromone d’allarme, prodotto quando un’ape punge, per richiamare le sorelle e un altro feromone che viene prodotto per indicare la strada di ritorno all’alveare. Anche i fuchi rilasciano un feromone durante il volo nuziale. Tra le danze invece c’è ad esempio la danza circolare, per indicare l’ubicazione di una nuova fonte di cibo, la danza d’allarme e la danza della pulizia.

Nel momento in cui avviene la deposizione delle uova di futuri fuchi e regine, la vecchia regina cessa di produrre uova e cominciano i preparativi per la sciamatura; parte delle operaie cariche di scorte di miele e propoli seguiranno la vecchia regina, che lascerà l’alveare per andare a fondarne uno nuovo.
Nel vecchio alveare la prima regina che sfarfalla, sarà la regina unica. Essa infatti uccide tutte le pupe delle sorelle, e poi inizia il volo nuziale, seguita dai fuchi. Con l’accoppiamento i fuchi muoiono per la perdita dei genitali, che rimangono nella borsa copulatrice della femmina, mentre gli altri vengono uccisi dalle operaie o muoiono di inedia, non potendosi alimentare da soli.

Alimentazione
Le api adulte si nutrono di sostanze zuccherine, quali nettare e polline, con cui nutrono anche le larve, il compito di raccogliere nettare, polline e acqua è affidato alle api bottinatrici, dalla primavera all’inizio dell’inverno. Gli alimenti vengono utilizzati per nutrire le larve, la colonia e per accumulare le scorte invernali di miele (circa 30 kg), utilizzate quando la temperatura scende e il lavoro delle bottinatrici si ferma, per cui l’intera colonia si ripara nell’alveare. Questo lavoro cooperativo, permette alle api di sopravvivere anche nei mesi invernali. L’intera attività verrà ripresa non appena la temperatura tornerà mite. Il miele viene prodotto dalle api, mediante la lavorazione del nettare. Il propoli invece è una sostanza resinosa che le api raccolgono dalle cortecce e dalle gemme delle piante, elaborano con l’aggiunta di polline, cera ed enzimi, e utilizzano come materiale isolante, da costruzione, da rivestimento, da protezione, essendo dotato di proprietà antibatteriche, antivirali e conservanti.

Alveari
In libertà le api costruiscono i loro nidi negli alberi cavi, ma talvolta può capitare che si insedino nelle cavità degli edifici. Negli allevamenti i nidi vengono costruiti in apposite strutture dette arnie. Il nido detto alveare è formato da favi verticali, costruiti con la cera prodotta dalle operaie, lavorata con l’ausilio di altre operaie, che si adoperano a riscaldare l’ambiente per mantenere la temperatura adatta. Esso è costituito da cellette esagonali di eguale grandezza, a eccezione delle cellette reali, prodotte solo in primavera, più grandi, perché destinate a contenere le uova della casta riproduttiva. L’alveare è sempre mantenuto ad una temperatura intorno ai 30°-35°. L’estate per rinfrescarlo viene messo in atto un sistema di ventilazione, operato con lo sbattimento delle ali e l’ausilio di gocce d’acqua. L’inverno invece le api non escono dall’alveare e si ammassano attorno ai favi, producendo calore con movimenti del corpo e delle ali, e si nutrono delle scorte alimentari di miele accumulate.

S.I.S. Roma - Bombi

Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sez: Aculeata
Super Famiglia: Apoidi
Famiglia: Apidi
Genere: Bombus

I bombi, erroneamente chiamati calabroni per il loro volo molto rumoroso, appartengono alla famiglia delle api. Sono grossi, molto pelosi, di colore nero, con grandi strisce chiare (gialle o bianche o arancioni). Le ali appaiono molto piccole, rispetto al tozzo corpo. Il pungiglione dei bombi non è seghettato, per cui è facilmente retrattile e possono colpire le vittime più volte, ma generalmente non sono aggressivi. Vivono in piccole colone costituite da un 100-300 esemplari. Le colonie sono annuali, come per le vespe sociali, costituite ogni primavera da una nuova regina fecondata in tarda estate, che ha svernato in ripari sicuri. Costruiscono nidi d’erba o di muschio, sopra o sotto il suolo, spesso usando vecchi buchi dei topi. All’interno dei nidi costruiscono delle celle di cera, in cui le operaie allevano le larve, con polline e miele. In agricoltura vengono usati solo come agenti impollinatori, in quanto la loro produzione di miele, avendo piccole colonie, è molto esigua.

S.I.S. Roma - Ape solitaria

Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sez: Aculeata
Super Famiglia: Apoidi
Famiglia: Apidi
Genere: Colletes, Anthophora, Xylocopa

Anche tra le api ci sono specie solitarie, appartenenti ai generi: Colletes, Anthophora, Xylocopa (Es. Xilocopa Violacea detta Ape Carpentiera, o Legnaiola, di aspetto simile ai bombi, ma di colore nero-violaceo). Vengono spesso scambiate per calabroni a causa del loro volo rumoroso. Le femmine adulte si ibernano l’inverno e nidificano in primavera, scavando nei tronchi o nelle travi degli edifici, oppure nel terreno e nell’argilla soffice, un piccolo nido, costituito da poche cellette, rifornite di nettare e polline impastati, in ciascuna delle quali depongono 1 uovo. Le larve non verranno accudite e dovranno nutrirsi delle scorte alimentari lasciate.

Scleroderma

S.I.S. Roma - Scleroderma, disinfestazione

Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sezione: Aculeata

Super Famiglia: Chrysidoidea
Famiglia: Betilidi
Genere: Scleroderma
Specie: Scleroderma domesticum

Lo scleroderma è grande da 3 a 4 mm, di forma allungata e molto slanciata, che ricorda le formiche. Il corpo, di colore marrone scuro – nerastro, con appendici marroncine-rossastre, è costituito da un capo di forma quadrata, un tronco cilindrico e un addome ovoidale, con un pungiglione terminale. Ha 2 antenne corte e sottili e 3 paia di zampe sul torace. Generalmente la femmina è attera, mentre il maschio può presentare ali ben sviluppate. La rarità di questi ultimi è dovuta alla partenogenesi (procedimento che permette alla femmina di autoprodurre solo femmine).

È facile rinvenirlo negli edifici arredati con vecchi mobili e rivestimenti in legno, infatti è un predatore delle larve dei tarli xilofagi. Esso si introduce nelle gallerie scavate nel legno, punge più volte la larva, paralizzandola con il veleno iniettato e si nutre della sua emolinfa, poi depone sul corpo della larva ancora viva, le sue uova, molte. Da quel momento rimane di guardia, finché le uova si schiudono ed escono le larve, che appena nate assumono una posizione bizzarra: si ergono tutte diritte sulla preda, ormai flaccida, facendola sembrare un piccolo porcospino. Le larve di scleroderma si nutrono della larva di tarlo e poi giunte a maturità si impupano, filando dei bozzoletti. Dopo 15-35 giorni fuoriescono gli adulti. Se ci sono maschi (solo se la madre si è accoppiata regolarmente, altrimenti sono tutte femmine) essi escono per primi. Quindi, si accoppiano con i bozzoli femminili ancora chiusi (quelli delle loro sorelle), penetrando la seta degli involucri e si accoppiano anche con la madre, poi subito dopo muoiono. La madre può vivere diverse generazioni, fino ad accoppiarsi con i suoi stessi nipoti. In ambienti riscaldati il ciclo riproduttivo è continuo e molto veloce.

A volte di notte escono abbastanza numerosi dalle loro tane e vagano per la casa, insinuandosi nelle imbottiture, nei cuscini, nei materassi e pungono l’uomo provocando un intenso dolore e causando reazioni allergiche anche gravi, con prurito, gonfiore.