INSETTI
BLATTE
Ordine: Blattodea
Famiglia: Blattellidae
Genere: Blattella
Le BLATTE (o SCARAFAGGI) sono insetti cosmopoliti.
Ne esistono più di 4000 specie, e tra queste sono molto poche le specie che infestano edifici e case.
DESCRIZIONE
La forma del corpo è ovale e appiattita, la testa punta verso il basso. I colori tendono allo scuro. Possiedono due occhi composti e lunghe antenne filiformi (organi senso-tattili, utilizzati per sondare gli spazi). L’apparato boccale è masticatore, con palpi mascellari e labiali e mandibole corte e robuste. Il torace è formato da tre segmenti: protorace, mesotorace e metatorace. Hanno sei zampe, con processi spinosi a livello delle tibie del terzo paio di zampe e in genere hanno 2 paia di ali, spesso molto ridotte, di cui quelle anteriori sono molto ispessite. L’addome, che è il segmento più ampio, termina con due appendici (cerci) alle quali se ne aggiungono altre due più piccole (stili) nei maschi.
CARATTERISTICHE
Le blatte depongono uova, in numero variabile a seconda della specie, dell’ordine di diverse decine. Dopo la fecondazione si forma un contenitore detto ooteca, suddiviso in cellette verticali, ciascuna con un uovo, disposte su due serie allineate. L’ooteca spesso viene trattenuta all’estremità dell’addome e depositata poco prima della schiusa, in un ambiente adatto, in genere buio, umido e riparato.
Una volta nate, le blatte hanno un ciclo di sviluppo lento, che consta dalle 5 alle 10 mute e passa attraverso lo stadio di preneanide, neanide, ninfa e adulto. Si tratta di metamorfosi incomplete, cioè a ogni metamorfosi l’insetto raggiunge un maggiore stadio di sviluppo, ma non lo sviluppo totale, che si raggiunge solo all’ultima metamorfosi.
ABITUDINI
Sono fitofaghe, ma spesso onnivore, con preferenza di alimenti amilacei e zuccherini. Vivono in colonie composte da individui di differente età, che utilizzano lo stesso ambiente e lo stesso cibo. Necessitano generalmente di ambienti caldi, umidi, bui e con disponibilità di cibo. Odiano la luce e passano il 75% del tempo al riparo nei rifugi. Si alimentano di notte e continuano a nutrirsi nelle stesse aree. Possiedono una grande prolificità. Le popolazioni si sovrappongono e circa il 75% della popolazione è costituita da ninfe. Quando si mostrano durante le ore diurne, significa che la popolazione è aumentata a dismisura.
IGIENE
Le blatte sono considerate prevalentemente sotto l’aspetto igienico, ma va sottolineato che sono anche vettori meccanici di numerosi organismi patogeni, quali batteri, virus, funghi, elminti e protozoi, in quanto passano da ambienti altamente inquinati, ad ambienti di vita normale per gli esseri umani. Quindi la trasmissione all’uomo avviene attraverso la contaminazione meccanica di cibi e utensili. Le possibili malattie trasmissibili sono: salmonellosi, enterobatteriosi, infezioni e setticemie dovute ad altri batteri, peste, tubercolosi, rabbia, dissenteria, epatite A, verminosi (nematodi, cestodi…).
Le blatte inoltre sono fonti di allergeni, soprattutto per patologie respiratorie, quali riniti, bronchiti, attacchi d’asma, ma anche dermatiti. Gli allergeni derivano sia dalle feci, che dalla saliva e/o dal corpo delle stesse. Le blatte rappresentano una delle cause maggiori di diffusione dell’asma nelle grandi città.
BLATTA ORIENTALIS
Ordine: Blattodea
Famiglia: Blattellidae
Genere: Blatta
Specie: Blatta orientalis
L’adulto ha un colore marrone scuro, tendente al nero, mentre le ninfe spesso sono marrone-castano. I maschi hanno ali che coprono circa 2/3 della lunghezza dell’addome, mentre le femmine possiedono solo abbozzi rudimentali di ali; entrambi non sono in grado di volare. La lunghezza è di circa 2,5-3,3 cm.
Le femmine producono 8-10 ooteche, ciascuna delle quali contiene circa 16 uova, lunghe 10 mm. Il periodo di incubazione delle ooteche dura circa da 37 a 80 giorni. Il ciclo di vita è di 10-15 mesi, a seconda delle condizioni climatiche.
Originaria del Nord Africa, si trova ormai in tutto il mondo.
Predilige ambienti umidi, bui e nascosti, come sotterranei, cantine, condutture, fogne e altre zone degli edifici fresche e umide, che si trovino sotto il livello del terreno. Da questi luoghi poi raggiunge le abitazioni. Infatti spesso il nido si trova all’esterno rispetto alle aree apparentemente infestate, che vengono raggiunte dalle blatte attraverso cunicoli o cavità al di sotto del terreno (come le condotte di scarico dei lavandini). Non scala bene superfici verticali, non essendo in grado di arrampicarsi, per cui si trova più facilmente al piano terra degli edifici, sebbene se ne possano scoprire anche in zone più alte.
PERIPLANETA AMERICANA
Ordine: Blattodea
Famiglia: Blattellidae
Genere: Periplaneta
Specie: Periplaneta americana
È di color rosso ruggine, con una banda giallognola attorno al pronoto (sulla testa). I maschi hanno ali che si estendono oltre la punta dell’addome, mentre quelle delle femmine sono di pari lunghezza dell’addome, entrambi possono volare, ma lo fanno raramente.
La lunghezza è di circa 3,4-5,3 cm ed è la più grande tra le specie comuni. La femmina produce 10-30 ooteche, di colore marrone/rosso scuro, ciascuna delle quali contiene circa 16 uova. La loro incubazione va dai 25 ai 50 giorni. Il ciclo di vita è di 8/36 mesi, a seconda delle condizioni climatiche. A eccezione delle ali, che sono assenti negli stadi ninfali, le ninfe sono del tutto simili agli adulti.
Originaria dell’Africa tropicale, la Periplaneta Americana si è ormai diffusa in tutto il mondo. Predilige ambienti sotterranei, fogne, porti e tutti i luoghi sia all’aperto che al chiuso, umidi e bui, sia freschi che caldi. Normalmente si trova negli scarichi, nelle fognature, nei condotti, in altre strutture sotterranee e nelle imbarcazioni. Poiché si nutre di una grande varietà di generi alimentari, è molto frequente trovarla ovunque ci sia cibo immagazzinato o in preparazione. È ghiotta di cibi fermentati. Sebbene i maggiori rifugi siano spesso all’esterno degli edifici, queste blatte si spingono frequentemente all’interno, attraverso condutture, crepe e fessure. È difficile trovare questa specie molto al di sopra del livello del terreno. È un mediocre rampicatore, si sposta facilmente e velocemente su superfici piane o ruvide, ma difficilmente riesce a scalare superfici verticali lisce.
PERIPLANETA AUSTRALIANA
Ordine: Blattodea
Famiglia: Blattellidae
Genere: Periplaneta
Specie: Periplaneta australasiae
È di colore rosso bruno, con un disegno scuro circondato da una fascia gialla ben marcata (sulla testa). Le ali ricoprono tutto l’addome in entrambi i sessi. I margini delle tegmine hanno una banda giallastra longitudinale. Il corpo è molto schiacciato. La lunghezza è di circa 2,3-3,5 cm.
La femmina produce 20-30 ooteche l’anno, ciascuna delle quali contiene circa 14-16 uova. La loro incubazione è di circa 80 giorni. Il ciclo di vita è di 9/48 mesi, a seconda delle condizioni climatiche. Originaria dell’Australia, predilige le aree tropicali e temperate, ma si è ormai diffusa in tutto il mondo, in Italia è stata introdotta attraverso i flussi commerciali. Predilige luoghi sia all’aperto che al chiuso, umidi, bui e preferibilmente caldi, quali bagni, fogne, canalette di servizi, terrazzi, soffitte, scantinati, spazi aperti. È onnivora.
BLATTELLA GERMANICA
Ordine: Blattodea
Famiglia: Blattellidae
Genere: Blattella
Specie: Blattella germanica
È di color cappuccino, camoscio pallido o fulvo, di diverse tonalità. La testa è assottigliata, con 2 strisce longitudinali nere sul pronoto e lunghe antenne mobili. È lunga circa 1-1,5 cm. La femmina è più grande e con addome più arrotondato del maschio. Le ali sono più lunghe del corpo nelle femmine e più corte nei maschi e vengono usate raramente. La femmina può produrre fino a 8 ooteche, a distanza di 3 settimane l’una dall’altra; esse appaiono come capsule marroni, lucenti e contengono da 30 a 40 uova. Generalmente le ooteche non vengono trasportate, ma nascoste in posti sicuri. Il periodo di incubazione delle uova è di circa 15-20 giorni. Il ciclo di vita completo è di 100-160 giorni, garantendo da 2 a 5 generazioni per anno. Una coppia di Blattelle Germaniche può produrre oltre un milione di discendenti l’anno.
La Blattella Germanica è la principale specie infestante in Europa e si è anche largamente diffusa in tutto il resto del mondo. Si trova più facilmente nelle case, ristoranti, bar, magazzini e predilige cucine e bagni domestici. È originaria dei tropici, infatti cerca luoghi caldi, umidi (da qui il nome di blatta fuochista), bui e indisturbati come: motori elettrici, dispense, linee elettriche, tubazioni, stipiti, battiscopa e fessure nei muri. È scattante, risponde agli stimoli esterni, anche acustici e si muove rapidamente su superfici orizzontali verticali, nonché sui soffitti, essendo dotata di ventose. La sua massima attività è nelle ore notturne. Si diffonde facilmente perché trasportata con gli imballi, mobili infestati o per passaggio diretto attraverso le fessure (es. sotto le porte) o le intercapedini, le canaline e le tubazioni asciutte.
SUPELLA LONGIPALPA
Ordine: Blattodea
Famiglia: Blattellidae
Genere: Supella
Specie: Supella longipalpa
È di colore marrone-rossastro con una corona gialla-bruna intorno al pronoto (sulla testa) e 2 bande trasversali chiare lungo il corpo, le antenne sono lunghissime. È lunga circa 1,3-1,6 cm. Il maschio è più snello rispetto alla femmina e possiede ali, che ricoprono completamente l’addome, mentre quelle delle femmine lasciano la punta dell’addome scoperta. Il maschio adulto può volare.
La femmina produce da cinque a diciotto ooteche, ciascuna delle quali contiene circa 12 uova. Le ooteche sono trasportate per qualche giorno attaccate alle femmine e poi sono incollate nelle fessure dei mobili, dietro i cassetti, le scaffalature, i quadri, sotto le sedie, i tavoli, etc. L’incubazione varia da 35 a 75 giorni, Il ciclo di vita è di 90-160 giorni, secondo le condizioni climatiche.
La Supella Longipalpa proviene dall’America settentrionale, ove è molto diffusa, ma ultimamente si trova anche in Europa. Si può trovare soprattutto nelle abitazioni calde e asciutte e preferisce salotti, camere da letto e mobili (da qui il nome di scarafaggio dei mobili), non necessitando eccessiva umidità. La si trova più facilmente in luoghi alti, all’interno delle stanze, come dietro i quadri, sui pensili, dietro la carta da parati, nelle controsoffittature, nelle illuminazioni, negli interruttori, ma anche dentro la tappezzeria, moquette, o le apparecchiature elettriche (TV, radio, computer, tostapane, forni a microonde…). Si muove rapidamente su superfici orizzontali e verticali, nonché sui soffitti, essendo dotata di ventose. È onnivora, per cui può essere ritrovata anche in luoghi apparentemente privi di attrattivi alimentari, si nutre infatti anche di colla, amidi, alcune tinture, carta da parati, legno molto stagionato. Questa blatta viene generalmente introdotta negli ambienti attraverso mobilio, attrezzature o imballi infestati e può diffondersi rapidamente all’interno di un edificio, passando nelle canaline elettriche, le tubazioni idrauliche o di condizionamento, le intercapedini.
CIMICI / cimicidi
Ordine: Emitteri
Sotto ordine: Eterotrofi
Super Famiglia: Cimicoidea
Famiglia: Cimicidi
A questa famiglia appartengono diverse specie ematofaghe di uccelli e mammiferi, cosmopolite.
Si tratta di insetti di piccole dimensioni, molto appiattiti in senso dorso-ventrale, dal profilo ovale e oblungo e di colore marrone.
Le ali posteriori sono assenti e quelle anteriori sono ridotte a due piccole squame sclerificate. Hanno 3 paia di zampe.
Capo e torace sono poco sviluppati, mentre l’addome è grande, sia in larghezza, che in lunghezza.
Si nutrono di notte e generalmente non restano costantemente sul loro ospite, di giorno si rifugiano in ricoveri nascosti in sua prossimità.
CIMICE DEI LETTI
Ordine: Emitteri
Sotto ordine: Eterottori
Super Famiglia: Cimicoidea
Famiglia: Cimicidi
Genere: Cimex
Specie: Cimex lectularius
Un problema che oggi purtroppo va sempre più diffondendosi è quello delle infestazioni di cimici dei letti, in particolare nelle strutture alberghiere e sui mezzi di trasporto pubblici. Un alto numero di segnalazioni relative alla presenza di Cimex lectularius riguarda ostelli, B&B, alberghi e hotel, anche di lusso, in quanto il continuo via vai di persone da ogni parte del mondo, aumenta le possibilità di trasporto dell’infestante con gli indumenti e i bagagli.
Questo parassita, assai diffuso in epoche lontane caratterizzate da ristrettezze economiche e scarsità di igiene, quasi debellato a partire dagli anni 50 grazie all’impiego del DDT e dei nuovi insetticidi di sintesi, sta rapidamente ricomparendo. La causa di questa diffusione sembrerebbe imputabile ai grandi movimenti di persone, che per turismo o per lavoro, si spostano da un albergo all’altro o provengono da paesi, dove il parassita è più diffuso e non sufficientemente controllato.
Note di biologia
Cimex lectularius è di forma ovale, ha un colore marrone rossastro chiaro, misura dai 4 ai 5 millimetri e ha un profilo molto schiacciato, tanto da poter penetrare e nascondersi nelle minime fessure. Possiede un apparato boccale estroflessibile, detto rostro, adatto per pungere e succhiare sangue (è un insetto ematofago), non può volare, ma è un ottimo scalatore, tranne che su superfici lisce. Una volta effettuato il pasto di sangue, l’insetto aumenta notevolmente le sue dimensioni (si gonfia) e assume un colore rosso scuro.
Abitudini
Di giorno le cimici rimangono immobili nei loro nascondigli, generalmente in piccoli gruppi, dato che la specie è in grado di secernere un efficace feromone di aggregazione. Si muovono solo di notte o in penombra, infatti attaccano l’uomo durante il sonno. Le punture risultano indolori, tanto da non svegliare la vittima, provocano però estesi gonfiori duri e biancastri e forte prurito a causa degli enzimi salivari iniettati e nei soggetti più sensibili possono causare malessere generalizzato, disturbi della digestione e tachicardia. È inoltre probabile che le cimici dei letti fungano da vettori per alcuni virus.
Finito il pasto, la cimice si allontana per nascondersi in ripari vicino al letto. La femmina adulta generalmente si alimenta ogni 3-4 giorni e, nell’arco della propria vita che dura circa 1 anno, produce dalle 200 alle 500 uova, con una media di 5 uova al giorno, che sono di colore bianco perla, lunghe circa 1 mm. Durante la stagione calda le uova schiudono in 7-10 giorni, mentre nei periodi più freddi, il tempo di schiusa può richiedere oltre 30 giorni. Da sottolineare che le cimici possono resistere senza nutrirsi per oltre 1 anno e in assenza dell’uomo possono nutrirsi anche del sangue di topi, uccelli, pipistrelli e altri mammiferi (cani, gatti ecc..).
Consigli per i gestori di alberghi o alloggi
Innanzi tutto è importante che il personale alberghiero ponga molta attenzione nell’individuazione dei primi segnali della presenza dell’infestante, prima che questo raggiunga densità elevate tanto da renderne difficile l’eradicazione.
A scopo preventivo è bene
- evitare di trasferire mobili, manufatti, letti, materassi e suppellettili dalle stanze, senza prima averli esaminati o trattati con prodotti insetticidi;
- eseguire periodicamente interventi straordinari di pulizia, preferibilmente con apparecchiature a vapore, e di sanificazione all’interno di ogni camera.
In caso di sospetta presenza è bene
- dare la massima importanza a eventuali lamentele da parte degli ospiti circa la presenza di insetti all’interno delle camere, possibilmente esaminare le persone colpite, per individuare le punture di questo insetto (spesso localizzate sulle parti che rimangono scoperte durante il sonno, quali mani, collo, braccia, volto e, più raramente, a livello della vita) e conservare un campione di eventuali esemplari raccolti;
- esaminare accuratamente, preferibilmente con una torcia:
- le lenzuola del letto, alla ricerca di eventuali macchioline di sangue,
- il materasso e tutte le cuciture, bottini, pieghe dello stesso, per individuare gli insetti e i resti fecali (piccole macchioline scure),
- la struttura del letto (testata, rivestimenti e rete),
- la parte posteriore dei comodini, degli armadi e delle cornici dei quadri,
- le tende, sedie, divani e cuscini
- la parte interna degli interruttori della luce, delle pese elettriche e delle lampade a muro,
- i battiscopa di legno,
- la parte posteriore di cavi elettrici e telefonici fissati a parete,
- sotto gli angoli sollevati della carta da parati,
- dentro le fessure dei muri e degli infissi di porte e finestre,
- eventuali apparecchi radio, telefoni o televisori,
- se presente, controllare e sollevare gli angoli e le giunzioni della moquette,
- controllare dentro eventuali controsoffitti, smontando qualche pannello.
Generalmente le cimici emettono un tipico odore, simile a quello della mandorla amara, che dovrebbe attirare l’attenzione di chi esegue l’ispezione.
In caso di ritrovamento del parassita, è necessario isolare la camera e attivare subito una procedura d’intervento.
Se le camere sono controsoffittate, è possibile che il parassita abbia raggiunto anche gli ambienti adiacenti; in questo caso le indagini e gli eventuali interventi dovranno essere estesi anche alle camere limitrofe.
CIMICE DEI PICCIONI
Cimex columbarius (molto simile a Cimex lectularius)
CIMICE DELLE RONDINI
Oeciacus hirundinis (più piccola e pelosa)
CIMICI / Pentatomidi
Ordine: Emitteri
Sott.Ordine: Eterotteri
SuperFam: Pentatomoidea
Genere: Pentatomidi
Si tratta di insetti di facile riconoscimento, essendo piuttosto comuni, chiamate “cimici” per antonomasia, sebbene il nome sia esteso all’intero Sottordine degli Eterotteri.
DESCRIZIONE
Pentatomidi hanno corpo di medie dimensioni, appiattito, spesso corto e con profilo subpentagonale (a forma di scudo) da cui deriva il nome della Superfamiglia e della Famiglia. Possono avere anche forme ovoidali o oblunghe. Il dorso è appiattito, mentre il ventre è convesso. Il capo è relativamente piccolo e hanno 3 paia di zampe. Le ali anteriori dette emilitre, sono parzialmente coriacee alla base e membranose in zona apicale. I colori della livrea variano dal verde al marrone, al brunastro, ma ci sono anche specie con colori vivaci, con riflessi metallici o con disegni in contrasto, a scopo di avvertimento per i predatori. Inoltre sono dotati di ghiandole odorifere speciali, situate vicino alle zampe posteriori, che rilasciano secrezioni ad azione repellente, nauseabonde e fortemente revulsive, qualora l’insetto si senta in pericolo (da cui il nome di cimici puzzolenti).
CARATTERISTICHE
Le femmine depongono sulle foglie gruppi di uova (ovature), disposte in modo geometricamente ordinato e appressate, in numero variabile, talvolta anche fino a 400. Le uova hanno comunemente la forma di un barilotto, oppure sono cilindriche o sferiche. Il polo superiore è opercolato.
ABITUDINI
Sono discreti volatori e spesso tendono ad aggregarsi.
Il regime dietetico è variabile. La maggior parte delle specie è fitofaga e si nutre della linfa di un numero elevato di piante, fra cui legumi, solanacee, ortive in generale, cotone, riso e altri cereali, graminacee in generale, ecc.). Prevale la polifagia, ma non mancano casi di specie con una tendenza alla monofagia o all’oligofagia. Ci sono inoltre specie i cui adulti hanno un regime alimentare zoofago, predando uova o larve di altri insetti, oppure misto.
DANNI
A livello agrario, i danni prodotti dai Pentatomidi alle culture attaccate sono dovuti alla sottrazione di linfa, alle alterazioni prodotte dalle punture e, infine, al rilascio sulla pianta di sapori sgradevoli, dovuti alla secrezione delle ghiandole odorifere, con conseguente perdita e deprezzamento del prodotto, fino all’impossibilità di commercializzazione. Vengono attaccati principalmente steli, foglie e gemme, ma anche fiori e frutti, sia carnosi che secchi. La gravità del danno dipende dalla pianta, dall’organo attaccato e dall’intensità degli attacchi. Possono provocare necrosi più o meno diffuse, fino a estesi disseccamenti dell’organo, alterazioni morfologiche, come ad esempio il ripiegamento di steli e germogli, alterazioni istologiche, dovute alla reazione dei tessuti vegetali all’azione biochimica della saliva iniettata, come il cono salivare, che consiste in un indurimento del tessuto, un grumo, in corrispondenza della puntura. L’attacco sui fiori ne provoca la devitalizzazione e impedisce l’impollinazione e il successivo sviluppo dei frutti.
I Pentatomidi sono infine occasionali vettori di agenti patogeni quali Virus.
CIMICE VERDE DELLE PIANTE
Ordine: Emitteri
Sotto ordine: Eterottori
Super Famiglia: Pentatomoidea
Famiglia: Pentatomidi
Genere: Palomena
Specie: Palomena prasina
Misura da 12 a 14 mm, è di forma pentagonale (a scudo) di colore verde intenso, con una colorazione più scura e brunastra nei mesi invernali, che trascorre svernando in ricoveri riparati. Attacca svariate piante sia coltivate, che spontanee, sia erbacee, che arboree. Con le sue punture causa la morte delle gemme e il deperimento della pianta, che diventa giallastra. Le foglie punte presentano necrosi localizzate e disseccamenti. Sui frutti le punture dell’insetto causano tipiche punteggiature clorotiche, che successivamente si necrotizzano. I frutti attaccati dalle cimici assumono uno sgradevole sapore e non possono essere commercializzati. Essa infatti è responsabile del cimiciato delle nocciole, una delle alterazioni più gravi a carico del nocciolo. Questa alterazione, prodotta dalle punture sui frutti già sviluppati, provoca la necrosi del gheriglio, rendendolo non commestibile. La particolare gravità è dovuta al fatto che le nocciole, all’esterno, non presentano evidenti sintomi dell’alterazione. Possono essere inoltre vettori meccanici di batteri, causando batteriosi alle piante colpite.
CIMICE DEL POMODORO
Ordine: Emitteri
Sotto ordine: Eterottori
Super Famiglia: Pentatomoidea
Famiglia: Pentatomidi
Genere: Nezara
Specie: Nezara viridula
Misura 15 mm in lunghezza e 8 mm in larghezza, è di forma pentagonale (forma a scudo), di colore verde-giallastro, con una colorazione marrone-rossastra nei mesi invernali, che trascorre svernando in ricoveri riparati. Attacca svariate piante sia coltivate, che spontanee, sia erbacee, che arboree ed è la maggior responsabile delle infestazioni su pomodoro. Il danno si manifesta sulle foglie e sui frutti ed è causato dalle punture di nutrizione di tutte le forme mobili del fitofago. Le foglie punte presentano necrosi localizzate e disseccamenti. Sui frutti di Pomodoro provocano tipiche punteggiature clorotiche, nella bacca in fase di maturazione; queste punteggiature, in seguito, divengono necrosi localizzate molto sfumate. Inoltre, trasmettono uno sgradevole sapore ai frutti che non possono essere commercializzati. È responsabile anche del cimiciato delle nocciole, cioè un’alterazione della forma e del sapore della parte edule del frutto, che diviene striminzita e sgradevole e di danni a carico delle Leguminose, con alterazioni necrotiche al baccello e alterazione quali-quantitativa dei semi. Possono essere inoltre vettori meccanici di batteri, causando batteriosi alle piante colpite.
COLEOTTERI / Tarli del legno
I tarli del legno sono piccoli coleotteri xilofagi, che minacciano l’integrità dei manufatti in legno e dei fusti vivi, provocando spesso danni irreparabili sia strutturali, che estetici.
Le larve, infatti, si nutrono del legno, ove scavano numerose gallerie, mentre i tipici forellini sono dovuti allo sfarfallamento degli adulti.
Quindi i fori, che notiamo sulla superficie del legno, sono di uscita e non di entrata, pertanto quando compaiono, significa che i danni sono già stati arrecati, spesso da anni, in quanto questi insetti hanno un ciclo vitale piuttosto lungo, che va da 6 mesi a 15 anni, a seconda della specie di appartenenza.
Le specie di tarli maggiormente infestanti appartengono a 3 famiglie principali: Anobidi, Lictidi e Cerambicidi.
ANOBIDI
Ordine: Coleoptera
Sott.Ordine: Poliphaga
SuperFam: Bostricoidea
Genere: Anobidi
Sono piccoli coleotteri cosmopoliti con corpo di forma cilindrica allungata, lungo da 4 a 8 mm, di colore variabile da marroncino a nero. Il capo è ricoperto dal pronoto, mentre le zampe sono corte e si inseriscono in scanalature nella parte inferiore del corpo. Le antenne sono ben separate alla base e gli ultimi tre segmenti sono più allungati e larghi dei precedenti. Gli adulti volano.
Le piccole uova di questi coleotteri sono deposte dalla femmina nei primi strati del legno. Dopo 4-5 settimane le uova si schiudono e le larve penetrano nel substrato, nutrendosi della polpa del legno (cellulosa, emicellulosa, lignina e amido) grazie a potenti enzimi digestivi, e scavando lunghe gallerie circolari, ove vivono per più di 3 anni, lasciando scarsi residui lenticolari, costituiti da fibre di legno ed escrementi, detti “rosume”. Le larve sono di colore biancastro, con corpo molle e ricurvo e apparato masticatore scuro. Non escono mai in superficie e possono permanere in questo stadio vitale da 1 a più di 4 anni, avendo quindi il tempo per arrecare ingenti danni, senza intaccare la superficie esterna. Scavano il legno in tutte le direzioni, ma non molto in profondità. Poi giunte a maturità si impupano in questi cunicoli, appena sotto la superficie. Dalle pupe mature fuoriescono gli individui adulti, generalmente in primavera o autunno, che sfarfallano all’esterno, lasciando dei caratteristici fori, indicativi del loro passaggio, con residui di polvere grossolana biancastra.
Attaccano preferibilmente legno duro di latifoglie e conifere, sia di fusti vivi, che di manufatti di arredamento, strutturali e di carpenteria, anche molto antichi. Possono essere attratti da colle vegetali delle rilegature, causando infestazioni crociate su libri, pergamene e documenti di archivio antichi. Questa famiglia è una delle più devastanti, avendo come obiettivo tutte le tipologie lignee e arrivando anche a compromettere la portanza meccanica di travi, soffitti e intelaiature, lasciandoli spesso apparentemente intatti esteriormente, in quanto, come già detto, i fori di uscita vengono prodotti solo dagli adulti con lo sfarfallamento, mentre all’interno del legno restano le gallerie vuote, che rappresentano una grave minaccia per l’integrità, sia di qualsiasi manufatto in legno, che delle piante vive, compromettendo stabilità e robustezza.
TARLO COMUNE DEL LEGNO
Ordine: Coleoptera
Sotto ordine: Poliphaga
Super Famiglia: Bostricoidea
Famiglia: Anobidi
Genere: Anobium
Specie: Anobium punctatum
È di colore marrone scuro, lungo 3-5 mm. Le femmine depongono da 20 a 60 uova in vecchi fori di sfarfallamento o fessurazioni del legno, per cui il materiale legnoso levigato o trattato con smalti, resine e vernici risulta inattaccabile da questa specie. Le larve scavano gallerie dal diametro di 1-2 mm. Prediligono umidità, calore, buio e silenzio. Le condizioni di temperatura minima necessaria all’accrescimento sono di 13-14 °C (ottimale tra 22-23 °C) e l’umidità relativa deve essere superiore al 50%. I fori di sfarfallamento hanno il diametro di 1-2 mm circa, con piccoli coni di polvere biancastra, in granuli, sui piani sottostanti. Questo tarlo attacca legni duri di latifoglie e conifere, anche di alberi vivi, ma predilige deporre le uova nel legno situato in ambienti domestici, perché questo tipo di legno è più facilmente digeribile e l’ambiente è più riscaldato e lontano da condizioni atmosferiche sfavorevoli. Condizioni ambientali favorevoli possono determinare episodi di sfarfallamento anticipati o ritardati rispetto alla norma. Le infestazioni da Anpbium punctatum spesso sono associate a quelle del Nicobium hirtum. Inoltre all’Anobium punctatum si associa spesso la presenza dello Sceloderma domesticum e dell’Acaro del tarlo, parassiti delle larve di questo tarlo, che possono attaccare anche l’uomo.
OROLOGIO DELLA MORTE
Ordine: Coleoptera
Sotto ordine: Poliphaga
Super Famiglia: Bostricoidea
Famiglia: Anobidi
Genere: Xestobium
Specie: Xestobium rufovillosum
Questo tarlo è noto con il nome di ‘orologio della morte’, poiché il suo richiamo sessuale consiste nello sbattere il capo rapidamente e ripetutamente contro il legno, generando un lieve tonfo con cadenza regolare, udibile soprattutto la notte. È di colore bruno rossastro, lungo 3-8 mm, con il dorso chiazzato da ciuffi irregolari di corti peli color giallo-oro. Le femmine depongono da 40 a 200 piccole uova, ovoidali, biancastre e lisce. Le larve sono biancastre, lunghe circa 11 mm. I fori di sfarfallamento hanno il diametro di 2-4 mm. Producono ingenti danni estetici, oltre che strutturali. Questo tarlo predilige il legno delle latifoglie e dei salici e raramente attacca le conifere. Ha bisogno di legno con un tasso di umidità piuttosto elevato e il suo insediamento è favorito dalla presenza sul legno stesso di funghi saprofiti, per l’azoto che questi producono.
TARLI DELLE BIBLIOTECHE
Ordine: Coleoptera
Sotto ordine: Poliphaga
Super Famiglia: Bostricoidea
Famiglia: Anobidi
Genere: Nicobium
Specie: Nicobium castaneum e Nicobium hirtum
Sono coleotteri lunghi 4-6 mm, il Nicobium castaneum è di colore bruno marrone, mentre il Nicobium hirtum è di colore bruno marrone con bande trasversali di peli grigi. Le femmine depongono circa 20 – 60 uova nelle fenditure del legno, da cui si sviluppano le larve, che scavano gallerie disposte in un fitto intreccio e molto ravvicinate. Gli adulti sfarfallano da Maggio a Settembre. Prediligono umidità, calore, buio e silenzio.
Attaccano soprattutto legni teneri, legni ammuffiti, manufatti lignei, rilegature dei libri e la cellulosa della carta. Infatti è facile rinvenirli nelle biblioteche. Il Nicobium castaneum predilige legno di conifere, mentre il Nicobium hirtum predilige legno di latifoglie, ma attacca anche quello di conifere e spesso coabita con l’Anobium punctatum.
PTILINUS PECTINICORNIS
Ordine: Coleoptera
Sotto ordine: Poliphaga
Super Famiglia: Bostricoidea
Famiglia: Anobidi
Genere: Ptilinus
Specie: Ptilinus pectinicornis
È un coleottero presente soprattutto in Europa, lungo 4-5 mm, di forma cilindrica allungata, di colore marrone scuro, spesso con elitre e appendici più chiare e ricoperto da una finissima peluria giallastra, poco visibile. Il maschio ha delle caratteristiche antenne a forma di pettine con denti larghi, mentre quelle della femmina hanno una frangiatura più corta e serrata, a forma di sega. Gli adulti si accoppiano dentro le gallerie, generalmente a Giugno, e sempre dentro le gallerie, la femmina depone le uova. Le larve scavano gallerie tortuose e intrecciate e le riempiono con molto rosume, compatto. Questo intreccio di gallerie intacca notevolmente la resistenza della struttura lignea, che esternamente sembra intatta, tranne che per qualche forellino di sfarfallamento, con tracce di rosume. Spesso da uno stesso foro escono più individui adulti, per cui il numero dei fori non è un indice del grado di infestazione. Predilige legni di acero, faggio, frassino, quercia, pioppo e ontano.
OLIGOMERUS PTILINOIDES
Ordine: Coleoptera
Sotto ordine: Poliphaga
Super Famiglia: Bostricoidea
Famiglia: Anobidi
Genere: Oligomerus
Specie: Oligomerus ptilinoides
È un insetto presente nell’area mediterranea, lungo 6-7 mm, di colore bruno o bruno-rossastro, ricoperto da una fitta peluria. La femmina depone circa 30 uova, piccolissime (0,5 mm) nelle vecchie gallerie o nelle fenditure del legno. Attacca solo legno, prediligendo quello di latifoglie, secco, invecchiato e lavorato. È molto attivo nei mesi estivi, sopportando temperature molto alte e non resiste a temperature sotto i 12°C, mentre con umidità superiori al 20% le larve vengono attaccate e uccise da muffe.
LICTIDI
Ordine: Coleoptera
Sott.Ordine: Poliphaga
SuperFam: Bostricoidea
Genere: Lictidi
Sono piccoli coleotteri cosmopoliti, di colore marrone-bruno e dimensioni da 3 a 5 mm. Il corpo è cilindrico, leggermente appiattito e longilineo, con una netta distinzione tra corpo, pronoto e testa. Le antenne hanno forma clavata, essendo allargate all’apice. Gli adulti volano. La femmina depone 20-70 uova (di colore bianco traslucido, lunghe 1 mm e con una particolare forma a sacchetto allungato) all’interno dei vasi del legno, grazie a un lungo ovopositore. L’incubazione ha una durata variabile da 5 a 14 giorni; una volta nate, le larve rimangono in tale stadio per un periodo compreso tra i 6 e 24 mesi, a seconda delle condizioni ambientali (condizioni favorevoli sono temperatura elevata e umidità sotto il 30%). Esse si nutrono delle parti molli del legno, principalmente amido, scavando gallerie rotonde e di diametro non superiore a 1,5 mm, lungo i vasi linfatici, o paralleli a essi, distruggendo totalmente gli strati interni del legno e lasciando la superficie apparentemente intatta. Il rosume prodotto è finissimo, simile al talco. Poi giunte a maturità, le larve si portano in prossimità della superficie del legno e si impupano. Dopo circa un mese fuoriesce l’adulto, attraverso un foro quasi ovale, di circa 1,5 mm di diametro, senza espellere dall’interno il rosume, che crea solo delle sbavature di polvere finissima intorno a fori. Attaccano legni duri di latifoglie e alberi esotici, a vasi grossi, sia teneri che duri, sia di fusti vivi, che di manufatti lignei in opera (mobili e arredi) e di carpenteria. Questa tipologia di tarlo è forse la meno devastante, se paragonata alle altre, pur costituendo comunque un problema non indifferente, giacché non si limita a scavare nei pressi della superficie, ma tende piuttosto a seguire i vasi linfatici del legno fino alle zone più interne, compromettendo nel tempo la portanza meccanica della struttura lignea. I danni estetici sono invece meno ingenti rispetto a quelli causati dalle altre famiglie, grazie alla grandezza ridotta del tarlo stesso, e dei fori di sfarfallamento, i quali per le piccole dimensioni, spesso passano inosservati, aumentando la pericolosità dell’infestazione stessa, che può progredire per parecchio tempo senza essere notata. L’attacco di questo insetto comincia dal pavimento (dal parquet, dai tavolati, ecc.), sale infestando mobilio, rivestimenti in legno, ecc., quindi raggiunge il soffitto, attacca anche compensati e impiallacciature.
LICTIDE COMUNE
Ordine: Coleoptera
Sotto ordine: Poliphaga
Super Famiglia: Bostricoidea
Famiglia: Lictidi
Genere: Lyctus
Specie: Lyctus brunneus
È di origine tropicale, ma si è acclimatato in tutto il mondo, tanto da diventare la specie più diffusa. È di colore bruno scuro, con le elitre più chiare, spesso rossastre, finemente e densamente decorate con piccolissimi fori, disposti in linee longitudinali irregolari. È lungo da 3 a 5 millimetri. La femmina depone circa 50-70 uova, in gruppi di 4-6 per vaso conduttore del legno. Giunge a sviluppo in 1 o 2 anni, ma con i nostri climi caldi può arrivare a 2-3 generazioni l’anno.
LICTIDE STRIATO
Ordine: Coleoptera
Sotto ordine: Poliphaga
Super Famiglia: Bostricoidea
Famiglia: Lictidi
Genere: Lyctus
Specie: Lyctus linearis
È una specie europea, di colore marrone giallastro o rossastro, lungo da 2.5 a 5 millimetri, con elitre striate, per la presenza di file longitudinali di piccole setole. La femmina generalmente depone circa 20 uova, non in gruppo, ma di solito 1 solo uovo per vaso conduttore del legno. Giunge a sviluppo in 1 anno, ma con i nostri climi caldi può arrivare a 2-3 generazioni l’anno.
CERAMBICIDI
Ordine: Coleoptera
Sott.Ordine: Poliphaga
SuperFam: Chrysomeloidea
Genere: Cerambicidi
Sono coleotteri piuttosto grossi, essendo lunghi da 10 a 40 mm. Il corpo è cilindrico, con netta divisione tra capo e pronoto. Le antenne sono molto lunghe, simili a quelle del capricorno e possono anche superare la lunghezza del corpo e da cui, per l’appunto, deriva il nome comune di capricorno o longicorno, dato a questa famiglia. Le zampe hanno femori piuttosto allargati. L’adulto vola. La femmina è molto prolifica e depone fino a circa 100 uova, le quali hanno un periodo di incubazione compreso tra 7 e 45 giorni, a seconda delle condizioni ambientali. Sono anche molto longevi, lo stadio di larva infatti può durare più di 12 anni, scavando gallerie in tutte le direzioni e in profondità. Nel legno strutturale, quali travi, assi, etc., possono scavare per tutta la sezione e anche sotto la superficie, lasciando l’esterno intatto e causando gravissimi danni e rischio di crollo. Le gallerie dei Cerambicidi sono facilmente riconoscibili per la particolare forma ellittica e il diametro piuttosto grande, tra i 4 e i 9 mm e spesso decorrono vicine, separate da un diaframma finissimo. Questi tarli, attaccano i legni di latifoglia e di conifera, sia di alberi, che di manufatti, producendo un fine rosume color crema, che non viene espulso dalle gallerie, ma provoca delle sbavature intorno al foro di uscita. Altra caratteristica particolare è il tipico rumore udibile mentre il tarlo si nutre. Si tratta della famiglia di tarlo più devastante, in grado di compromettere facilmente la portanza meccanica del legno a causa delle gallerie particolarmente larghe e anche perché arriva fino agli strati più interni del legno, ossia il duramen, generalmente non raggiunto dalle altre famiglie di tarli. I danni quindi risultano ingenti e molto evidenti, sia dal punto di vista strutturale, che estetico. Non sono in grado di mangiare il legno con età superiore ai 90 anni circa, per la mancanza di enzimi per digerirlo, tuttavia attaccano svariati tipi di legno e prediligono le travi agli altri legni in opera e mobili.
CAPRICORNO DELLE CASE
Ordine: Coleoptera
Sotto ordine: Poliphaga
Super Famiglia: Chrysomeloidea
Famiglia: Cerambicidi
Genere: Hylotrupes
Specie: Hylotrupes bajulus
Questo tarlo è noto come il capricorno delle case poiché le sue antenne sono molto lunghe, circa 1 cm e nodose, di forma simile a quelle del capricorno. Il corpo è lungo da 8 a 25 mm e di colore bruno-nerastro o bruno-giallastro, con 1-2 piccole macchie grigio-argentee sulle elitre, dovute a una fitta peluria. La femmina depone uova fusiformi in numero molto elevato, fino a 200, sulla superficie, nelle fessure o nelle giunzioni del legno, per mezzo di un ovidepositore retrattile. Le uova si schiudono dopo 1-2 settimane in condizioni ambientali ottimali, dopo 48 giorni in condizioni più sfavorevoli e le larve, bianche e molli, con capo sclerificato e forti mandibole, cominciano a scavare gallerie sempre più grandi, a mano a mano che l’insetto cresce, addentrandosi sempre più nell’interno del legno e producendo un fastidioso rumore. Condizioni ottimali per lo sviluppo sono l’alta percentuale di umidità e la temperatura relativamente elevata (18-27°). Una volta matura la larva, che può raggiungere la lunghezza di 4 cm, si impupa in prossimità della superficie esterna del legno. Quando il clima è secco e le temperature sono elevate, l’adulto esce dal legno, praticando un foro ovale, con bordi frastagliati, del diametro di 6-10 mm. Divenuto adulto, l’insetto continua a vivere nel legno e anche l’accoppiamento avviene all’interno delle gallerie, sebbene in caso di necessità possa volare in cerca di nuovo legno da attaccare. Il ciclo evolutivo completo ha una durata variabile che va da 2 a 15 anni. Questo tarlo è forse il pericolo maggiore per il legno in opera, meglio se poco stagionato, interno ed esterno, specialmente di conifere, impiegato nelle armature di tetti, nei solai, ecc., ma nel caso di forte infestazione possono attaccare anche alberi di latifoglie, infissi e mobili. È presente fino a un’altitudine di circa 2.000 metri. Le infestazioni durano alcune decadi. Il suo sviluppo dipende interamente dal contenuto di azoto presente nel legno, il cui valore nutrizionale diminuisce con il tempo, per cui difficilmente vengono attaccati manufatti in legno antico (di oltre 80 anni). Attacchi di notevole entità si riscontrano nei legnami messi in opera da un tempo relativamente recente (40-50 anni), prediligendo i legni teneri e asciutti, le essenze resinose delle conifere e le latifoglie.
CAPRICORNO DELLE LATIFOGLIE
Ordine: Coleoptera
Sotto ordine: Poliphaga
Super Famiglia: Chrysomeloidea
Famiglia: Cerambicidi
Genere: Hesperophanes
Specie: Hesperophanes cinereus (o Trichoferus holosericeus)
È un tarlo lungo 10-25 mm, con corpo di colore brunastro, ricoperto da una fitta e minuta peluria grigia. Le antenne sono lunghissime, quasi quanto il corpo. La femmina è più lunga del maschio e depone 100-200 uova piccole e di forma allungata, nelle fessure o intercapedini del legno. Le larve che fuoriescono sono molli, bianco crema, con capo sclerificato e forti mandibole. Esse permangono nello stadio larvale per 2-4 anni e per nutrirsi scavano gallerie sempre più larghe, man mano che la larva cresce, di forma ellittica, ramificate, profonde, ma senza raggiungere il durame, producendo un fastidioso rumore e un rosume polveroso e compatto. Gli adulti sfarfallano da fori ovali di 4-10 mm di diametro, con bordi frastagliati, da cui fuoriesce parecchio rosume. Dallo stesso foro possono uscire più adulti, per cui il numero di fori, non è un indice del grado di infestazione del legno. Il ciclo vitale può durare fino a 3 anni. Questa specie è diffusa in tutto il mediterraneo e attacca il legno di latifoglie, prediligendo legno stagionato (non oltre 100 anni) o parzialmente stagionato di travature dei tetti, mobili, pavimenti e infissi in legno. Condizioni ottimali per lo sviluppo sono l’alta percentuale di umidità (90-95%) e la temperatura relativamente elevata (20°). Esso indebolisce seriamente le strutture, poiché le gallerie raggiungono il centro della sezione delle travi, fino a provocarne il crollo.
LONGICORNO BLU VIOLETTO
Ordine: Coleoptera
Sotto ordine: Poliphaga
Super Famiglia: Chrysomeloidea
Famiglia: Cerambicidi
Genere: Callidium
Specie: Callidium violaceum L.
È un coleottero lungo da 11 a 15 mm, con corpo di colore blu metallizzato e lunghe antenne tipiche della Famiglia. La femmina depone le uova in gruppi nelle fessure della corteccia. Le larve si nutrono della corteccia e dei primi stati più teneri del legno, ove scavano larghe gallerie sinuose e producono un’abbondante rosume granulare. Quando sono mature, scavano una galleria un po’ più profonda (1-2 cm di profondità), nella quale si impupano. Gli adulti sfarfallano da fori di forma ovale e di diametro tra i 4-7 mm.
Attacca gli alberi di conifere e latifoglie, prediligendo i rami secchi o il legname abbattuto di fresco. Nelle case attacca il legno strutturale mal stagionato, ma solo se ricoperto dalla corteccia, provocando seri danni. Il ciclo vitale dura 1 anno nei legni umidi e fino a 2-3 anni nei legni secchi.
LONGICORNO VARIABILE
Ordine: Coleoptera
Sotto ordine: Poliphaga
Super Famiglia: Chrysomeloidea
Famiglia: Cerambicidi
Genere: Callidium/Phymatodes
Specie: Phymatodes testaceus L.
È un coleottero lungo da 8 a 15 mm, con corpo longilineo di colore giallo-bruno, bruno-scuro e lunghe antenne tipiche della famiglia. La femmina depone le uova in gruppi, nelle fessure della corteccia. Le larve si nutrono della corteccia e dei primi strati più teneri del legno, ove scavano larghe gallerie curvilinee e producono un’abbondante rosume granulare. Quando sono mature, scavano una galleria un po’ più profonda (2-4 cm di profondità), nella quale si impupano. Gli adulti sfarfallano, di norma a giugno, da fori di forma ellittica e di diametro tra i 4-7 mm. Il ciclo vitale dura 2 anni.
Attacca gli alberi di latifoglie, prediligendo i rami secchi o il legname abbattuto di fresco. Nelle case attacca il legno strutturale mal stagionato, provocando seri danni.
SCARABEO VESPA
Ordine: Coleoptera
Sotto ordine: Poliphaga
Super Famiglia: Chrysomeloidea
Famiglia: Cerambicidi
Genere: Plagionotus
Specie: Plagionotus Arcuatus
È un tarlo lungo 8-20 mm, che deve il suo nome comune al colore del corpo, che ricorda le vespe, essendo nero con strie trasversali e macchie gialle. Le lunghe antenne e le zampe sono di colore giallo-marroncino. Le antenne delle femmine sono un po’ più corte di quelle dei maschi. Le femmine depongono le uova in fessure tra la corteccia e il giovane legno (alburno). Le larve che ne fuoriescono, scavano gallerie longitudinali nell’alburno di diametro 8-10 mm e molto lunghe. Poi, dopo circa 12 mesi, giunte a maturità scavano a 3-7 cm di profondità dalla corteccia una camera finale più larga e a forma di L, ove si impupano. Gli adulti sfarfallano verso maggio-giugno, attraverso fori ovali e amano esporsi al sole sui tronchi. Il ciclo vitale è di circa 2 anni. In Italia, può essere rinvenuto facilmente in zone di montagna. Attacca querce, castagni, aceri, tigli, faggi, ma anche salici e predilige legni tagliati di recente, ma anche piante vive e legni strutturali mal stagionati, ai quali arreca gravi danni.
COLEOTTERI / Coleotteri delle derrate e dei tessuti
I Coleotteri delle derrate e dei tessuti sono insetti appartenenti all’ordine dei Coleotteri che possono provocare danni a prodotti alimentari conservati e materiali di origine animale o vegetale.
Coleotteri delle derrate: infestano soprattutto cereali, farine, pasta, legumi, frutta secca, spezie e altri alimenti conservati. Sia gli adulti sia, soprattutto, le larve possono alimentarsi delle derrate, causando perdita di prodotto, contaminazione e alterazione della qualità.
Coleotteri dei tessuti: attaccano materiali contenenti cheratina, come lana, pellicce, piume, tappeti e altri tessili di origine animale. I danni sono generalmente provocati dalle larve, mentre gli adulti spesso non si alimentano o si nutrono poco.
Caratteristiche comuni: hanno apparato boccale masticatore, metamorfosi completa (uovo → larva → pupa → adulto) e molte specie sono di piccole dimensioni e capaci di svilupparsi in ambienti protetti, come magazzini, dispense e abitazioni.
Sono importanti dal punto di vista igienico-economico perché possono causare danni quantitativi e qualitativi ai prodotti infestati.
STRUGGIGRANO
Ordine: Coleotteri
Famiglia: Trogositidi
Genere: Tenebroides
Specie: Tenebroides mauritanicus
È un infestante delle derrate alimentari, cosmopolita, diffuso in tutta Italia. Infesta magazzini soprattutto di grano, ma anche farine. Può raggiungere la lunghezza di 10 mm, superiormente è di color bruno-nerastro, mentre inferiormente è bruno-rossastro. La larva è bianco-giallastra, con capo ed estremità addominale nerastri ed è lunga circa 15 mm. I danni sono provocati sia dalle larve, che dagli adulti. Le larve si nutrono dell’interno e dell’esterno dei semi e poi si impupano nei detriti. Spesso si annidano nel legno degli impianti. L’adulto, che può vivere anche 2 anni, si nutre sia delle derrate stesse, che delle larve, pupe e carcasse di altri insetti che infestano le derrate. Lo Struggigrano presenta fino a 2 generazioni l’anno.
TROGODERMA
Ordine: Coleotteri
Famiglia: Dermestidi
Genere: Trogoderma
Specie: Trogoderma granarium
È un infestante delle derrate alimentari, cosmopolita, ama i climi caldo-temperati. Si nutre soprattutto di cereali in granella e loro derivati, ma anche di semi oleaginosi, semi di leguminose, latte in polvere, farina di pesce. Può raggiungere la lunghezza di 3 mm per le femmine e di 2 mm per i maschi, è di forma ovale, di colore marroncino, con macchie scure ed è ricoperto da una fitta peluria dorata. La larva è di colore marrone rossastro, con bande trasversali più scure, molto pelosa, con ciuffi più lunghi di peli all’estremità dell’addome e lunga circa 6 mm. I danni più gravi sono arrecati dalle voracissime larve, che inquinano le derrate con escrementi, spoglie, esuvie e soprattutto peli. Esse per nutrirsi demoliscono le derrate, rendendole in polvere. In caso di condizioni sfavorevoli come freddo e umidità, esse tendono a ripararsi in gruppo in crepe e fessure delle pareti, entrando in diapausa (fase di arresto dello sviluppo, in cui l’insetto non si alimenta, non si muove ed è inattivo). Anche l’impupamento generalmente avviene in ripari sulle pareti. È un insetto molto dannoso, anche per la sua elevata prolificità (a una temperatura di circa 30°C il ciclo completo di sviluppo dura 30 giorni).
LONGICORNO BLU VIOLETTO
Ordine: Coleotteri
Famiglia: Dermestidi
Genere: Anthrenus
Specie: Anthrenus verbasci
È un infestante delle derrate alimentari e dei tessuti, cosmopolita, ama i climi temperati. Attacca spezie, farine di carne e pesce, farinacei, semi e cariossidi di frumento, collezioni entomologiche, animali impagliati, pelli, pellami, pellicce, oggetti in cuoio e in corno, tende, tappeti, abiti di lana e seta, capelli, ammassi di polvere e detriti. È lungo circa 3,5 mm, è di forma ovale, di colore giallognolo, con vistose bande bianche o nere trasversali oppure macchioline bianche e scure ed è ricoperto da squame. Il capo è rivolto verso il basso, parzialmente nascosto dal torace. Può volare. Depone le uova in vecchi nidi, feltro, stoffa o lanugine. La larva è tozza, più stretta anteriormente e più larga e tronca posteriormente, di colore marrone, ispida, lunga 4-5 mm, con ciuffi più lunghi di peli all’estremità dell’addome. Per impuparsi spesso scava gallerie nei materiali. Gli adulti si nutrono di nettare e polline, per cui hanno bisogno di giardini nelle vicinanze. Spesso si rinvengono nei nidi di vespe o uccelli. I danni sono arrecati invece dalle larve, che inquinano i substrati alimentari con escrementi, spoglie, esuvie e soprattutto peli. Generalmente presenta una sola generazione l’anno.
CAPPUCCINO
Ordine: Coleotteri
Famiglia: Bostrichidi
Genere: Rhizopertha
Specie: Rhizopertha dominica
È un infestante delle derrate alimentari e del legno, di origine tropicale, ormai cosmopolita. Teme le basse temperature, ma può svernare anche in ambienti freddi.
Attacca legno, farine, pasta, semi di leguminose, cariossidi di grano, orzo, riso, mais, nonché biscotti e gallette. L’adulto è lungo fino a 3 mm, di colore rosso bruno, il dorso e il capo sono ricoperti da punteggiature, in strie longitudinali. La larva è di colore biancastro, convessa, con il capo bruno e lunga circa 3 mm. I danni sono provocati sia dalle larve, che dagli adulti, la cui capacità distruttiva è molto elevata. Gli adulti sono molto longevi e attaccano e distruggono anche le strutture in legno, ove ricavano nascondigli. Le larve appena nate penetrano nelle cariossidi, anche più di una contemporaneamente nello stesso seme, ove si nutrono fino a maturità. Il cappuccino presenta fino a 3 generazioni l’anno.
PUNTERUOLO DEL FRUMENTO
Ordine: Coleotteri
Famiglia: Curculionidi
Genere: Sitophilus
Specie: Sitophilus granarius
Il Sitophilus granarius è un infestante delle derrate alimentari, cosmopolita sebbene più diffuso nelle zone temperate. Vive nelle cariossidi di vari cereali, segale e frumento in particolare, ma può svilupparsi anche nelle paste alimentari. È lungo fino a 5 mm, di forma slanciata, di colore marrone- bruno uniforme, con punteggiature infossate e allungate lungo il dorso e il capo, ha inoltre un lungo rostro e non possiede ali. La larva è biancastra, ricurva, tozza, con il capo bruno e lunga circa 4 mm.
Sia gli adulti, che le larve sono responsabili di ingenti danni nei silos di cereali e nei magazzini dell’industria pastaria. Le femmine scavano un foro con il rostro nella cariosside e vi depongono un uovo ciascun seme, le larve, che nascono dopo circa 1-2 settimane, si nutrono dell’amido del seme fino a maturità e si impupano nella cariosside stessa, da cui escono come adulti. Il punteruolo del frumento presenta da 3 a 6 generazioni l’anno.
TARLO DEI BISCOTTI o ANOBIO DEL PANE
Ordine: Coleotteri
Famiglia: Anobidi
Genere: Stegobium
Specie: Stegobium paniceum
È un infestante delle derrate alimentari e del legno, cosmopolita, che attacca i prodotti farinacei secchi e compatti, come pane secco, pasta, biscotti, cracker, etc. Esso infatti ha una forte predilezione per gli amidi, ma può infestare anche carta, cuoio, pelli, legno, spezie, camomilla e cellulosa vegetale in genere. È inoltre molto comune trovarlo nelle dispense domestiche. È lungo fino a 4 mm, di forma ovoidale, colore bruno-rossastro, con piccoli solchi longitudinali sul dorso ed è ricoperto da una corta e fitta peluria. Il capo è rivolto verso il basso, per cui dall’alto non si vede. Le antenne presentano 3 seghettature terminali. L’adulto è un abile volatore e non si nutre. Le uova vengono deposte direttamente sul substrato alimentare, forando anche i confezionamenti. La larva è biancastra, ricurva, piccolissima, lunga da 0,15 a 0,5 mm ed è responsabile della maggior parte dei danni arrecati alle derrate, soprattutto dei pastifici. Grazie alle loro piccole dimensioni, riescono a penetrare in tutti i confezionamenti, ove si nutrono, scavando gallerie circolari con le potenti mandibole. Esse sono molto resistenti e riescono a sopravvivere senza cibo e a bassissima umidità fino a 7 giorni. L’impupamento avviene nelle gallerie e i nuovi adulti fuoriescono attraverso piccoli fori perfettamente circolari, simili a quelli lasciati dai tarli. L’intero ciclo vitale dura circa 2-5 mesi, a seconda delle condizioni ambientali. Il tarlo dei biscotti presenta fino a 4 generazioni l’anno.
TARLO DEL TABACCO
Ordine: Coleotteri
Famiglia: Anobidi
Genere: Lasioderma
Specie: Lasioderma serricorne
È un infestante del tabacco e delle derrate alimentari, ormai cosmopolita, molto diffuso nelle zone tropicali, ma anche temperate. La larva infesta il tabacco e i suoi derivati (sigarette, sigari), tessuti, ma anche semi oleaginosi, frutta e verdura disidratata, spezie, camomilla, noccioline, pesce secco, ecc., dei quali sono capaci di perforare le confezioni o involucri, grazie a un robusto apparato boccale.
L’adulto è lungo fino a 4 mm, di forma ovoidale e colore giallo bruno rossastro, il dorso è liscio e ricoperto da una leggera peluria. Il capo tende a curvarsi verso il basso, per cui dall’alto non si vede. L’aspetto è molto simile a quello del tarlo dei biscotti, la differenza più evidente può essere riscontrata a livello delle antenne, che sono interamente seghettate nel Lasioderma, mentre nello Stegobium presentano solo 3 seghettature terminali. Gli adulti sono abili volatori, ma non si nutrono. Le larve sono lunghe circa 4 mm, di colore bianco crema, incurvate e ricoperte da fitte setole, con il capo scuro e molto mobili. Le uova vengono deposte nei mesi più caldi, direttamente sul substrato alimentare, ove le larve fuoriuscite, nutrendosi, scavano cunicoli circolari (simili alle gallerie scavate dai tarli del legno). L’impupamento avviene nelle derrate, in fragili bozzoli, da cui escono individui adulti, che già dopo 48 ore sono in grado di accoppiarsi. Nei nostri climi temperati presenta fino a 3 generazioni l’anno.
SCARABEO RAGNO DORATO
Ordine: Coleotteri
Famiglia: Ptinidae
Genere: Niptus
Specie: Niptus hololeucus
È un infestante delle derrate alimentari e dei tessuti, originario dell’Asia occidentale, ormai cosmopolita. Attacca vari prodotti alimentari secchi a base di cereali, grano deteriorato, semi, vegetali in polvere, latte in polvere e molti tessuti. Danneggia anche i confezionamenti. È un piccolo coleottero di 3-4, 5 mm, di aspetto simile a un ragno, con grosso addome arrotondato, torace stretto, capo piccolo e arrotondato e lunghe zampe. Il corpo è marrone ed è interamente ricoperto da lunga e fine peluria dorata. In natura può essere rinvenuto nei nidi d’api, vespe e uccelli, ma può essere ritrovato anche tra i detriti animali e vegetali, nei capannoni, magazzini, cantine, vecchie case. Ha abitudini notturne e non ha ali, per cui non vola, ma corre molto rapidamente. La femmina depone circa 20-40 uova, singolarmente, nell’arco di alcune settimane. Esse si schiudono dopo 10-20 giorni (temperatura ottimale 18-20°C). Le larve sono lunghe 3,5 cm, bianco-giallognole, con capo marrone e forma a “C”. Vivono 2-4 mesi e sono le responsabili dei danni ai tessuti. Poi si impupano, sempre nel substrato alimentare e dopo 18-26 giorni escono gli adulti, i quali vivono in media 8-9 mesi. Può avere 2 generazioni l’anno, con adulti che si manifestano soprattutto in giugno-luglio e ottobre-novembre.
DITTERI / Zanzare
Ordine: Ditteri
Famiglia: Culicidi
Il termine zanzara si riferisce a quegli insetti appartenenti all’Ordine dei Ditteri, Famiglia Culicidi, a tutti noi noti, sia per il fastidio arrecato, che per le numerose malattie di cui sono portatori. Ne esistono circa 2.700 specie, di cui circa 70 sono presenti in Italia.
DESCRIZIONE
Le zanzare sono lunghe tra i 3 e i 5 mm con un massimo di 15 mm e sono caratterizzate da un addome lungo e stretto, 3 paia di lunghe zampe e un solo paio d’ali. Presentano dimorfismo sessuale, ossia differenze morfologiche tra maschi e femmine: le femmine hanno antenne con peli radi e un rostro pungente-succhiante, i maschi hanno antenne fittamente piumate e un rostro solo succhiante. In volo possono raggiungere una velocità compresa tra 1,5 e 2,5 km/h.
IMPORTANZA SANITARIA
Le zanzare, per le loro abitudini alimentari, sono veicoli ideali di virus, protozoi, vermi, parassiti del sangue umano e animale, per questo possono costituire un problema rilevante per la salute umana. Le zanzare, infatti, possono trasmettere gravi malattie quali: malaria, febbre gialla, dengue, chikungunya, zika, etc. Queste malattie sono presenti soprattutto nelle aree tropicali, ma negli ultimi anni ne sono stati riscontrati casi in tutto il mondo. In particolare, le zanzare più dannose appartengono al Genere ANOPHELES, CULEX, AEDES e tra queste la famosa specie Aedes albopictus, comunemente conosciuta con il nome “zanzara tigre”, di origine asiatica e ormai insediatasi anche in Italia.
ABITUDINI
Le zanzare hanno diverse abitudini di vita, infatti, molte pungono solo al tramonto o di notte, altre di giorno (zanzara tigre), alcune agiscono in luoghi chiusi, altre amano colpire all’aperto; ma in generale, la crescita e lo sviluppo di questi individui sono simili per ogni specie. Gli stadi vitali sono 4: uova, larva, pupa e adulto.
Lo svernamento avviene nello stadio di uovo, quando la temperatura scende sotto i 10°C, la femmina depone delle uova diapausanti o “invernali”, in grado di resistere al disseccamento e alle basse temperature, riuscendo così a sopravvivere ai mesi più freddi, per schiudersi poi con i primi caldi. Considerando i nostri climi temperati, l’innalzamento globale della temperatura terrestre e l’aumento delle piogge, che negli ultimi anni si sta verificando, è facile trovare esemplari adulti quasi tutto l’anno, ossia da fine febbraio a inizio dicembre.
Le uova di zanzara vengono deposte, generalmente singolarmente, nei luoghi in cui si può riscontrare dell’acqua stagnante (sia dolce, che salmastra) e principalmente in piccole raccolte d’acqua accidentali. Le larve e le pupe hanno vita acquatica, infatti, vivono e si sviluppano in queste acque, nutrendosi di plancton e batteri e per respirare si portano in superficie, non potendo utilizzare l’ossigeno disciolto nell’acqua.
Il passaggio da uova ad adulto è di 1-3 settimane e in questo caso giocano un ruolo importantissimo le condizioni climatiche e ambientali (infatti umidità e caldo favoriscono la crescita). Gli adulti vivono da poche settimane, a più di sei mesi. Dopo lo sfarfallamento, le zanzare possono allontanarsi fino a 5-6 chilometri dall’ambiente acquatico, dove è avvenuto il loro sviluppo.
ALIMENTAZIONE
Generalmente i maschi si nutrono di succhi vegetali zuccherini, come il nettare, mentre le femmine possiedono un rostro pungente e succhiante e sono ematofaghe, ossia attaccano animali a sangue caldo e uomini, per succhiare loro il sangue. Vengono attirate dagli odori, quali il sudore e dall’emissione di anidride carbonica con la respirazione. Quando una zanzara punge, introduce il suo apparato boccale nell’ospite e ne sugge alcune stille di sangue, iniettando contemporaneamente la sua saliva. Questa ha la funzione di impedire la coagulazione del sangue ed è la responsabile della reazione allergica, che causa gonfiore, arrossamento e prurito. Per le specie che trasmettono malattie, quali Malaria, febbre Gialla etc., è proprio questa operazione a causare il contagio. E’ bene però ricordare, che una zanzara può trasmettere una malattia, solo dopo essersi essa stessa prima infettata, pungendo un soggetto ammalato. Considerando la quantità di persone che si spostano quotidianamente a livello internazionale, la diffusione di malattie, a mezzo zanzare, dovrebbe essere molto rapida e capillare. In realtà ciò non avviene, in quanto, affinché una malattia possa essere trasmessa, il microrganismo responsabile della stessa, deve riuscire a stabilire con il vettore un rapporto molto stretto e specifico (solo alcune specie di zanzare possono trasmettere alcuni tipi di malattie), inoltre il patogeno deve anche adattarsi alle condizioni ambientali, soprattutto la temperatura, spesso molto diverse da quelle delle aree di origine.
CONTRO LE ZANZARE
La lotta contro le zanzare, data la varietà di focolai larvali colonizzati, richiede una partecipazione attiva al controllo e all’eliminazione dei possibili siti di ovideposizione. Infatti, al fine di ottenere un buon controllo dell’infestazione, si deve provvedere a effettuare delle semplici e periodiche operazioni, come ad esempio:
- evitare la formazione di piccole raccolte d’acqua stagnante in contenitori tipo barattoli, bacinelle, buste, ecc., che possono trasformarsi in focolai di riproduzione;
- svuotare sul terreno e non nei tombini, almeno una volta la settimana, l’acqua contenuta nei sotto vasi, annaffiatoi, piccoli abbeveratoi ecc.;
- coprire con coperchi, teli di plastica o zanzariere, avendo cura di non creare avvallamenti, eventuali contenitori d’acqua inamovibili, come vasche, bidoni, fusti per l’irrigazione ecc.;
- utilizzare pesci larvivori nelle fontane ornamentali, laghetti artificiali e simili;
- svuotare piscine e altre grandi raccolte d’acqua non in uso;
- effettuare una regolare manutenzione delle aree verdi, con taglio dell’erba e cura della vegetazione, evitando annaffiamenti continui;
- mantenere pozzetti, tombini, griglie, grondaie puliti e in perfetta efficienza e, in caso di lunghe assenze, procedere alla loro copertura.
Inoltre è necessario provvedere all’effettuazione di interventi larvicidi a scopo preventivo, mediante l’utilizzo di idonei prodotti, che arrestino la crescita delle larve (insetticidi biologici batterici o regolatori di crescita), trattando fognoli, tombini, pozzetti, griglie di raccolta acque reflue, e tutti i possibili focolai di sviluppo e riproduzione costituititi da accumuli d’acqua di qualsiasi genere. Questi trattamenti vanno effettuati regolarmente ogni 20/30 giorni circa e dopo ogni precipitazione abbondante, nel periodo che va da marzo a novembre.
In caso di forti infestazioni in atto è invece necessario ricorrere a interventi radicali larvo-adulticidi, mirati a combattere tutti gli stadi vitali dell’insetto: uova, larve, pupe e adulti, mediante l’utilizzo di presidi medico-chirurgici/biocidi, da nebulizzare con apposite apparecchiature presso l’intera area interessata, trattando con cura zone perimetrali, vegetazione, giardini, cortili, viali, vialetti, garage, aree parcheggio, fognoli, tombini, griglie raccolta acque, punti di ristagno acqua e tutte le aree umide in generale.
AEDES
Ordine: Ditteri
Famiglia: Culicidi
Genere: Aedes
Sono zanzare con tipica colorazione a righe bianche e nere, presente anche sulle zampe. Le specie più diffuse sono: Aedes albopticus, originaria dell’Asia e Aedes aegypti, originaria dell’Egitto.
Il genere Aedes è uno dei pochi che può utilizzare anche un supporto umido, oltre a un ambiente acquatico, per la deposizione e la crescita delle larve, le quali rimangono inclinate di circa 45° rispetto alla superficie (La specie A. aegypti predilige depositi d’acqua pulita). Punge soprattutto dopo l’alba e prima del tramonto (la specie A. albopticus punge anche di giorno). Il ciclo da uovo ad adulto dura 6-8 giorni. Generalmente non vola per oltre 200 m., ma può essere facilmente trasportata. Può trasmettere gli agenti virali della dengue, della chikungunya, della febbre gialla, della “malattia Zika” e di altre malattie.
CULEX
Ordine: Ditteri
Famiglia: Culicidi
Genere: Culex
È il genere con maggior numero di specie. Le specie più diffuse sono la Culex pipens (zanzara comune) e la Culex Tritaeniorhynchus. Sono zanzare di colorazione brunastra. Depongono le uova in qualunque deposito d’acqua, prediligendo le pozze stagnanti e gli scarichi. Le uova sono unite a formare delle zattere di circa 300 unità sull’acqua. Le larve che fuoriescono rimangono inclinate di circa 45° rispetto alla superficie dell’acqua. Il ciclo da uovo ad adulto dura 6-8 giorni. Pungono di notte e sono in grado di volare per lunghe distanze.
Possono trasmettere nematodi, protozoi e alcuni arbovirus responsabili di varie encefaliti, tra cui l’encefalite giapponese.
ANOPHELES
Ordine: Ditteri
Famiglia: Culicidi
Genere: Anopheles
Sono zanzare di colorazione marrone scuro – nero, ricoperte di peluria, con macchie bianche e nere sulle ali. Depongono le uova preferibilmente in depositi di acqua pulita e non inquinata, e non mostrano particolari problemi ad adattarsi ai vari gradi di salinità delle acque. Le uova rimangono in superfice, grazie alla presenza di galleggianti. Le larve si dispongono parallele rispetto alla superficie dell’acqua, non possedendo sifoni respiratori. Il ciclo da uovo ad adulto dura 6-8 giorni. Le zanzare Anopheles, a differenza degli altri generi, quando si poggiano, tengono l’addome sollevato verso l’alto rispetto la superficie. Pungono di notte, ma soprattutto all’alba e al tramonto. La maggior parte delle specie passa l’inverno allo stato adulto.
Questo particolare genere è famoso poiché vettore principale di trasmissione del plasmodio della malaria, vermi parassiti del genere Dirofilaria e il virus della febbre chiamata O’nyong’nyong.
La specie più diffusa in Europa è Anopheles maculipennis.
DITTERI / Mosche – Moscerini – Mosconi
Ordine: Ditteri
Famiglie: Drosofilidi, Muscidi, Piofilidi, Sarcophagidi, Calliphoridi, Tabanidi
Mosche: insetti comuni, di piccole o medie dimensioni, con corpo generalmente grigio e due ali. Si nutrono di sostanze organiche e possono trasportare microrganismi.
Moscerini: insetti molto piccoli, spesso presenti vicino a frutta, piante o ambienti umidi. Sono generalmente innocui, ma possono diventare fastidiosi quando sono numerosi.
Mosconi: mosche più grandi, spesso caratterizzate da colori metallici blu, verdi o neri. Sono attratti soprattutto da materiale organico in decomposizione e possono essere presenti vicino a rifiuti o animali morti.
MOSCERINI DELL’ACETO E FRUTTA
Ordine: Ditteri
Sott.Ordine: Brachiceri
Famiglia: Drosofilidi
Genere: Drosophila
Il genere Drosofila, cosmopolita, comprende diverse specie, tutte attratte dalla frutta (Es. Drosophila melanogaster). Questi moscerini vivono su sostanze in fermentazione, dove depongono le uova. Le larve si nutrono soprattutto di lieviti, tra cui la famosa “madre” dell’aceto. Sono infestanti dell’industria enologica, di quella della birra, degli impianti di lavorazione di succhi di frutta, di frutta sott’alcool. Li ritroviamo anche nei mercati, negozi ortofrutticoli, giardini, case, enoteche, birrerie, ristoranti, mense, bar, cassonetti di rifiuti organici, etc.
L’adulto è lungo fino a 4 mm, il corpo è di colore giallo-marrone, con linee trasversali nere sul segmento addominale, gli occhi sono rossi. Vive circa 2 settimane ed è estremamente prolifico. Ogni femmina può produrre fino a 600 uova, che si schiudono in circa 24 ore. Le larve sono vermetti biancastri, con apparato boccale scuro. Esse si trasformano in pupe in circa 5 giorni e dopo altri 5 giorni subiscono la metamorfosi in adulti. I moscerini sono vettori di virus e batteri responsabili di parecchie malattie, soprattutto gastroenteriti, salmonellosi e dissenteria.
MOSCA DOMESTICA
Ordine: Ditteri
Sott.Ordine: Brachiceri
Famiglia: Muscidi
Genere: Musca
Specie: Musca domestica
È un insetto cosmopolita, che accompagna l’uomo praticamente ovunque. Si nutre di ogni sostanza liquida o semiliquida che possa raggiungere: liquame colante o marcescente di qualsiasi derrata di origine vegetale o animale fresca o in decomposizione (frutta, ortaggi, carni, ecc.), escrementi, gocce di acqua o liquidi zuccherini (latte, marmellate, miele). Inoltre l’adulto è capace di liquefare con la sua saliva sostanze solide solubili, come lo zucchero, per poi succhiarlo con la proboscide. La mosca, mentre si nutre, spesso rigurgita una parte del suo precedente pasto ed è soprattutto per questo, oltre che per il contatto e per le sue feci, che risulta particolarmente pericolosa come vettore di germi delle più svariate malattie (batteri patogeni, uova di parassiti, elminti, protozoi dissenteria, diarrea, febbre tifoidea, salmonellosi, tubercolosi, colera, antrace…). L’adulto misura 6-8 mm di lunghezza, con apertura alare di 10-15 mm; è di colore grigio bruno con 4 fasce longitudinali nere sul torace prominente e possiede un solo paio di ali, che a riposo sono distese e divaricate. Le zampe, 3 paia, sono dotate di piccoli rilievi ghiandolari, che gli permettono di camminare anche su pareti verticali e soffitti. Possiede apparato boccale di tipo lambente e succhiante. Ha una vita che dura fino a 30 giorni ed è estremamente prolifico. Attivo solo nelle ore diurne, o con la luce artificiale, può percorrere in volo anche 10 Km. Ogni femmina produce fino a 1000 uova, bianche di forma ellittica, lunghe circa 1 mm, che vengono generalmente deposte in gruppi da 100-150 unità, in profondità nel substrato alimentare, quale escrementi e sostanze organiche in decomposizione. Esse si schiudono in 8-48 ore. Le larve lunghe fino a 20 mm sono biancastre-giallognole, con apparato boccale scuro. Entro 4-7 giorni (40 nei mesi invernali) si trasformano in pupe, da cui dopo 3-4 giorni (30 nei mesi invernali), fuoriescono gli adulti. Nei mesi molto freddi la riproduzione cessa e la mosca sverna sotto forma di adulto o pupa, ma nei climi molto caldi è continua. In Italia può arrivare fino a 15 generazioni l’anno.
PICCOLA MOSCA DOMESTICA
Ordine: Ditteri
Sott.Ordine: Brachiceri
Famiglia: Muscidi
Genere: Fannia
Specie: Fannia canicularis
Questa mosca si rinviene facilmente negli allevamenti avicoli, ove si riproduce nei letami dei volatili. È facile comunque trovarla in tutti i substrati in decomposizione, nutrendosi preferibilmente di escrementi e sostanze marcescenti, ma in generale è onnivora. Sia come abitudini, che aspetto è molto simile alla mosca domestica. È lunga circa 5-6 mm, con apertura alare di 12 mm, per cui un po’ più piccola. È di colore grigio-bruno con 3 fasce longitudinali nere sul torace e un’estesa macchia gialla alla base dell’addome. Ha un solo paio di ali, che a riposo sono parzialmente sovrapposte lungo il dorso, 3 paia di zampe e un apparato boccale di tipo lambente e succhiante. Le uova vengono deposte nei liquami e nei substrati fecali semiliquidi e si schiudono in 1-2 giorni (4 giorni nei mesi invernali). Le larve, lunghe fino a 6 mm, sono piatte, di colore grigio-marrone, ricoperte da processi a forma di pelo, che le aiutano nel movimento, essendo apode, e preferiscono substrati semi liquidi. Dopo 8-10 giorni, si impupano in ambienti più asciutti e l’adulto fuoriesce dopo circa 10 giorni. Con le basse temperature l’intero processo è più lento. La piccola mosca domestica vive fino a 30 giorni, resiste bene anche alle basse temperature e sverna come pupa, sebbene gli adulti rimangano attivi tutto l’anno, per cui la riproduzione è quasi continua, soprattutto nei climi caldi. Trascorre molto tempo in volo e si riposa meno rispetto alla mosca domestica, inoltre le femmine tendono a rimanere vicine ai siti di riproduzione e solo i maschi migrano. Per questo motivo, sebbene sia vettore di molte malattie, il rischio di trasmissione delle stesse è inferiore, per cui è meno pericolosa della mosca domestica.
MOSCA DEL FORMAGGIO
Ordine: Ditteri
Sott.Ordine: Brachiceri
Famiglia: Piofilidi
Genere: Piophila
Specie: Piophila casei
È una piccola mosca lunga circa 4 mm, cosmopolita. Il corpo è di colore nero-bluastro o bronzo, con chiazze gialle su capo, antenne e zampe (3 paia). Possiede 2 ali di colore iridescente, che a riposo sono sovrapposte sul dorso. Viene considerata un insetto spazzino di prodotti animali e di funghi, infatti la larva infesta salumi, pesce affumicato, formaggi e animali in decomposizione (per questo utilizzata anche in entomologia forense). La larva bianca, lunga circa 8 mm di lunghezza, se disturbata è capace di saltare fino a 15 cm in aria. In molte regioni italiane, le larve di questa mosca sono introdotte intenzionalmente nel formaggio, per ottenere prodotti tipici (sebbene questa pratica non sia approvata dalle normative vigenti). Ha un ciclo vitale molto veloce, le uova, deposte nel substrato, si schiudono in 1-2 giorni e qui le larve si nutrono, liquefacendo l’alimento, per 1-2 settimane. Quando sono pronte a impuparsi si piegano a “U” e poi, rilasciando la muscolatura, saltano fuori dal formaggio. Le larve si impupano quindi fuori dal substrato alimentare e dopo una settimana fuoriescono le mosche adulte. Sia le larve che gli adulti sono vettori di moltissime malattie, soprattutto gastrointestinali e le larve sono responsabili anche di miasi, sia per l’uomo, che gli animali.
MOSCA CAVALLINA (DELLE STALLE)
Ordine: Ditteri
Sott.Ordine: Brachiceri
Famiglia: Sarcophagidi
Genere: Stomoxys
Specie: Stomoxys calcitrans
La mosca cavallina è di aspetto è simile alla mosca domestica, ma è più tozza e lunga (da 7 a 10 mm) e possiede un apparato boccale di tipo pungente-succhiante. Il corpo, ricoperto di fine peluria grigiastra è di colore grigio chiaro, con 3 strisce scure longitudinali sul dorso e macchie circolari scure sull’addome. Ha 2 ali e 3 paia di zampe. È un insetto ematofago, ossia si nutre di sangue, ed è caratterizzato da una spiccata aggressività e voracità, tanto che spesso rimane attaccato alla vittima anche per alcuni minuti. Predilige punti particolarmente carnosi, come petto o fasce muscolari, ma anche zampe. Punge generalmente gli animali, ma occasionalmente può attaccare anche l’uomo. Vive generalmente in aree rurali, all’aperto, negli allevamenti e nelle aree litorali, ove si ripara su vegetazione o muri al sole, ma comunque sempre vicino alle sue vittime. Solo dopo aver effettuato 6 pasti di sangue, depone le uova nelle concimaie, letamai, canali di scarico o nei mucchi di alghe. Esse si schiudono in 1-4 giorni (a seconda del clima) e fuoriescono delle larve, lunghe 5-12 mm, di colore bianco giallognolo, che si nutrono di letame. Dopo 11-30 giorni si impupano e in 6-20 giorni fuoriescono gli adulti. Questo insetto ha una vita piuttosto breve, i maschi muoiono subito dopo l’accoppiamento e le femmine, dopo la deposizione delle uova. La mosca cavallina è pericolosa, in quanto può provocare nel bestiame anemia, perdita di peso e riduzione della produzione di latte, oltre a favorire la diffusione di malattie (febbre equina, brucellosi, influenza suina) e parassitosi, con gravi danni economici per gli allevatori.
MOSCA CARNARIA
Ordine: Ditteri
Sott.Ordine: Brachiceri
Famiglia: Sarcophagidi
Genere: Sarcophaga
Specie: Sarcophaga carnaria
Si tratta di un grosso moscone, lungo circa 10-14 mm, di colore grigio chiaro, con 3 bande scure longitudinali sul torace e punti quadrati grigi e scuri alternati sull’addome appuntito. Ha 3 paia di zampe nere, lunghe, con femori possenti e interamente ricoperte da peli, come il resto del corpo. Gli occhi sono rossi. Si nutre di carne, per cui può facilmente essere rinvenuto in macellerie e macelli, nelle discariche, sulle carogne, sulle ferite infette di animali, sugli escrementi e più raramente nelle abitazioni. È viviparo, ossia depone direttamente larve vive su qualunque substrato, ma preferibilmente su carne in putrefazione o fresca e sul letame. La larva, comunemente chiamata “bigattino”, viene utilizzata come esca per la pesca, è grossa e resistente, di colore biancastro e lunga 15-18 mm. È facile trovarla soprattutto sulle carogne (per questo utilizzata anche in entomologia forense). Dopo circa 4 giorni le larve si impupano e dopo altri 4 giorni nascono gli adulti. Il ciclo vitale è di circa 20 giorni. Svernano sotto forma di larve ibernanti. Sia le larve che gli adulti sono vettori di moltissime malattie, soprattutto gastrointestinali e le larve sono responsabili anche di miasi, sia per l’uomo, che per gli animali.
MOSCA BLU DELLA CARNE
Ordine: Ditteri
Sott.Ordine: Brachiceri
Famiglia: Calliphoridi
Genere: Calliphora
Specie: Calliphora erythrocephala (vicina) / Calliphora vomitoria
Sono mosconi molto grandi, lunghi circa 11-14 mm, con il torace scuro è l’addome blu metallizzato, molto tozzo e corto. L’intero corpo è ricoperto di setole, più fitte sull’addome. Hanno 2 ali, 3 paia di zampe e occhi rossastri. Le due specie sono molto simili tra loro e si differenziano per particolari caratteristiche della testa e dei genitali. Si alimentano di carne in putrefazione e fresca e di escrementi, nonché del nettare e polline dei fiori molto odorosi, fungendo da impollinatori. Prediligono discariche, macellerie, carogne ed escrementi, ma posso entrare anche nelle abitazioni. Il loro volo provoca un forte ronzio. Quando trovano del cibo, emettono un feromone, che serve per allertare i compagni. Le uova vengono deposte nel substrato alimentare, soprattutto carogne, e si schiudono in 8-10 ore. Le larve sono biancastre e carnose, lunghe circa 10 mm e si impupano dopo 10-20 giorni, scegliendo un posto preferibilmente asciutto. Nei mesi invernali gli adulti e le pupe si ibernano per lo svernamento. Le larve di Calliphora vengono comunemente usate come esche per la pesca e anche in entomologia forense. Sia le larve che gli adulti sono vettori di moltissime malattie, soprattutto gastrointestinali e le larve sono responsabili anche di miasi, sia per l’uomo, che per gli animali.
MOSCA VERDE
Ordine: Ditteri
Sott.Ordine: Brachiceri
Famiglia: Calliphoridi
Genere: Lucilia
Specie: Lucilia sericata
È una mosca lunga 6-9 mm, con torace e addome di colore verde bottiglia metallizzato, entrambi ricoperti da setole. Sul torace presenta 3 scanalature trasversali e i punti di inserzione delle 2 ali sono di colore giallo. Ha 3 paia di zampe nere, occhi rossi e apparato boccale di tipo lambente e succhiante. Si trova sia in ambiente urbano, che rurale. Grazie al suo potente olfatto, è una delle prime specie ad arrivare sulle carcasse. Qui depone le sue uova, da cui, dopo 9 ore o 3 giorni, a seconda della temperatura, escono larve biancastre, di forma conica, lunghe 10-14 mm, che in 3-10 giorni si impupano e dopo 6-14 giorni fuoriescono gli adulti. Preferisce vivere in ambienti aperti e soleggiati e raramente entra nelle abitazioni. L’adulto si nutre principalmente di polline e nettare, mentre le larve si nutrono di carne in putrefazione (per questo sono utilizzate anche in entomologi, a forense). Può capitare inoltre che le uova vengano deposte nella lana delle pecore e le larve che fuoriescono si insinuano nel vello fino a raggiungere la cute, di cui si nutrono, provocando ferite e lesioni infettate da batteri. Sia le larve che gli adulti sono vettori di moltissime malattie, soprattutto gastrointestinali e le larve sono responsabili anche di miasi, sia per l’uomo, che gli animali. In medicina, le larve di questa mosca, opportunamente disinfettate, vengono impiegate in casi particolari, per rimuovere i tessuti necrotici delle ulcerazioni.
TAFANO
Ordine: Ditteri
Sott.Ordine: Brachiceri
Famiglia: Tabanidi
I tafani, talvolta erroneamente definiti “mosche cavalline” (nome attribuito invece alla Stomoxys calcitrans), sono insetti molto noti a causa della ricorrente ematofagia delle femmine. Ne esistono circa 4.400 specie classificate divise in 4 grandi Sottofamiglie: Chrysopinae, Pangoniinae, Scepsidinae e Tabaninae.
Hanno un corpo massiccio, ricoperto di peluria, lungo dai 5 ai 30 mm, con colorazioni variabili a seconda della specie tra nero, grigio, bruno e giallastro. La testa e grande e gli occhi sono iridescenti e sporgenti. L’apparato boccale è di tipo perforante – succhiante nella femmina ematofaga e succhiante – non perforante nel maschio di tutte le specie e nelle femmine non ematofaghe. Hanno 3 paia di zampe e 2 ali con struttura primitiva. L’apparato boccale pungente ha la conformazione di un breve pungiglione atto a lacerare, più che a perforare, la cute dell’ospite, per succhiarne il sangue.
Il ciclo vitale consta di una generazione l’anno e lo svernamento avviene sottoforma di larva. Le uova vengono deposte in ammassi compatti sulle piante erbacee o altri supporti, sopra i substrati adatti alla crescita delle larve, che appena nate si lasciano cadere. La larva ha un corpo di forma cilindrica, affusolato nella zona cefalica, provvista di una robusta capsula. Essa predilige ambienti umidi, semiacquatici o acquatici, quali aree in prossimità di corsi d’acqua, paludi, stagni, terreni umidi o altri substrati con simili caratteristiche, ove generalmente preda altri invertebrati, perforandone il tegumento e conficcandovi il capo, per alimentarsi. Le larve di altre specie, invece, si nutrono di piante acquatiche. In primavera le larve mature cercano un riparo asciutto e sotterraneo, ove completano lo sviluppo, con un singolo stadio privo di bozzoli o pupari e in estate sfarfallano gli adulti, che generalmente hanno vita breve. I maschi adulti si nutrono di nettare e di altri succhi, le femmine invece spesso sono anche ematofaghe, ossia hanno bisogno di pasti a base di sangue per portare a termine la maturazione delle uova, per cui infliggono dolorose punture sia all’uomo, che al bestiame e alcune specie anche a uccelli, roditori, rettili e anfibi. Gli attacchi sono insistenti e aggressivi e le punture si concentrano nella stessa parte colpita, soprattutto capo e gambe. Pare siano attratte dai colori scuri e agiscono di giorno, all’aperto. Vivono in ambienti rurali o forestali, vicino ai ricoveri e pascoli degli animali. Sono buoni volatori, ma tendenzialmente rimangono nei pressi delle loro vittime. I Tafani sono pericolosi, in quanto vettori meccanici di virus, batteri, protozoi, nematodi, che prelevano accidentalmente, per contatto con il sangue di un ospite infetto e poi trasferiscono alla vittima successiva. Possono provocare nel bestiame stress, anemia, inappetenza, riduzione della produzione di latte e calo del peso corporeo, oltre a favorire la diffusione di malattie (febbre equina, brucellosi, influenza suina) e parassitosi, con gravi danni economici per gli allevatori. Inoltre le loro dolorose punture provocano reazioni allergiche, con dermatiti, gonfiori, prurito, fino allo shock anafilattico.
DITTERI / Psicodidi
Ordine: Ditteri
Famiglie: Psicodidi
Piccoli insetti simili a minuscole farfalline, spesso presenti in ambienti umidi e vicino agli scarichi. Sono generalmente innocui per le persone, ma possono risultare fastidiosi quando si moltiplicano.
PAPPATACI
Ordine: Ditteri
Sotto ordine: Nematoceri
Famiglia: Psicodidi
Sotto Famiglia: Phlebotominae
Alla Sottofamiglia dei Phlebotominae appartengono i PAPPATACI, detti anche FLEBOTOMI o SERAPICHE, sono insetti molto diffusi nell’area Mediterranea (es. Phlebotomus pappatasi).
Descrizione
Sono simili alle zanzare, ma più piccoli. Le varie specie sono lunghe circa 2-3 mm, con un corpo giallo o grigiastro, ricoperto da fitta peluria. Hanno 2 ali ovali, lanceolate, anch’esse ricoperte da una minuta peluria, tenute a riposo quasi verticalmente sul torace. L’apparato boccale è di tipo succhiante-non perforante nei maschi e nelle femmine non ematofaghe e pungente-succhiante nelle femmine ematofaghe.
Abitudini
Sono attivi da maggio a ottobre, dall’imbrunire alla notte, temendo la luce del giorno. Le femmine ematofaghe, si nutrono di sangue, pungendo rettili, uccelli, mammiferi, mentre i maschi sono glicifaghi, preferendo succhi vegetali e melata di afidi. Hanno un volo silenzioso, si muovono a scatti e pungono le loro vittime, senza produrre alcuna vibrazione (da cui il nome pappataci: mangia e taci).
Ciclo vitale
Le uova, di circa 0,3-0,4 mm, di colore scuro, vengono deposte in ambienti molto umidi e caldi e si schiudono in 8-9 giorni. Le larve vermiformi, lunghe circa 3-6 mm, sono di colore bianco-grigiastro con setole e capo scuro. Vivono nei terreni umidi, nelle cavità degli alberi, sotto le foglie cadute, nelle tane degli animali. Le larve si nutrono di detriti organici, sia animali, che vegetali, maturando in circa 20-30 giorni. Quando sono pronte, assumono una posizione eretta, poi si impupano per 6-13 giorni, l’esuvia della larva rimane attaccata nella parte terminale del pupario. Gli adulti vivono in media 2 settimane. Complessivamente il ciclo vitale nei mesi caldi è di circa 30-60 giorni, con 2 generazioni estive. L’inverno, svernano sotto forma di larve in diapausa.
Importanza sanitaria
Frequentano ambienti umidi, stazionando generalmente su superfici di varia natura e spesso si possono rinvenire sulle pareti nei servizi igienici, nelle cantine e nei ricoveri zootecnici. Sono pericolosi in quanto la loro puntura può veicolare molti virus, tra i quali uno appartenente alla famiglia Bunyaviridae, che causa nell’uomo una malattia chiamata “febbre da flebotomi”, “febbre da pappataci” o “dengue mediterranea”, malattia non grave i cui sintomi sono simili alla comune influenza: febbre, cefalea, brividi, mialgie, astenia e dolori addominali. Più grave invece è la trasmissione sia a uomini che animali, di protozoi del genere Leishmania, che possono causare nei cani la leishmaniosi canina, malattia di esito infausto, se non curata in modo adeguato.
MOSCHE FALENE
Ordine: Ditteri
Sotto ordine: Nematoceri
Famiglia: Psicodidi
Sotto Famiglia: Psychodinae
Alla Sottofamiglia degli Psychodinae appartengono le MOSCHE FALENE o MOSCHE DEI FILTRI (es. Clogmia albipunctata, Psychodidae alternata, Ulomyia fuliginosa).
Descrizione
Sono simili a piccole falene. Le varie specie sono lunghe circa 2-3 mm, con un corpo giallo o grigiastro, ricoperto da fitta peluria. Hanno 2 ali ovali, lanceolate, anch’esse ricoperte da una minuta peluria, tenute a riposo “a tetto” sul torace. L’apparato boccale è di tipo succhiante-non perforante nei maschi e nelle femmine non ematofaghe e pungente-succhiante nelle femmine ematofaghe.
Abitudini
Sono attivi da maggio a ottobre, dall’imbrunire alla notte, temendo la luce del giorno. Le femmine ematofaghe, si nutrono di sangue, pungendo rettili, uccelli, mammiferi, mentre i maschi sono glicifaghi, preferendo succhi vegetali e melata di afidi. Hanno un volo silenzioso, si muovono a scatti e pungono le loro vittime, senza produrre alcuna vibrazione (da cui il nome pappataci: mangia e taci).
Ciclo vitale
Le uova, di circa 0,3-0,4 mm, di colore scuro, vengono deposte in ambienti molto umidi e caldi e si schiudono in 8-9 giorni. Le larve vermiformi, lunghe circa 3-6 mm, sono di colore bianco-grigiastro con setole e capo scuro. Essendo in possesso di sifoni respiratori, possono trovarsi anche in ambienti prettamente acquatici o semiacquatici o riconducibili a questi, come le acque reflue, non depurate, i sifoni, i pozzetti idraulici dei servizi igienici civili e domestici, i filtri dei dispositivi di depurazione, ecc., Le larve si nutrono di detriti organici, sia animali, che vegetali, maturando in circa 20-30 giorni. Quando sono pronte, assumono una posizione eretta, poi si impupano per 6-13 giorni, l’esuvia della larva rimane attaccata nella parte terminale del pupario. Gli adulti vivono in media 2 settimane. Complessivamente il ciclo vitale nei mesi caldi è di circa 30-60 giorni, con 2 generazioni estive. L’inverno, svernano sotto forma di larve in diapausa.
Importanza sanitaria
Frequentano ambienti umidi, stazionando generalmente su superfici di varia natura e spesso si possono rinvenire sulle pareti nei servizi igienici, nelle cantine e nei ricoveri zootecnici. Sono pericolosi in quanto la loro puntura può veicolare molti virus, tra i quali uno appartenente alla famiglia Bunyaviridae, che causa nell’uomo una malattia chiamata “febbre da flebotomi”, “febbre da pappataci” o “dengue mediterranea”, malattia non grave i cui sintomi sono simili alla comune influenza: febbre, cefalea, brividi, mialgie, astenia e dolori addominali. Più grave invece è la trasmissione sia a uomini che animali, di protozoi del genere Leishmania, che possono causare nei cani la leishmaniosi canina, malattia di esito infausto, se non curata in modo adeguato.
IMENOTTERI / Formiche
Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Super Famiglia: Formicoidi
Famiglia: Formicidi
Esistono oltre 15.000 specie di formiche, di cui circa 850 popolano il bacino del Mediterraneo. In Europa la specie più importante è probabilmente la formica rossa (Formica rufa) considerata specie protetta in molte zone (annoverata nella lista rossa IUCN e classificata come prossima all’estinzione) in quanto con la sua azione rimuove milioni di carcasse di insetti, rende fertile il terreno e cattura le larve di vari Lepidotteri defogliatori, tra cui le Processionarie.
La maggior parte delle specie presenti in Italia appartengono alle seguenti Sottofamiglie:
- Mirmicine fra cui si annovera il genere Messor largamente diffuso, Aphaenogaster, Tetramorium, Mymecia, Pheidole, Solenopsis, Myrmica, Cremastogaster, Solenopsis, Leptothorax, Tetramorium e Strongylognathus;
- Dolicoderine a cui appartengono varie specie del genere Tapinoma frequenti nei nostri giardini, Linepithema, Ochetellus di colore nero lucido, Bothriomyrmex;
- Formicine fra cui si annoverano i generi Camponotus, Myrmecocystus, Lasius e Formica.
CASTE
Si tratta di insetti sociali, ossia vivono in società organizzate con caste e compiti. Vi è la classe riproduttiva, costituita dalle femmine fertili (regine) e dai maschi, a cui spetta il compito della riproduzione. Le regine depongono le uova e vivono anche fino a 20 anni, i maschi invece sono pochi, nascono solo in determinati periodi dell’anno e muoiono subito dopo l’accoppiamento, che generalmente avviene in volo (volo nuziale). Vi è poi la classe lavorativa costituita dalle femmine sterili chiamate “operaie”, che vivono fino a 10 anni. Esse hanno il compito di trovare il cibo, trasportarlo nel formicaio, accudire la prole e difendere il formicaio e la colonia. In alcune specie quest’ultimo compito, è affidato alla casta dei “soldati”, costituita sempre femmine sterili.
DESCRIZIONE
Il corpo delle formiche è formato da capo torace e addome, il 1° segmento addominale è fuso con il torace, mentre il 2° e spesso anche il 3° segmento presentano un restringimento (detto “vita”). Hanno 6 zampe, 2 antenne di media lunghezza, ove ha sede il senso dell’olfatto e un apparato boccale di tipo masticatore. Il colore generalmente è scuro, tendente al nero-marrone, ma può variare anche tra rosso, arancione, giallo e verde. Le regine hanno dimensioni maggiori (fino a 6 cm) rispetto le operaie (da 1 a 6 mm). Sia i maschi che le regine sono alati e possiedono 3 ocelli (occhi primitivi dalla struttura molto semplice) oltre i due occhi composti grandi, mentre le operaie non hanno né ali, né ocelli, come i soldati, che hanno anche il capo più grosso. L’apparato digerente delle formiche comprende due espansioni a sacco, dette ingluvie e ventriglio. Nel primo sacco vengono accumulate le sostanze alimentari, che solo in piccola parte passano nel ventriglio per essere digerite e assimilate. Il resto del cibo contenuto nell’ingluvie viene rigurgitato e dato come cibo agli altri componenti della società. Alcune specie sono dotate di pungiglione nella parte terminale dell’addome, come organo di difesa od offesa, che spesso inietta acido formico, mentre altre specie si difendono o attaccano mediante morsi e l’emissione di spruzzi di acido formico. Gli attacchi delle formiche spesso sono dolorosi e possono causare dermatiti e allergie all’uomo.
ABITUDINI
Le zanzare hanno diverse abitudini di vita, infatti, molte pungono solo al tramonto o di notte, altre di giorno (zanzara tigre), alcune agiscono in luoghi chiusi, altre amano colpire all’aperto; ma in generale, la crescita e lo sviluppo di questi individui sono simili per ogni specie. Gli stadi vitali sono 4: uova, larva, pupa e adulto.
Lo svernamento avviene nello stadio di uovo, quando la temperatura scende sotto i 10°C, la femmina depone delle uova diapausanti o “invernali”, in grado di resistere al disseccamento e alle basse temperature, riuscendo così a sopravvivere ai mesi più freddi, per schiudersi poi con i primi caldi. Considerando i nostri climi temperati, l’innalzamento globale della temperatura terrestre e l’aumento delle piogge, che negli ultimi anni si sta verificando, è facile trovare esemplari adulti quasi tutto l’anno, ossia da fine febbraio a inizio dicembre.
Le uova di zanzara vengono deposte, generalmente singolarmente, nei luoghi in cui si può riscontrare dell’acqua stagnante (sia dolce, che salmastra) e principalmente in piccole raccolte d’acqua accidentali. Le larve e le pupe hanno vita acquatica, infatti, vivono e si sviluppano in queste acque, nutrendosi di plancton e batteri e per respirare si portano in superficie, non potendo utilizzare l’ossigeno disciolto nell’acqua.
Il passaggio da uova ad adulto è di 1-3 settimane e in questo caso giocano un ruolo importantissimo le condizioni climatiche e ambientali (infatti umidità e caldo favoriscono la crescita). Gli adulti vivono da poche settimane, a più di sei mesi. Dopo lo sfarfallamento, le zanzare possono allontanarsi fino a 5-6 chilometri dall’ambiente acquatico, dove è avvenuto il loro sviluppo.
CREAZIONE COLONIA
Dopo la fecondazione, la regina perde le ali ed entra in un nido già esistente, che in tal caso possederà più di una regina, oppure crea un nuovo nido, scavando un buco, generalmente nel terreno, o nel tronco di un albero, ove alla giusta profondità crea una celletta, in cui si chiude e inizia a deporre le uova, tutte fecondate, alcune delle quali serviranno da nutrimento, assieme alle riserve di cibo portate, mentre dalle altre nasceranno tutte operaie, dando così inizio alla colonia. La regina è in grado di produrre due tipi di uova: quelle fecondate, dette anfigoniche, da cui si sviluppano le femmine, e quelle non fecondate, dette partenogeniche, da cui si sviluppano i maschi, prodotte solo in alcuni periodi, prima dei voli nuziali. I maschi e le nuove formiche regine sciamano dalla primavera all’autunno, a seconda della specie.
Per le femmine, la determinazione della casta di appartenenza (regine o operaie) si basa per alcune specie sulla distribuzione o meno sulle uova da parte della regina di uno specifico feromone, che inibisce lo sviluppo dell’apparato riproduttivo e per altre specie dal tipo di alimentazione della larva. Tutte le formiche sono dotate di apparato riproduttivo, anche se nelle operaie esso è atrofizzato e non atto alla riproduzione sessuata, però anche le operaie, possono produrre uova, si tratta di uova partenogeniche (non fecondate) dette trofiche, che generalmente servono da cibo per le larve. In casi estremi, o in alcune società costituite da sole operaie, queste uova trofiche possono dar origine a delle femmine.
COMPITI
Le uova, le larve e le ninfe sono assistite con gran cura dalle operaie, che le trasportano nelle parti più confortevoli del formicaio a seconda delle necessità del loro sviluppo e provvedono al nutrimento delle larve, rigurgitando nella loro bocca piccole gocce di nutrimento o offrendo loro uova trofiche. La cura della prole costituisce la maggior parte del lavoro che si svolge nel formicaio. Le regine non lavorano e si occupano solo della deposizione delle uova.
FEROMONI
Le formiche comunicano tra loro tramite le loro sensibilissime antenne e anche usando i feromoni, sostanze prodotte da numerose ghiandole sparse nel corpo e. Quando due individui si incontrano si scambiano informazioni attraverso lo strofinio delle antenne e delle teste. Nelle specie che vanno in cerca di cibo in gruppi, il membro che trova del cibo segna con i feromoni un percorso sulla via del ritorno alla colonia, che viene seguito da altre formiche le quali, una volta raggiunto il cibo, fanno ritorno alla colonia in gruppo, seguendo lo stesso percorso e contrassegnandolo con ulteriori segnali chimici. La raccolta del cibo può condurre le formiche anche fino a 200 metri di distanza dalla colonia. Le formiche sono in grado di trasportare oggetti anche molto più pesanti di loro. Quando la fonte di cibo si è esaurita, smettono di contrassegnare il percorso e l’odore si dissipa.
I feromoni vengono utilizzati anche per segnalare eventuali pericoli o allarmi. Una formica ferita può emettere un allarme, tramite i feromoni, alle formiche nelle vicinanze, facendole allontanare dal luogo in cui è stata attaccata.
Le formiche di una stessa colonia si riconoscono fra loro dall’odore delle secrezioni che impregnano l’esoscheletro.
ALIMENTAZIONE
Le formiche possono nutrirsi di vari materiali come semi, derrate alimentari, residui animali e vegetali. Alcune specie coltivano nel loro formicaio dei funghi, altre sono predatrici di vari insetti fitofagi, per cui divengono molto utili nel controllo di questi. Inoltre si nutrono della melata prodotta dagli Afidi e altri piccoli insetti, allevandoli, proteggendoli dai nemici naturali e diffondendoli nell’ambiente. Per questi motivi le formiche possono essere dannose, sia direttamente, che indirettamente. Inoltre sono potenziali vettori meccanici di patogeni, essendo in grado di sopravvivere in ambienti inquinati, in cui possono raccogliere patogeni e trasportarli sulle derrate.
FORMICAIO
Il nido delle formiche, detto formicaio, è formato da una serie di camere disposte su più piani e messe in comunicazione tra di loro tramite gallerie. Queste camere hanno specifici usi: vi sono camere destinate al riposo delle formiche, quando non sono impegnate in attività esterne o interne, altre destinate a contenere le uova, o le larve, altre ancora sono depositi di cibo. Nella parte più profonda e sicura del formicaio c’è la camera della regina, ove avviene l’ovideposizione. Le entrate del formicaio sono costantemente sorvegliate da formiche operaie o soldato che controllano tutti gli individui che entrano o escono. Altri gruppi di formiche soldato controllano e pattugliano costantemente tutta la zona esterna adiacente al formicaio. Generalmente i formicai possono essere scavati nel terreno, costruiti nel tronco cavo degli alberi, oppure essere costituiti da monticelli di terra innalzati dalle formiche stesse. Inoltre le formiche provenienti dal terreno, possono stabilire il loro formicaio nelle intercapedini dei muri, sotto le cortine, nella terra dei vasi, nella corteccia degli alberi, etc.
IBERNAZIONE
Durante i mesi freddi, quasi tutte le specie di formiche hanno un periodo di riposo invernale, detto ibernazione, in cui c’è un vero letargo dell’intera colonia o una notevole riduzione di tutte le attività.
LOTTA CONTRO LE FORMICHE
La lotta contro le formiche è difficile perché per eliminarle veramente occorre individuare il nido e sopprimere le regine, cosa assai difficoltosa in quanto raramente queste escono all’aperto, inoltre il formicaio spesso è ben nascosto e lontano dall’area di ricerca del cibo. Bisogna pertanto operare con opportuni presidi medico chirurgici/biocidi, ad azione ritardata, formulati in modo tale da attirare le formiche, grazie alla presenza di specifici attrattivi alimentari, in modo che le formiche, scambiandoli per cibo, li trasportino nel nido stesso, determinando così la distruzione dell’intera colonia. Inoltre nel periodo della sciamatura, quando l’invasione di formiche alate può divenire massiccia, si può operare con una disinfestazione ad azione abbattente.
LEGISLAZIONE
Da sottolineare infine che c’è un Decreto Ministeriale del 24/07/1922, che obbliga alla lotta contro le specie: Monomorium pharaonis e la Iridomirmex humilis, in quanto considerate pericolosi infestanti.
FORMICA ROSSA
Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Super Famiglia: Formicoidi
Famiglia: Formicidi
Genere: Formica
Specie: Formica rufa
È lunga circa 6-10 mm, ha una livrea rosso ruggine, addome, zampe e antenne di colore bruno, e una potente mandibola. È priva di pungiglione, ma è capace di lanciare potenti getti di acido formico, anche a 30 cm di distanza, essendo dotata di un vero “serbatoio”. Diffusa nei boschi di conifere, soprattutto di abeti e larici, dell’Europa, costruisce nidi giganteschi, alti sino a 2 m. È molto battagliera e si nutre di resti animali, larve e piccoli insetti.
FORMICA NERA
Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Super Famiglia: Formicoidi
Famiglia: Formicidi
Genere: Lasius
Specie: Lasius niger
L’operaia è lunga circa 4-5 mm e di colore marrone-nero brillante, la regina è lunga 15 mm, di colore marroncino e vive fino a 6 anni. Nidifica nei giardini, sui muri, sotto il selciato e ha colonie che raggiungono fino a 2 milioni di individui. Sciama alla fine dell’estate. L’inverno va in letargo. Predilige alimenti vegetali e zuccherini e può percorre grosse distanze alla ricerca di cibo. È una delle specie più facile da ritrovare nelle nostre case.
FORMICA FARAONE
Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Super Famiglia: Formicoidi
Famiglia: Formicidi
Genere: Monomorium
Specie: Monomorium pharaonis
È piccolissima, l’operaia è lunga circa 2 mm, di colore giallo ocraceo-rossastro, quasi trasparente, ha il pungiglione. L’accoppiamento avviene nel nido, senza quindi “volo nuziale”. Costruisce i nidi nel terreno, sotto la pavimentazione alla base degli edifici, ma anche nei posti più disparati, quali battiscopa, dentro muri, scatole, barattoli, attorno alle tubature dell’acqua calda e del riscaldamento, negli impianti elettrici, etc., preferendo luoghi caldi. È onnivora.
FORMICA ARGENTINA
Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Super Famiglia: Formicoidi
Famiglia: Formicidi
Genere: FLinepithema (Iridomyrmex)
Specie: Linepithema (Iridomyrmex) humile
È piccola, lunga circa 2,6 mm, di colore giallo scuro-bruno-fulvo. Costruisce nidi nel terreno, sotto pietre, fogliame secco, in cavità varie, nei vasi da fiori, etc. È molto attiva e aggressiva, attacca tutte le altre formiche e anche le termiti. È dotata di una particolare ghiandola da cui emette iridomirmicina, una sostanza ad azione insetticida e antibatterica. È onnivora, ma predilige alimenti zuccherini. L’ovideposizione può essere continua nell’arco delle stagioni.
FORMICA FANTASMA
Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Super Famiglia: Formicoidi
Famiglia: Formicidi
Genere: Tapinoma
Specie: Tapinoma melanocephalu
È piccola, lunga da 1,3 a 2 mm, (le operaie sono lunghe 1,5 mm) con capo e torace di colore nero e addome e zampe di colore bianco, quasi trasparente (da cui il nome “fantasma”).
Le colonie contano migliaia di operaie e diverse regine e possono svilupparsi su più siti di nidificazione, generalmente in aree con elevato grado di umidità e temperatura mite che possono essere in aree esterne: giardini, fioriere, sotto vasi, cataste di legna, pietre o oggetti poggiati sul terreno, sotto la corteccia degli alberi, nelle cavità degli alberi, etc. Mentre per aree interne: spazi ristretti, cavità di pareti o pavimenti, cavità attorno le tubature, dietro battiscopa, pensili, coperchi dei WC, etc. Esse si nutrono soprattutto di sostanze dolci, quali afidi delle piante (che producono melata), zucchero, dolci e frutta.
IMENOTTERI / Vespe
Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sezione: Aculeata
Super Famiglia: Vespoidi
VESPA COMUNE
Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sez: Aculeata
Super Famiglia: Vespoidi
Famiglia: Vespidi
Genere: Vespula
Specie: Vespula vulgaris
È una vespa sociale. L’operaia è lunga circa 1,7 cm e la regina fino a 3,5 cm. L’addome è tronco, tozzo, nel punto di intersezione col torace. Il nido è costruito da pasta di legno e saliva ed è posto sottoterra, ma anche in cavità di alberi e di costruzioni o sotto i cornicioni. Ha colonie di oltre 10.000 esemplari.
VESPA GERMANICA
Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sez: Aculeata
Super Famiglia: Vespoidi
Famiglia: Vespidi
Genere: Vespula
Specie: Vespula germanica
È una vespa sociale. L’operaia è lunga circa 1,7 cm e la regina fino a 3,5 cm. L’addome è tronco, tozzo, nel punto di intersezione col torace. Il nido è costruito da pasta di legno e saliva ed è posto sottoterra, ma anche in cavità di alberi e di costruzioni o sotto i cornicioni. Ha colonie di oltre 10.000 esemplari.
VESPA ROSSA
Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sez: Aculeata
Super Famiglia: Vespoidi
Famiglia: Vespidi
Genere: Vespula
Specie: Vespula rufa
È una vespa sociale. L’operaia è lunga circa 1,7 cm e la regina fino a 3,5 cm. L’addome è tronco, tozzo, nel punto di intersezione col torace. Il nido è costruito da pasta di legno e saliva ed è posto sottoterra, ma anche in cavità di alberi e di costruzioni o sotto i cornicioni. Ha colonie di oltre 10.000 esemplari.
VESPA AUSTRIACA o VESPA CUCULO
Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sez: Aculeata
Super Famiglia: Vespoidi
Famiglia: Vespidi
Genere: Vespula
Specie: Vespula austriaca
È una vespa sociale. L’operaia è lunga circa 1,7 cm e la regina fino a 3,5 cm. L’addome è tronco, tozzo, nel punto di intersezione col torace. Il nido è costruito da pasta di legno e saliva ed è posto sottoterra, ma anche in cavità di alberi e di costruzioni o sotto i cornicioni. Ha colonie di oltre 10.000 esemplari.
VESPA ARBORICOLA
Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sez: Aculeata
Super Famiglia: Vespoidi
Famiglia: Vespidi
Genere: Dolichovespula
Specie: Dolichovespula sylvestris
È una vespa sociale. L’operaia è lunga circa 1,7 cm e la regina fino a 3,5 cm. L’addome è tronco, tozzo, nel punto di intersezione col torace. Il nido è costruito da pasta di legno e saliva ed è posto sottoterra, ma anche in cavità di alberi e di costruzioni o sotto i cornicioni. Ha colonie di oltre 10.000 esemplari.
VESPA NORVEGESE
Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sez: Aculeata
Super Famiglia: Vespoidi
Famiglia: Vespidi
Genere: Dolichovespula
Specie: Dolichovespula norvegica
È una vespa sociale. L’operaia è lunga circa 1,3 cm e la regina fino a 1,7 cm. Il torace è ricoperto di peluria. L’addome è tronco, tozzo, nel punto di intersezione col torace. Costruisce piccoli nidi in pasta di legno e saliva, appesi ai rametti di arbusti, rivestiti da un involucro resistente e pluristratificato.
VESPA CRABRO o CALABRONE
Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sez: Aculeata
Super Famiglia: Vespoidi
Famiglia: Vespidi
Genere: Vespa
Specie: Vespa crabro
Le Vespe Crabro o Calabroni, (differenti dai Bombi erroneamente detti calabroni), sono grosse vespe, con il corpo glabro, di colore bruno-rossiccio, con strisce e macchie gialle. La femmina raggiunge i 5 cm di lunghezza, mentre le operaie e i maschi sono lunghi circa 2,5 cm. Sono le vespe più grandi in Europa. Nonostante il ronzio del loro volo, sono i meno aggressivi tra gli imenotteri e solitamente non pungono, se non molestati. Però le loro punture sono molto più pericolose di quelle delle vespe, 5 punture possono uccidere un uomo e 9 un cavallo. A differenza delle altre specie, i calabroni conservano una parziale attività nelle ore notturne e sono carnivori, predando vari insetti, tra cui api e altre vespe. Il nido, costituito di pasta di legno e saliva, è generalmente di forma sferica, se lo spazio lo consente, e comunque molto grande dai 60 ai 100 cm, con le celle, che si aprono verso il basso. Esso viene posizionato preferibilmente nelle cavità di tronchi, ma anche di vecchi edifici, nei sottotetti, preferibilmente attorno ad aree abitate. Le colonie sono costituite da circa 300-500 esemplari.
VESPE CARTONAIE
Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sez: Aculeata
Super Famiglia: Vespoidi
Famiglia: Vespidi
Genere: Polistes
I Polistes, detti vespe cartonaie (es. Polistes gallicus) per i nidi che sembrano fatti di cartone, sono vespe sociali, che vivono in colonie poco numerose. Hanno un corpo privo di peli e addome lungo a forma di fuso. Possono essere infatti facilmente riconosciuti, per la parte anteriore dell’addome appuntita. Sono lunghi circa 1,5 cm e volano mantenendo le zampe molto larghe. Il loro nido, di piccole dimensioni, è disposto orizzontalmente, piatto o leggermente a cupola (a forma di ombrello) e completamente aperto, senza copertura esterna, con le cellette visibili (da 50 a 300). Viene costruito con polpa di legno masticata e fissato mediante un piccolo peduncolo alle piante, alle rocce, sotto le tettoie, grondaie, muretti, dentro gli edifici, su pali o tralicci, all’interno di tubi e piccole cavità.
VESPE VASAIO
Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sez: Aculeata
Super Famiglia: Vespoidi
Famiglia: Eumenidi
Genere: Eumenes
Gli Eumenes, dette vespe vasaio (es. Eumenes coarctatus o Eumenes pedunculatus), sono specie solitarie, riconoscibili per il loro “vitino” molto stretto, seguito da un segmento gastrale anch’esso ristretto, a forma di campana. Vivono nelle brughiere, dove le femmine costruiscono, con il fango e i granelli di sabbia cementati dalla saliva, piccoli nidi a forma di vaso, che vengono appesi a una pianta. Depongono un solo uovo, in ciascuno di essi e lo riempiono di bruchi, prima di sigillarlo e di andare a costruirne un altro, poco lontano. La larva si nutre per tutto l’autunno, poi si impupa all’inizio dell’inverso in bozzoli a forma di fiasco e sfarfalla in primavera.
VESPE MURATRICI
Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sez: Aculeata
Super Famiglia: Vespoidi
Famiglia: Vespidi
Famiglia: Odynerus
Gli Odynerus, dette vespe muratrici (es. Odynerus spinite), sono specie solitarie, lunghe circa 1 mm, di colore nero predominante con disegni gialli. Costruiscono nidi nel terreno sabbioso o nella malta morbida dei muri, costituiti da 3 – 4 cellette. La vespa depone in ciascuna cella un uovo e cibo di riserva, costituito soprattutto da larve di altri insetti, e poi la chiude cementandola. Ciascuna larva che nascerà condurrà vita indipendente dalle altre.
IMENOTTERI / Api
Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sezione: Aculeata
Super Famiglia: Apoidi
Famiglia: Apidi
Genere: Apis
La famiglia delle Apidi, comprende circa 177 generi, tra cui la famiglia Apis e Bombus. Apis comprende 27 specie, quelle che possono essere allevate dall’uomo sono 2: Apis mellifera e Apis cerana. La prima è diffusa in tutti i continenti, a esclusione delle zone artiche e antartiche, la seconda è diffusa in particolar modo in India e nel Sud-Est asiatico.
L’ape è importante economicamente per la produzione di miele, pappa reale, propoli e cera e quale agente impollinatore in agricoltura.
In Europa le api sono una specie protetta, essendo presenti nella lista rossa europea delle api. In Italia esiste la legge n. 313 del 24 dicembre 2004 “disciplina dell’apicoltura” a tutela delle api da miele, perciò non è possibile effettuare interventi di disinfestazione contro le api e i loro nidi. Eventuali alveari insediatasi nei luoghi abitati, possono essere prelevati solo da apicoltori autorizzati.
APE DA MIELE
Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sez: Aculeata
Super Famiglia: Apoidi
Famiglia: Apidi
Genere: Apis
Specie: Apis mellifera
La specie Apis mellifera, possiede numerose sottospecie o varietà diffuse in Italia.
Descrizione
Sono insetti alati, lunghi da 12 a 20 mm, con corpo peloso e tozzo, di colore giallastro, a strisce marroni-brunastre o viceversa. Il corpo è costituito da capo, addome e torace. Il 1° segmento del torace è fuso con l’addome, come in tutti gli Imenotteri e si collega al 2° mediante un peduncolo. Molti dei peli che ricoprono il corpo delle api sono piumosi, per meglio raccogliere il polline. L’apparato boccale è di tipo lambente-succhiante. La lingula è molto lunga, adatta a raccogliere il nettare dei fiori. Le zampe posteriori sono molto allargate. Hanno 2 paia di ali membranose, le ali anteriori sono unite alle posteriori da una fila di minuscoli uncini. Le femmine operaie possiedono delle strutture speciali adibite al trasporto del polline, site sulle zampe posteriori o sull’addome. Si tratta di sacche costituite da 2 file di setole robuste e ricurve, che formano un cestello. Tutto il polline raccolto dai peli distribuiti sul corpo, viene spazzolato con le zampe anteriori e raccolto in queste sacche, per essere trasportato al nido. Le femmine sono dotate di un pungiglione avvelenato, posto all’estremità dell’addome, che viene utilizzato per difesa o come arma di combattimento. Quando l’ape punge un altro insetto, il pungiglione viene facilmente retratto, ma se punge animali o uomini, il pungiglione, essendo seghettato, si ancora ai tessuti della vittima e si strappa dal corpo dell’ape, che muore poco dopo. Pungendo l’ape inietta un veleno emolitico, neurotossico, contenente enzimi litici e anche istamina. La puntura è molto dolorosa e nell’uomo può creare arrossamenti, gonfiori, ematomi e allergie anche gravi, fino allo shock anafilattico. Anche una sola puntura può condurre alla morte un soggetto sensibile. Generalmente le api non sono aggressive, tranne che nel perimetro attorno all’alveare.
Caste
Le Api sono insetti sociali, ossia vivono in colonie organizzate: c’è la classe riproduttiva, costituita da una femmina fertile, la regina, (una sola per alveare) e dai maschi (fuchi), presenti solo nel periodo riproduttivo tra aprile e luglio. C’è poi la classe lavorativa, costituita dalle femmine sterili (operarie), che fungono da nutrici, costruttrici e riparatrici del nido, ricercatrici di cibo, produttrici di cera, miele, pappa reale e guardiane. Le tre caste hanno dimensioni e caratteristiche morfologiche diverse tra loro, ma sono tutte alate. Le colonie sono monoginiche, pluriannuali e generalmente sono composte da 1 regina, 40.000-100.000 operaie, 500-2.000 fuchi.
La regina è di dimensioni maggiori rispetto alle atre 2 caste, (17-20 mm), ha il pungiglione, ma a differenza delle operaie, essa è priva dell’apparato per la raccolta del polline, delle ghiandole faringee e delle ghiandole ceripare. Essa vive 4-5 anni e viene fecondata una sola volta, da parecchi fuchi, durante il volo nuziale. Ha il compito di deporre incessantemente le uova, tranne che nei mesi invernali e di assicurare la coesione della colonia. Produce due tipi di uova, quelle diploidi feconde, da cui nasceranno operaie o regine, a seconda della presenza o meno di un feromone, e quelle aploidi non fecondate, da cui nasceranno i fuchi. Le nuove regine e i fuchi vengono generati solo in primavera, prima del volo nuziale. Dopo la schiusa le larve per i primi 2 giorni sono tutte alimentate con pappa reale, dopodiché le larve dei fuchi e delle operaie ricevono principalmente miele e polline, mentre le larve delle regine continuano ad essere nutrite con pappa reale.
I maschi hanno solo il compito di fecondare le nuove regine e hanno vita breve. Sono più grandi delle operaie (15 mm), ma più piccoli della regina, non posseggono il pungiglione, hanno la ligula molto più corta di quella delle operaie, per cui non possono succhiare il nettare dai fiori, non hanno le sacche pollinee, né le ghiandole faringee e ceripare. Muoiono subito dopo l’accoppiamento.
Le operaie sono lunghe 12-13 mm, vivono circa 30-45 giorni e hanno vari compiti, ripartiti secondo le fasce di età, in base ai cicli di sviluppo e di regressione di alcune ghiandole esocrine. Dapprima, la giovane operaia si occupa di ripulire le celle di nuova costruzione o quelle che devono essere riutilizzate. Poi, con lo sviluppo delle ghiandole farigee, che producono la pappa reale, passa ad occuparsi del nutrimento delle larve. Successivamente avviene la regressione delle ghiandole faringee e lo sviluppo delle ghiandole addominali sericere, per cui il nuovo compito è quello di costruire favi. Poi passa all’esterno dell’alveare, all’inizio per la sola difesa, poi per raccogliere nettare e polline, divenendo “bottinatrice”. Compiuto un mese di vita rientra nell’alveare, ove si occupa della ventilazione e riscaldamento del nido, della sua pulizia e difesa, etc. Infine quando si avvicina la fine, si allontana per andare a morire lontano.
Abitudini
Le api comunicano tra loro attraverso segnali chimici, i feromoni, e speciali movimenti, dette danze. La regina ad esempio produce il feromone di coesione della colonia e il feromone che stabilisce la nascita delle operaie. C’è poi il feromone d’allarme, prodotto quando un’ape punge, per richiamare le sorelle e un altro feromone che viene prodotto per indicare la strada di ritorno all’alveare. Anche i fuchi rilasciano un feromone durante il volo nuziale. Tra le danze invece c’è ad esempio la danza circolare, per indicare l’ubicazione di una nuova fonte di cibo, la danza d’allarme e la danza della pulizia.
Nel momento in cui avviene la deposizione delle uova di futuri fuchi e regine, la vecchia regina cessa di produrre uova e cominciano i preparativi per la sciamatura; parte delle operaie cariche di scorte di miele e propoli seguiranno la vecchia regina, che lascerà l’alveare per andare a fondarne uno nuovo.
Nel vecchio alveare la prima regina che sfarfalla, sarà la regina unica. Essa infatti uccide tutte le pupe delle sorelle, e poi inizia il volo nuziale, seguita dai fuchi. Con l’accoppiamento i fuchi muoiono per la perdita dei genitali, che rimangono nella borsa copulatrice della femmina, mentre gli altri vengono uccisi dalle operaie o muoiono di inedia, non potendosi alimentare da soli.
Alimentazione
Le api adulte si nutrono di sostanze zuccherine, quali nettare e polline, con cui nutrono anche le larve, il compito di raccogliere nettare, polline e acqua è affidato alle api bottinatrici, dalla primavera all’inizio dell’inverno. Gli alimenti vengono utilizzati per nutrire le larve, la colonia e per accumulare le scorte invernali di miele (circa 30 kg), utilizzate quando la temperatura scende e il lavoro delle bottinatrici si ferma, per cui l’intera colonia si ripara nell’alveare. Questo lavoro cooperativo, permette alle api di sopravvivere anche nei mesi invernali. L’intera attività verrà ripresa non appena la temperatura tornerà mite. Il miele viene prodotto dalle api, mediante la lavorazione del nettare. Il propoli invece è una sostanza resinosa che le api raccolgono dalle cortecce e dalle gemme delle piante, elaborano con l’aggiunta di polline, cera ed enzimi, e utilizzano come materiale isolante, da costruzione, da rivestimento, da protezione, essendo dotato di proprietà antibatteriche, antivirali e conservanti.
Alveari
In libertà le api costruiscono i loro nidi negli alberi cavi, ma talvolta può capitare che si insedino nelle cavità degli edifici. Negli allevamenti i nidi vengono costruiti in apposite strutture dette arnie. Il nido detto alveare è formato da favi verticali, costruiti con la cera prodotta dalle operaie, lavorata con l’ausilio di altre operaie, che si adoperano a riscaldare l’ambiente per mantenere la temperatura adatta. Esso è costituito da cellette esagonali di eguale grandezza, a eccezione delle cellette reali, prodotte solo in primavera, più grandi, perché destinate a contenere le uova della casta riproduttiva. L’alveare è sempre mantenuto ad una temperatura intorno ai 30°-35°. L’estate per rinfrescarlo viene messo in atto un sistema di ventilazione, operato con lo sbattimento delle ali e l’ausilio di gocce d’acqua. L’inverno invece le api non escono dall’alveare e si ammassano attorno ai favi, producendo calore con movimenti del corpo e delle ali, e si nutrono delle scorte alimentari di miele accumulate.
BOMBI
Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sez: Aculeata
Super Famiglia: Apoidi
Famiglia: Apidi
Genere: Bombus
I bombi, erroneamente chiamati calabroni per il loro volo molto rumoroso, appartengono alla famiglia delle api. Sono grossi, molto pelosi, di colore nero, con grandi strisce chiare (gialle o bianche o arancioni). Le ali appaiono molto piccole, rispetto al tozzo corpo. Il pungiglione dei bombi non è seghettato, per cui è facilmente retrattile e possono colpire le vittime più volte, ma generalmente non sono aggressivi. Vivono in piccole colone costituite da un 100-300 esemplari. Le colonie sono annuali, come per le vespe sociali, costituite ogni primavera da una nuova regina fecondata in tarda estate, che ha svernato in ripari sicuri. Costruiscono nidi d’erba o di muschio, sopra o sotto il suolo, spesso usando vecchi buchi dei topi. All’interno dei nidi costruiscono delle celle di cera, in cui le operaie allevano le larve, con polline e miele. In agricoltura vengono usati solo come agenti impollinatori, in quanto la loro produzione di miele, avendo piccole colonie, è molto esigua.
APE SOLITARIA
Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sez: Aculeata
Super Famiglia: Apoidi
Famiglia: Apidi
Genere: Colletes, Anthophora, Xylocopa
Anche tra le api ci sono specie solitarie, appartenenti ai generi: Colletes, Anthophora, Xylocopa (Es. Xilocopa Violacea detta Ape Carpentiera, o Legnaiola, di aspetto simile ai bombi, ma di colore nero-violaceo). Vengono spesso scambiate per calabroni a causa del loro volo rumoroso. Le femmine adulte si ibernano l’inverno e nidificano in primavera, scavando nei tronchi o nelle travi degli edifici, oppure nel terreno e nell’argilla soffice, un piccolo nido, costituito da poche cellette, rifornite di nettare e polline impastati, in ciascuna delle quali depongono 1 uovo. Le larve non verranno accudite e dovranno nutrirsi delle scorte alimentari lasciate.
IMENOTTERI / Scleroderma
Ordine: Imenotteri
Sott.Ordine: Apocrita
Sezione: Aculeata
Super Famiglia: Chrysidoidea
Famiglia: Betilidi
Genere: Scleroderma
Specie: Scleroderma domesticum
Lo scleroderma è grande da 3 a 4 mm, di forma allungata e molto slanciata, che ricorda le formiche. Il corpo, di colore marrone scuro – nerastro, con appendici marroncine-rossastre, è costituito da un capo di forma quadrata, un tronco cilindrico e un addome ovoidale, con un pungiglione terminale. Ha 2 antenne corte e sottili e 3 paia di zampe sul torace. Generalmente la femmina è attera, mentre il maschio può presentare ali ben sviluppate. La rarità di questi ultimi è dovuta alla partenogenesi (procedimento che permette alla femmina di autoprodurre solo femmine).
È facile rinvenirlo negli edifici arredati con vecchi mobili e rivestimenti in legno, infatti è un predatore delle larve dei tarli xilofagi. Esso si introduce nelle gallerie scavate nel legno, punge più volte la larva, paralizzandola con il veleno iniettato e si nutre della sua emolinfa, poi depone sul corpo della larva ancora viva, le sue uova, molte. Da quel momento rimane di guardia, finché le uova si schiudono ed escono le larve, che appena nate assumono una posizione bizzarra: si ergono tutte diritte sulla preda, ormai flaccida, facendola sembrare un piccolo porcospino. Le larve di scleroderma si nutrono della larva di tarlo e poi giunte a maturità si impupano, filando dei bozzoletti. Dopo 15-35 giorni fuoriescono gli adulti. Se ci sono maschi (solo se la madre si è accoppiata regolarmente, altrimenti sono tutte femmine) essi escono per primi. Quindi, si accoppiano con i bozzoli femminili ancora chiusi (quelli delle loro sorelle), penetrando la seta degli involucri e si accoppiano anche con la madre, poi subito dopo muoiono. La madre può vivere diverse generazioni, fino ad accoppiarsi con i suoi stessi nipoti. In ambienti riscaldati il ciclo riproduttivo è continuo e molto veloce.
A volte di notte escono abbastanza numerosi dalle loro tane e vagano per la casa, insinuandosi nelle imbottiture, nei cuscini, nei materassi e pungono l’uomo provocando un intenso dolore e causando reazioni allergiche anche gravi, con prurito, gonfiore.
LEPIDOTTERI / Lepidotteri defogliatori degli alberi
PROCESSIONARIA DEL PINO
Ordine: Lepidotteri
Sott.Ordine: Glossata
Infra Ordine: Eteroneuri
Div: Ditrysia
Super Famiglia: Noctuoidea
Famiglia: Notodontidae
Sotto Famiglia: Thaumetopoeinae
Genere: Thaumetopoea
Specie: Thaumetopoea pityocampa
La processionaria del pino è un insetto molto diffuso e altamente distruttivo, che attacca tutte le specie di pino, soprattutto giovani e di media età, prediligendo in particolare il Pinus nigra e il Pinus sylvestris, occasionalmente attacca anche larici e cedri. Le sue larve privano gli alberi del fogliame, compromettendone il ciclo vitale. Il nome PROCESSIONARIA deriva dal fatto che le larve si spostano in gruppi disposti in fila indiana, formando una sorta di processione.
Descrizione e ciclo vitale
Gli adulti sono farfalle notturne di forma triangolare, con apertura alare di 3-4 cm, ali posteriori giallo pallido, con una macchia nera sul margine interno e ali anteriori di colore grigiastro, con leggere striature trasversali brunastre, che rendono loro un’apparenza simile alla scorza delle piante, su cui si mimetizzano. L’addome è color arancio, con intersegmenti nerastri. Il capo, il torace e le ali sono interamente ricoperti da una fitta peluria grigia. Le femmine sono leggermente più grandi dei maschi. Vivono all’aperto e raramente entrano nelle case. Da fine luglio le femmine depongono 100-300 uova in un’unica ovatura a forma di manicotto, attorno agli aghi di pino, di color grigio argenteo, perché ricoperta dalle squame addominali della femmina. Verso fine agosto, primi di settembre, nascono le larve. Esse sono lunghe fino a 4 cm, con il capo nerastro, forti mandibole e corpo grigiastro sul dorso e ocraceo sul ventre, ricoperto da numerosi tubercoli, da cui fuoriescono ciuffi di peli urticanti, di color rosso-brunastri, sul dorso, con funzione di difesa e biancastri sui fianchi. Esse si muovono in gruppo, disposte in fila indiana. Alla nascita le larve sono piccole e poco voraci. Nei primi stadi di sviluppo, esse si nutrono degli aghi, lasciando la nervatura centrale, che si secca e verrà inglobata nel nido estivo; le larve infatti costruiscono vari nidi lassi di seta bianca brillante, intrecciata con aghi, sui rami dei pini, in cima o agli apici dei rami laterali, ove si riparano di giorno. Poi, con l’approssimarsi dell’inverno, le colonie di bruchi si riuniscono, e parte dei nidi estivi vengono abbandonati, mentre alcuni vengono rinforzati e resi compatti, con ulteriori fili di seta, aghi di pino, escrementi, secreti e detriti vari, per trasformali in nidi invernali, grandi, di forma ovale, ove svernano sempre sotto forma di larva. In primavera le larve riprendono la loro attività e escono, di notte, per cibarsi degli aghi di pino, che stavolta, mangiano interamente, le larve a uno stadio avanzato infatti sono molto voraci e defogliando completamente i rami. Di giorno rimangono riparate nel nido. Esse sono attive anche a temperature superiori ai 9°C, per cui nelle giornate invernali più miti posso uscire per cibarsi. Giunte a maturità, verso fine maggio, inizio giugno, abbandonano il nido e scendono lungo il tronco in caratteristiche e lunghe file indiane, fino a raggiungere il suolo, ove si interrano ad una profondità di 10-15 cm, vicino dalle piante ospiti. Le larve provenienti dallo stesso nido si incrisalidano tutte insieme nel terreno, in singoli bozzoli fittamente accatastati l’uno accanto all’altro. Una parte delle crisalidi può rimanere in diapausa anche fino a 7 anni. Poi da fine giugno a tutto agosto, compaiono gli adulti, che hanno vita breve di 1-2 giorni. Questi insetti compiono una generazione l’anno.
Importanza sanitaria
Oltre ai danni causati agli alberi, le larve sono pericolose per l’uomo e gli animali, in quanto i loro peli, che cadono dai nidi in primavera, o si staccano dal corpo delle larve, si disperdono col vento e, se si infiggono nella pelle, causano eritemi papulosi, molto pruriginosi, ma se penetrano nelle mucose dell’occhio, naso, bocca o nelle vie respiratorie e digerenti, i danni posso essere molto più gravi.
Legislazione
In Italia la lotta contro questo lepidottero è obbligatoria e regolamentata dal D.M. del 30/10/2007, pubblicato nella G.U. n. 40 del 16/02/2008, (che sostituisce e abroga il precedente D.M. 17/04/1988) e dal D.L. del 19/08/2005 n. 214.
PROCESSIONARIA DELLA QUERCIA
Ordine: Lepidotteri
Sott.Ordine: Glossata
Infra Ordine: Eteroneuri
Div: Ditrysia
Super Famiglia: Noctuoidea
Famiglia: Notodontidae
Sotto Famiglia: Thaumetopoeinae
Genere: Thaumetopoea
Specie: Thaumetopoea processionea
La processionaria della quercia è un lepidottero presente in Europa, le cui larve si nutrono delle foglie degli alberi di quercia, ma anche di Rovere, Roverella e Farnia, defogliandoli completamente. È meno diffuso della processionaria del pino.
Descrizione e ciclo vitale
L’insetto adulto è una farfalla notturna. Ha un’apertura alare di circa 2,5 – 3,5 cm. Le femmine sono leggermente più grandi. Le ali anteriori sono di colore variabile, dal bianco sporco al grigiastro, con sfumature nocciole e striature trasversali più scure. Quelle posteriori sono grigio brune nelle femmine e nei maschi sono biancastre, con bande grigiastre trasversali, appena accennate e macchie grigio nerastre nell’angolo inferiore. Il corpo e le ali sono interamente coperti da una fitta peluria grigio-bunastra. Le femmine ad agosto depongono le uova in gruppi di 100-200, sulla corteccia liscia dei rami, cementandole con secreti ghiandolari e ricoprendole di peli. Questo insetto sverna nello stadio di uovo, che poi si schiude a inizio primavera. La larva giovane, di colore marrone, lunga pochi millimetri, si nutre delle gemme e delle foglie degli alberi. La larva a uno stadio avanzato è lunga fino a 10 cm, di colore grigiastro, con 2 fasce nere sul dorso, bordate da fasce grigie a macchie bianche, fianchi e ventre grigio-giallastro e capo scuro. Tutto il corpo è ricoperto da tubercoli, con ciuffi di lunghi peli chiari, mentre tra le due fasce dorsali scure, spiccano dei cuscinetti di colore rosso cupo, da cui fuoriescono i peli urticanti rossi. Esse costruiscono grossi nidi di forma appiattita, fatti di fili di seta, foglie, escrementi, secreti, peli urticanti, posti a varie altezze lungo la corteccia del tronco o alla biforcazione dei rami, sul lato meridionale, più soleggiato. Qui si riparano di giorno, mentre di notte escono per nutrirsi, formando lunghe file indiane parallele, simili a processioni (da cui il nome di processionaria), seguendo i fili di seta lasciati dalla prima larva. Giunte a maturazione, a fine giugno, si incrisalidano nei nidi o alla base degli alberi. Gli adulti compaiono tra fine luglio e agosto. Questo insetto compie una generazione l’anno.
Importanza sanitaria
Oltre ai danni causati agli alberi, le larve sono pericolose per l’uomo e gli animali, in quanto i loro peli, che cadono dai nidi in primavera, o si staccano dal corpo delle larve, si disperdono col vento e, se si infiggono nella pelle, causano eritemi papulosi, molto pruriginosi, ma se penetrano nelle mucose dell’occhio, naso, bocca o nelle vie respiratorie o digerenti, i danni posso essere molto più gravi.
IFANTRIA AMERICANA
Ordine: Lepidotteri
Sott.Ordine: Glossata
Infra Ordine: Eteroneuri
Div: Ditrysia
Super Famiglia: Noctuoidea
Famiglia: Erebidae
Sotto Famiglia: Arctiinae
Genere: Hyphantria
Specie: Hyphantria cunea
Questo lepidottero, originario dell’America, è comparso in Italia alla fine degli anni ’70 e attacca gelsi, aceri, pioppi, tigli, salici, olmi, vite, noce e latifoglie varie, sia spontanee, che coltivate o ornamentali, provocando intense defogliazioni.
Descrizione e ciclo vitale
Gli adulti sono farfalle notturne, con ali di colore bianco (femmine) o bianco punteggiato nero, a bande trasversali (maschi), con aperture alari di circa 2.5–4 cm. Il corpo è peloso e di colore bianco crema. Le femmine depongono uova di colore verde-chiaro, sulle pagine inferiori della foglie. Le larve giovani sono di colore giallastro, con una doppia fila di puntini nerastri lungo il corpo. Le larve mature raggiungono una lunghezza di 3-3,5 cm e sono pelose, di colore brunastro e con file longitudinali di tubercoli nerastri, da cui fuoriescono ciuffi di peli chiari sui fianchi e scuri sul dorso. Sui lati del corpo si ci sono due fasce longitudinali di colore giallastro. Le larve costruiscono sugli alberi ospiti i loro nidi. Le larve giovani provocano delle erosioni superficiali della pagina inferiore della foglia, lasciando intatte le nervature e spesso anche l’epidermide superiore; il danno provoca comunque una schelettrizzazione delle foglie. Più maturano e più le larve diventano voraci, divorando l’intera foglia, compresa la nervatura principale. Durante l’estate sono in grado di defogliare l’intera pianta. Questo insetto sverna sotto forma di crisalide, nelle fessure della corteccia o alla base degli alberi e compie 2 generazioni all’anno. Gli adulti della prima generazione, che nascono dalle crisalidi svernanti, si presentano tra fine aprile e metà maggio. Essi si accoppiano subito e le larve nascono i primi di giugno e restano attive fino ai primi di luglio, costruendo grossi nidi sericei sui rametti e germogli della chioma degli alberi, ove si riparano nelle ore diurne. Poi si incrisalidano e, da metà luglio ai primi di agosto, esce la seconda generazione di adulti. Le nuove larve nascono verso fine luglio e sono attive fino a fine settembre, costruendo nuovi nidi e arrecando i danni maggiori. Poi a fine settembre, primi di ottobre si incrisalidano e svernano per ricominciare il ciclo.
BOMBICE DISPARI O LIMANTRIA
Ordine: Lepidotteri
Sott.Ordine: Glossata
Infra Ordine: Eteroneuri
Div: Ditrysia
Super Famiglia: Noctuoidea
Famiglia: Erebidae
Sotto Famiglia: Lymantriinae
Genere: Lymantria
Specie: Lymantria dispar
Questo lepidottero è molto diffuso. Attacca le piante da frutto, sia arbustive, che arboree (come melo, vite, ecc.) e, soprattutto, le latifoglie ornamentali e forestali, tra le quali varie specie di Querce, Platano, Faggio, Pioppo, Salice, Castagno, Nocciolo ecc., defogliandole completamente.
Descrizione e ciclo vitale
Gli adulti sono farfalle notturne, che presentano dimorfismo sessuale: i maschi hanno ali color nocciola-brunastro, con striature più scure trasversali e apertura alare di circa 4 cm; le femmine sono di dimensioni maggiori, hanno ali biancastre, variegate di bruno, con apertura alare di circa 6 cm e addome grosso e tozzo, che termina con un ciuffo di peli giallastri. Le femmine, pur avendo ali completamente sviluppate, non volano. Esse depongono masse di piccole uova sferiche, giallastre, attaccate alla corteccia degli alberi e ricoperte da peli, che rimangono in questo stadio per tutto l’inverno, ossia svernano sotto forma di uovo. Poi in primavera escono le larve, che sono pelose, di colore grigiastro, con una tipica doppia fila di tubercoli dorsali, di colore blu verso il capo e rossastro verso la parte posteriore del corpo e altri tubercoli meno evidenti sui fianchi, da cui fuoriescono i peli. Parte dei peli sono urticanti. A maturità possono raggiungere i 7-8 cm di lunghezza. Le larve si nutrono, divorando completamente le foglie e si lasciano trasportare dal vento di pianta in pianta, propagando l’infestazione. A fine giugno si incrisalidano e verso luglio compaiono gli adulti. Questo insetto compie una generazione l’anno. Il numero e la posizione delle uova di Limantria sulle piante fornisce un’informazione circa lo stato della gradazione in atto: 600-800 uova fino a 2 metri di altezza indicano una fase di latenza o di iniziata propagazione dell’insetto, mentre un minor numero di uova, circa 300-500, posizionate fino a 6 metri di altezza, indicano un’infestazione massiccia.
LEPIDOTTERI / Lepidotteri delle derrate e dei tessuti
TIGNOLA DEL GRANO
Ordine: Lepidotteri
Famiglia: Gelechidi
Genere: Sitotroga
Specie: Sitotroga cerealella
È un infestante delle derrate alimentari diffuso in tutto il mondo, preferisce le zone temperate calde. La Sitotroga è un infestante che vive a spese di cariossidi di frumento, orzo, avena, riso e soprattutto mais (sia nei magazzini che nei campi).
La farfalla ha un’apertura alare di circa15 mm; le ali anteriori sono giallastre, strette, con puntini o striature brunastre, le ali posteriori sono grigiastre e appuntite, entrambe sono fornite di lunghe frange. Le responsabili del danno sono le larve, di colore bianco-rosato con il capo marroncino e lunghe circa 5-6 mm. Esse, appena nate, penetrano nelle cariossidi (una per cariosside) ove si nutrono, svuotandole e imbrattando con esuvie ed escrementi. Dopo circa un mese, escono da un piccolo forellino, per impuparsi e poi sfarfallare con i primi caldi. Da qui parte una nuova ovideposizione sulle cariossidi e quindi un nuovo ciclo. La Sitotroga può presentare fino a 5 generazioni l’anno e sverna sotto forma di larva. Tollera temperature tra i 10°C e i 35°C.
FALSA TIGNOLA DEL GRANO
Ordine: Lepidotteri
Famiglia: Tineidi
Genere: Nemapogon
Specie: Nemapogon granella
È un infestante delle derrate alimentari cosmopolita, diffuso soprattutto nel Cento e Nord Italia, preferendo le zone temperate. Infesta cereali, biscotti, farina, carne secca, noci, spezie, frutta secca, prodotti in fase di stagionatura come salumi e formaggi, sughero, ma attacca soprattutto le cariossidi dei cereali. La farfalla ha un’apertura alare di circa16 mm; le ali anteriori sono chiare, con macchie scure, che le conferiscono un aspetto marmoreggiato, quelle posteriori sono grigiastre; entrambe sono ricoperte da squame e hanno una lunga frangiatura. Il capo presenta un ciuffo di squame bianco-brunastre.
Le larve sono di colore biancastro con il capo marroncino e lunghe circa 9 mm. Esse sono responsabili dei danni alle derrate, di cui si nutrono, penetrando negli alimenti e imbrattandoli con esuvie ed escrementi. Una volta mature si nascondono in rifugi asciutti, come le fessure dei muri, dove si impupano. Questo lepidottero può presentare fino a 4 generazioni l’anno.
TIGNOLA FASCIATA
Ordine: Lepidotteri
Famiglia: Ficitidi
Genere: Plodia
Specie: Plodia interpunctella
È un infestante delle derrate alimentari, cosmopolita e diffuso in tutta Italia. Le larve della Plodia vivono a spese delle più svariate sostanze alimentari: farine, semi, pasta, frutta, carne secca, noci, cacao e derivati, dolciumi, prodotti vegetali oleaginosi, mangimi per uso zootecnico. La farfalla ha un’apertura alare di circa 20 mm; le ali anteriori sono biancastre alla base e bruno-rossastre sulla parte distale, con una fascia bruna trasversale che separa le due colazioni; le ali posteriori sono biancaste; entrambe presentano una corta frangiatura. Le larve sono giallognole, con la testa scura, lunghe circa 15 mm. Esse infestano le derrate, nutrendosi e tessendo una tela sericea molto fitta e le deteriorano inoltre con escrementi, esuvie, detriti. Una volta mature si nascondono in crepe, fessure, angoli dei muri per impuparsi. La Plodia può presentare fino a 4 generazioni l’anno e sverna sotto forma di larva.
TIGNOLA GRIGIA
Ordine: Lepidotteri
Famiglia: Ficitidi
Genere: Ephestia
Specie: Ephestia kuehniella
Cosmopolita e diffuso in tutta Italia, è un infestante delle derrate alimentari e in particolare il maggior infestante dei mulini. Le larve di Ephestia attaccano le medesime derrate della Plodia interpunctella: farine di cereali e di altri prodotti conservati, semi, pasta, fagioli, arachidi, frutta secca, funghi secchi, spezie, cioccolata, ma con netta preferenza per le farine e le semole. La farfalla ha un’apertura alare di circa 20 mm, le ali anteriori sono grigio scuro, variegate, le ali posteriori biancastre, entrambe brevemente frangiate. Le larve sono giallognole-rosate, con la testa scura, ciuffetti di peli lungo il corpo, lunghe circa 20 mm. Esse infestano le derrate, nutrendosi e avvolgendole con tele sericee, che formano grumi con escrementi ed esuvie. Le larve mature si incrisalidano tra le derrate. L’Ephestia può presentare fino a 5 generazioni l’anno e sverna generalmente come larva, ma anche nelle altre forme.
TIGNOLA DELLA FARINA
Ordine: Lepidotteri
Famiglia: Piralidi
Genere: Pyralis
Specie: Pyralis farinalis
È un infestante delle derrate alimentari cosmopolita, si insedia in ambienti umidi e su cereali, farine o pasta ammuffiti: è quindi indice di cattivo stato di manutenzione di impianti, quali magazzini, mulini, e/o delle partite di derrate. La larva si nutre anche di fieno, paglia, frutta secca, sughero e caramelle. Tra i lepidotteri infestanti le derrate la P. farinalis è tra le più appariscenti. L’apertura alare è di circa 30 mm, le ali anteriori sono maculate in modo caratteristico, di colore bruno-cioccolato, nelle due fasce prossimale e distale, bruno chiaro nella banda intermedia, le colorazioni sono separate da strisce trasversali biancastre; le ali posteriori sono nero-fumo, con due sottili bande biancastre. La larva, responsabile dell’infestazione delle derrate è biancastra-giallognola, con i capo scuro e lunga circa 20 mm. La Pyralis può presentare fino a 3 generazioni l’anno.
FALENA MARRONE
Ordine: Lepidotteri
Famiglia: Oecophoridae
Genere: Hofmannophila
Specie: Hofmannophila pseudospretella
È una tarma cosmopolita, infestante delle derrate alimentari e dei tessuti, facilmente rinvenibile nei magazzini e nelle case. È praticamente onnivora e infesta vari prodotti di origine animale e vegetale: derrate alimentari quali mais, grano, riso, orzo e altri semi, farine, frutta secca, ma anche lana, pelle, piume, pellicce, tappeti, tappezzerie, libri, insetti morti, piante secche. Può essere rinvenuta tutto l’anno, necessita ambienti bui, umidi e non sopravvive a temperature troppo basse. È facile trovarla anche nei nidi d’uccelli. L’adulto è una farfalla lunga circa 8-14 mm, con apertura alare di 15-20 mm, le ali anteriori sono marroni con macchioline scure, quelle posteriori sono giallo pallido-iridescente, entrambe frangiate. La femmina depone circa 500-600 uova, piccole e bianche, che si schiudono in 1-15 settimane, a seconda delle condizioni ambientali. La larva è lunga fino a 20 mm, di colore bianco trasparente, con il capo marrone. Quando si nutre lascia fili di seta, escrementi ed esuvie. Può percorrere notevoli distanze e vive tra le 10 e le 19 settimane, ma in condizioni scarsa umidità, può entrare in una fase di disseccamento e sopravvivere parecchi mesi. In condizioni ottimali la falena marrone compie 1 generazione l’anno.
FALENA DALLE SPALLE BIANCHE
Ordine: Lepidotteri
Famiglia: Oecophoridae
Genere: Endrosis
Specie: Endrosis sarcitrella
È un infestante delle derrate alimentari e dei tessuti, cosmopolita, che può essere rinvenuto tutto l’anno. Le larve attaccano una vasta gamma di alimenti: derrate alimentari secche, quali grano, cereali, frutta secca, farine, semi, funghi secchi, ma anche legno marcio, sughero, insetti morti, piante secche, lana, tappeti, vecchi tessuti. È facile trovarla in magazzini o costruzioni esterne non riscaldati e anche nei nidi d’uccelli. Viene attirata dalla luce. L’adulto è lungo 6-10 mm, con apertura alare di 15-21 mm. Il capo e il torace sono di color bianco crema, mentre le ali anteriori sono biancastre-grigio-marroni, più o meno screziate, con macchioline brune e quelle posteriori sono biancastre, entrambe sono frangiate. Possiede grossi palpi labiali ricurvi verso l’alto. Le uova schiudono in 10 giorni – 2 mesi, a seconda delle condizioni ambientali. La larva è lunga fino a 12 mm, di color crema, con il capo bruno-rossiccioe vive oltre 4 mesi. Generalmente questo insetto compie una generazione all’anno.
LEPIDOTTERI / Tarme
Ordine: Lepidotteri
Famiglia: Tineidae
Famiglia: Oecophoridae
Con il termine tarme o càmole o tignole, vengono indicate alcune specie di lepidotteri, le cui larve si nutrono di tessuti e fibre naturali come lana, seta, cotone, oltre ad altre tipologie di sostanze contenenti cheratina, quali piume, peli, capelli, etc.
Il ciclo vitale di questi insetti comprende lo stadio di uovo, larva, pupa e adulto. Gli adulti non si nutrono e dopo l’accoppiamento e la deposizione delle uova muoiono, mentre le larve traggono il loro nutrimento dai tessuti, ma anche da molte altre fonti. Esse hanno la capacità di trasformare la cheratina in cibo. Preferiscono i tessuti sporchi e sono particolarmente attratte dai tappeti e dai vestiti che contengono sudore umano e residui di altri liquidi, attirate in questi casi non tanto dal cibo, ma dall’umidità. Le larve non bevono acqua, di conseguenza deve contenerne il loro cibo. Sia adulti che larve preferiscono luoghi bui e umidi, e non sono attratti dalla luce, che rifuggono, nascondendosi.
Gli adulti sono piccole falene, lunghe fino a 2 cm. Le loro uova sono piccole, in genere lunghe meno di 1 mm e scarsamente visibili. Una femmina può deporre centinaia di uova nella sua vita; le uova vengono deposte in luoghi attentamente scelti per le migliori possibilità di sopravvivenza. Le uova sono attaccate con una sostanza simile alla colla e possono essere piuttosto difficili da rimuovere. Dopo la schiusa delle uova, le larve cercano immediatamente cibo. Le larve possono mangiare il cibo necessario, in meno di due mesi, ma se le condizioni ambientali non sono favorevoli, si ciberanno a intermittenza per un tempo più lungo, fino a 2 anni. Ogni larva a maturità si tesse un bozzolo, in cui si trasforma in un adulto. Le larve rimangono in questi bozzoli tra uno e due mesi, poi escono come adulti, pronte ad accoppiarsi e a deporre le uova.
TARMA DEI TESSUTI o TARMA DEI CRINI
Ordine: Lepidotteri
Famiglia: Tineidae
Genere: Tineola
Specie: Tineola bisselliella
È una tarma cosmopolita, infestante dei tessuti, e delle derrate alimentari, che può essere rinvenuta ovunque, in luoghi bui, quali armadi, sotto i tappeti, negli arredi imbottiti, etc. Essa attacca abiti in fibra naturale, prediligendo la lana, tappeti, mobili imbottiti, cuscini, materassi, animali impagliati, collezioni entomologiche, pellicce, piume, pelli, setole di spazzole e pennelli, etc., ma anche derrate alimentari, come cereali, grano, farina e biscotti. La durata del ciclo vitale dipende molto da temperatura e umidità e varia da pochi mesi a qualche anno (ottimale 24°C e 75% umidità). L’adulto è una piccola falena, lunga 20 mm, con apertura alare di 14/18 mm e ali di colore giallo oro con riflessi rosso oro, a seconda dell’inclinazione e frangiate. Il capo è ricoperto da peli marroncini. Vive 2-4 settimane e vola poco, restando preferibilmente nascosto, non si nutre. La femmina depone, incollandole sul substrato alimentare, 40-50 uova, ovali, piccolissime (0,5 x 0,3 mm) di colore bianco perlaceo, che nei mesi caldi si schiudono in 4-10 giorni, mentre d’inverno impiegano circa 1 mese. Le larve sono lucide, con copro di colore bianco-crema, testa marroncina e apparato boccale di tipo masticatore. Sono lunghe circa 1 mm alla nascita e arrivano a misurare fino a 12 mm nello stadio maturo. Esse tessono scarsi fili di seta sui tessuti e vivono da 1 mese a 2,5 anni, mangiando in continuazione, provocando fori ed erosioni irregolari. Talvolta si muovono nascoste in piccoli astucci di seta, ma più spesso girano nude. Giunte a maturità si impupano in un bozzolo di seta, ricoperto da escrementi e residui vari, di colore marroncino chiaro. Lo stadio di pupa può durare dai 50 giorni ai 4 anni, a seconda delle condizioni ambientali. In condizioni ottimali queste tarme possono avere 2 generazioni l’anno.
TARMA DELLE PELLICCE
Ordine: Lepidotteri
Famiglia: Tineidae
Genere: Tinea
Specie: Tinea pellionella
Questa tarma è un infestante dei tessuti e delle derrate alimentari cosmopolita, ma meno diffusa. La larva attacca pellicce, pelli, peli, capelli, piume, tessuti in fibre naturali, lana, seta, animali impagliati, ma anche carta da parati e derrate alimentari vegetali, quali semi. Le larve si trovano anche nei nidi di uccelli. L’adulto è una piccola falena lunga 3-6 mm, con apertura alare di 9-16 mm, corpo di colore grigio argenteo-brunastro, con riflessi giallo-marrone e ali frangiate di colore grigio-marroni, con macchie scure sul primo paio di ali e con peli marrone-brunastri sul capo. Vive circa 1 mese e non si nutre. La femmina deposita 100-300 uova sul substrato alimentare. Le larve sono marroni sul capo e nel primo segmento e chiare con una riga longitudinale nera, nel resto del corpo. Esse vivono in un involucro fatto con fili di seta, frammenti di tessuti e detriti vari, che si portano appresso e mangiano in continuazione. Vivono circa 50 giorni e giunte a maturità si impupano, chiudendo le estremità del loro involucro. In condizioni ottimali queste tarme possono avere 3-4 generazioni l’anno.
TARMA DEI TAPPETI
Ordine: Lepidotteri
Famiglia: Tineidae
Genere: Trichophaga
Specie: Trichophaga tapetzella
La tignola dei tappeti è un’infestante dei tessuti cosmopolita. La larva attacca tessuti pesanti, come tappeti, arazzi, tendaggi, tappezzerie, feltri, pelli, pellicce, piume, crini di cavallo, capelli, peli, etc. Può essere rinvenuta anche nei nidi di uccelli, nei bagni, nelle scuderie, nelle cucce di animali. Necessita di buio e umidità. L’adulto è una falena con apertura alare di 14-19 mm. Le ali anteriori sono per la prima metà marroni-brunastre e biancastre iridescenti, con macchiette scure terminali, nella seconda metà. Le ali posteriori sono grigie chiare. Entrambe sono frangiate. Il capo è ricoperto da una peluria bianca. Il torace è brunastro, mentre l’addome e bianco iridescente. La femmina depone 6-10 uova sul substrato alimentare. Le larve sono giallognole, con capo marroncino e corpo tozzo, vivono tutta l’estate, nutrendosi voracemente. Esse costruiscono tortuose gallerie nei tessuti, costruite con frammenti di tessuto, fili di seta e vari detriti. Giunte a maturità, si impupano in un bozzolo sericeo tra le fibre del tessuto e tra aprile e giugno, sfarfallano gli adulti. In condizioni ottimali completano il proprio ciclo vitale in 1-2 anni.
PESCIOLINI D'ARGENTO
Ordine: Tisauri
Famiglia: Lepismatidi
Le Lepisme, dette comunemente PESCIOLINI D’ARGENTO, infestano libri, carta da parati, stoffe, tappeti, tappezzerie, intonaci, pelli, quadri, nutrendosi di colle, carta, peli, residui organici, farina e cibi contenenti sostanze amilacee e zuccherine.
Hanno il corpo ricoperto da squamette, appiattito e allungato, che è più largo a livello toracico e va restringendosi procedendo verso la sezione addominale (forma a “carota”), lunghe antenne e 3 appendici caudali (2 cerci laterali e 1 epiprocto centrale più lungo). Sono dotate di apparato boccale di tipo masticatorio semplice, non hanno ali e non subiscono metamorfosi, ma solo continue mute. Sono molto longeve, infatti, vivono da 3 a 8 anni. Prediligono ambienti chiusi e umidi e sono attive al buio, essendo lucifughe. Le specie più comuni sono Lepisma saccharina e Thermobia domestica.
La Lepisma saccharina è lunga fino a 10 mm ed è ricoperta di squame grigio-argentate. Predilige ambienti con umidità elevata, e temperatura moderata: appartamenti, magazzini, scantinati, biblioteche.
La Thermobia domestica è lunga fino a 16 mm, è ricoperta di squame più scure marroncine, che gli conferiscono un colore maculato e ha antenne e appendici caudali più lunghi, nonché numerose appendici sensoriali lungo il corpo. Predilige ambienti più riscaldati: scaldabagni, cucine, ristoranti, panetterie, forni di cottura.
PIDOCCHI / dei mammiferi
Ordine: Anoplura
Sono piccoli insetti cosmopoliti, ectoparassiti dei mammiferi specie specifici, ossia attaccano solo un determinato mammifero e non si contraggono tra specie diverse, ma solo per contatto tra individui della stessa specie. Inoltre alcuni pidocchi attaccano solo specifiche zone dell’ospite. Sono lunghi pochi mm, possiedono un corpo piatto, privo di ali, adatto a districarsi tra peli o piume, hanno un capo piccolo, con corte antenne, addome allargato, e torace generalmente più corto e stretto, con 3 paia di robuste zampe, ciascuna terminante con 1 o 2 unghie appositamente conformate per afferrare e sorreggersi al manto peloso o piumato. Sono ematofagi pungenti, ossia pungono per nutrirsi di sangue, essendo dotati di un apparato boccale di tipo pungente e succhiate, sia allo stadio di ninfa, che adulti. Lontani dal loro ospite, non sopravvivono a lungo, in quanto hanno bisogno di alimentarsi frequentemente. Questi insetti sono responsabili delle infestazioni denominate PEDICULOSI e arrecano punture che causano prurito, dovuto sia al morso, che a una reazione allegica-irritativa alla saliva dell’insetto, dermatiti, irritazioni, eczemi, escoriazioni auto inferte grattandosi, che possono infettarsi; inoltre alcuni sono vettori di parecchie malattie e negli animali possono causare anche anemia.
PIDOCCHIO DEL CAPO
Ordine: Anoplura
Famiglia: Pediculidae
Genere: Pediculidae
Specie: Pediculus humanus capitis
Si tratta di piccoli insetti, che vivono come ectoparassiti solo sulla testa dell’uomo, prediligendo la nuca e l’area sopra le orecchie. Hanno un corpo piatto, di colore trasparente, grigio brunastro, marroncino, lungo 2-3 mm, con torace più corto e stretto e addome slanciato, ma più allargato. Sono privi di ali, hanno corte antenne, capo stretto, occhi neri, segmenti toracici fusi e sono dotati di robuste zampe, che terminano ciascuna con un’unghia, permettendo loro di attaccarsi strettamente al corpo dell’ospite. Generalmente vivono solo sull’ospite parassitato, ma possono trasferirsi da un individuo all’altro per contatto diretto o più raramente indiretto, mediante oggetti personali, quali pettini, cappelli, cuscini, cuffie, etc. Lontani dai loro ospiti, muoiono in breve tempo (circa 24-72 ore), in quanto non resistono senza alimentarsi, essi, infatti, si nutrono di sangue ogni 2-3 ore. Le femmine depongono da 4 a 10 uova al giorno (circa 100-300 uova nell’arco della loro vita, che dura fino a 30 giorni) di forma piriforme, colore biancastro-traslucido, lunghe 0.5-1 mm, dette lendini, che incollano singolarmente e saldamente con la saliva alla base dei capelli. Esse schiudono in 7-10 giorni e dopo altri 7-10 giorni le ninfe divengono adulti, in grado di riprodursi. Le ninfe sono anch’esse ematofaghe. Questi insetti sono responsabili dell’infestazione denominata PEDICULOSI DEL CAPO con punture, prurito, dermatiti, irritazioni, escoriazioni auto inferte grattandosi, che possono infettarsi, inoltre sono vettori di parecchie malattie, tra le quali il tifo esantematico e la febbre ricorrente.
PIDOCCHIO DEL CORPO
Ordine: Anoplura
Famiglia: Pediculidae
Genere: Pediculidae
Specie: Pediculus humanus humanus o Pediculus humanus corporis
Molto simile al precedente, da cui è difficilmente distinguibile, se non per la forma un po’ più tozza e le dimensioni maggiori (circa 3-4 mm). Questo ectoparassita vive sul corpo e sugli indumenti dell’uomo, ma non sulla testa. Presenta lo stesso ciclo vitale e abitudini, del pidocchio del capo, per cui anch’esso è un parassita obbligato e allontanato dall’ospite muore in pochi giorni, circa 7. La femmina depone le uova, dette lendini, incollandole saldamente alle fibre degli indumenti. Il contagio avviene sia per contatto diretto, che indiretto, con indumenti o effetti letterecci contaminati. È responsabile della PEDICULOSI DEL CORPO, con gli stessi effetti e rischi di quella del capo, ma estesa all’intero corpo.
PIDOCCHIO DEL PUBE
Ordine: Anoplura
Famiglia: Pthiridae
Genere: Pthirus
Specie: Pthirus pubis
Questo insetto, comunemente chiamato PIATTOLA, vive sui peli pubici e perianali, ma anche sui peli di gambe, petto, ascelle, sopracciglia e barba. Ha un corpo piatto, di colore grigio brunastro, marroncino, lungo circa 2 mm, di forma molto più tozza rispetto ai precedenti, con torace e addome molto allargati. Presenta lo stesso ciclo vitale, e abitudini della specie Pediculus. L’adulto allontanato dall’ospite muore in poche ore, circa 24/48. La femmina depone le uova alla base dei peli, incollandoli singolarmente e saldamente. Il contagio generalmente avviene per contatto diretto durante i rapporti sessuali o con effetti letterecci o spogliatoi e servizi igienici poco puliti. È responsabile della PEDICULOSI DEL PUBE, arrecando punture, ma a differenza dei pidocchi del capo e del corpo, questi insetti non sono veicoli di diffusione di malattie gravi, però il prurito che arrecano è molto intenso e può dare reazioni allergiche-irritative, macule, dermatiti, oltre a escoriazioni auto inferte grattandosi.
PIDOCCHIO DEL CANE
Ordine: Anoplura
Famiglia: Linognathidae
Genere: Linognathus
Specie: Linognathus setosus
Questi pidoccchi attaccano i cani, soprattutto quelli a pelo lungo o orecchie lunghe e si localizzano generalmente su spalle e collo, soprattutto sotto il collare. Infestazioni estese possono causare anemia nell’animale.
PIDOCCHI DEI BOVINI
Ordine: Anoplura
Famiglia: Linognathidae
Genere: Linognathus
Specie: Linognathus vituli
Ordine: Anoplura
Famiglia: Haematopinidae
Genere: Haematopinus
Specie: Haematopinus eurysternus
Entrambi attaccano i bovini, prediligendo l’area della groppa e quella sotto la coda e comunque le zone dove l’animale non arriva a leccarsi. Il pelo appare arruffato e l’animale è irritato e tende a provocarsi escoriazioni tentando di grattarsi contro staccionate e muretti o mordendosi. Infestazioni gravi possono causare anemia.
PIDOCCHIO DEI SUINI
Ordine: Anoplura
Famiglia: Haematopinidae
Genere: Haematopinus
Specie: Haematopinus suis
Attacca i suini, spargendosi su tutto il corpo dell’animale. L’animale è irritato e mostra evidenti segni di alopecia. Gravi infestazioni possono arrestare la crescita degli individui più giovani. È particolarmente pericoloso, perché può trasmettere il virus della peste suina.
PIDOCCHIO DEGLI EQUINI
Ordine: Anoplura
Famiglia: Haematopinidae
Genere: Haematopinus
Specie: Haematopinus asini
Attacca asini e cavalli, prediligendo la regione della criniera e l’area alla base della coda. Il pelo appare arruffato e l’animale è irritato e tende a provocarsi escoriazioni tentando di grattarsi contro qualsiasi supporto o mordendosi. Infestazioni gravi possono causare anemia.
PIDOCCHIO DEI RATTI
Ordine: Anoplura
Famiglia: Polyplacidae
Genere: Polyplax
Specie: Polyplax spinulosa – Polyplax serrata
Attaccano il Rattus norvegicus e il Rattus Rattus, ma anche altre specie di ratti, topi e roditori in genere. Sono pericolosi in quanto vettori di parecchie malattie come il tifo e varie tripanomiasi.
PIDOCCHI DEI LIBRI (o Corrodenti o Psicotteri)
Ordine: Psocotteri (corrodenti)
Gli Psocotteri, detti anche Corrodenti, comunemente conosciuti come PIDOCCHI DEI LIBRI, sono un ordine di insetti dalle piccole dimensioni: da 1 a 6 mm di lunghezza, con corpo molliccio, di colore biancastro o marrone chiaro, capo grosso, torace stretto, addome largo e segmentato trasversalmente, lunghe antenne e zampe con femori tozzi.
Sono dotati di apparato boccale masticatore e generalmente non hanno ali. Essi prediligono luoghi umidi, con presenza di muffa: all’aperto vivono in luoghi riparati del terreno, sotto le cortecce degli alberi, tra i licheni; al chiuso vivono nelle abitazioni, nelle biblioteche, nelle imbottiture di mobili, nei magazzini di imballaggi di farine o paste alimentari, nei silos di cereali, nelle collezioni entomologiche. Si nutrono di detriti di origine animale e vegetale, muffe, alghe, carta, colla. Attaccano le derrate di spezie, vegetali secchi, farine e pasta, nonché libri, carta da parati e insetti conservati. Le infestazioni più imponenti si verificano nelle biblioteche e nei silos di cereali, risultando nocivi, sia per i danni prodotti, sia per il trasporto di microrganismi patogeni e sia perché responsabili di dermatiti allergiche.
Tra le specie più note c’è il Liposcelis divinatorius, (lungo circa 1 mm, con l’addome appiattito e il femore posteriore molto largo) e il Trogium pulsatorium, (lungo circa 2 mm, l’addome non è molto appiattito e il femore posteriore è sottile). La femmina di Trogium produce un caratteristico rumore intermittente battendo l’addome sui supporti, per richiamare i maschi, che è meglio udibile di notte (per questo definiti “orologi della morte”, ovviamente dei libri).
Falsi Pidocchi
Ordine: Mallophaga
Si tratta di piccoli insetti, cosmopoliti, detti comunemente FALSI PIDOCCHI, lunghi 0,5-1 cm, che vivono come ectoparassiti soprattutto sugli uccelli, ma anche su mammiferi e insetti, però non sull’uomo. Hanno un corpo piatto e duro, sono privi di ali, il capo è largo più del torace, con corte antenne, spesso nascoste in solchi laterali della testa, possiedono inoltre un vistoso e ben distinto protorace e sono dotati di 3 paia di zampe con forti unghie (n. 1-2 per ciascuna zampa), che permettono loro di attaccarsi strettamente al manto dell’ospite. L’addome è più lungo del torace e allargato. Generalmente vivono solo sull’ospite parassitato, ma possono trasferirsi da un individuo all’altro, per contatto diretto. Lontani dai loro ospiti, muoiono in breve tempo. I Mallofagi sono insetti masticatori e si nutrono di piume e pezzettini di pelle, che ottengono mordicchiando l’epidermide degli animali, sono infatti dotati di apparato boccale di tipo masticatore. Alcune specie si nutrono anche di sangue, perforando la cute con le mandibole, o più spesso, alimentandosi in corrispondenza delle ferite, che l’ospite stesso si arreca grattandosi. Le femmine depongono da 50 a 100 uova, che fissano alle penne o peli dell’ospite, da cui nascono piccole larve. Alla temperatura corporea, il ciclo da uovo ad adulto dura 3-4 settimane. Questi insetti provocano lesioni cutanee e prurito, aree di alopecia, dermatiti, croste, nonché escoriazioni e ferite auto inferte grattandosi, che possono infettarsi. Possono inoltre essere vettori di pericolose malattie.
Esistono più di 3000 specie di mallofagi, delle quali circa 400 vivono in Italia.
PIDOCCHIO DEL GATTO
Ordine: Mallophaga
Famiglia: Trichodectidae
Genere: Felicola
Specie: Felicola subrostrata
È l’unico pidocchio del gatto. Predilige le razze a pelo lungo. Questa specie presenta un capo caratteristico, con l’estremità anteriore di forma triangolare. È di colore giallo, con bande trasversali marroni. Si nutre masticando pelo e scaglie di epidermide. I gatti infestati sono irrequieti per il prurito e presentano graffi, un manto arruffato, con punti di alopecia, dermatiti, papule, scaglie, lesioni da grattamento e anemia in caso di grave infestazione.
FALSO PIDOCCHIO DEL CANE
Ordine: Mallophaga
Famiglia: Trichodectidae
Genere: Trichodectes
Specie: Trichodectes canis
Attacca i cani, infestando principalmente testa, collo e coda. Le lesioni che si manifestano sono date dall’intenso prurito e si evolvono in infiammazioni escoriazioni alopecia e infezioni batteriche secondarie. Questo insetto inoltre può essere vettore della tenia Dipylidium caninum.
PIDOCCHI DELLE GALLINE
Ordine: Anoplura
Famiglia: Menoponidae
Genere: Menopon
Specie: Menopon gallinae
Ord.: Mallophaga – Fam.: Menoponidae – Gen.: Menopon – Sp.: Menopon gallinae
Comunemente detto PIDOCCHIO POLLINO, infesta il pollame, ma anche oche e colombi, localizzandosi alla base delle piume, nei punti ove il soggetto non riesce a beccarsi, come collo, capo, ali e regione anale. Si nutre di sangue e arreca molto prurito, con conseguente irritabilità, allergie e dimagrimento.
Ord.: Mallophaga – Fam.: Menoponidae – Gen.: Eomenacanthus – Sp.: Eomenacanthus stramineus o Menacanthus stramineus
Comunemente detto PIDOCCHIO GIALLO DEL CORPO DEL POLLO (lungo 3-5 mm, giallastro), attacca soprattutto polli e tacchini. Esso si nutre di sangue, perforando e rodendo la pelle e preferisce annidarsi direttamente sulla cute, alla base delle penne, nelle aree in cui la cute è più sottile, soprattutto petto, cosce e cloaca. Può provocare gravi infestazioni.
Ord.: Mallophaga – Fam.: Goniodidae – Gen.: Gonoides – Sp.: Gonoides dissimilis
Detto PIDOCCHIO MARRONE DELLE GALLINE
Ord.: Mallophaga – Fam.: Goniodidae – Gen.: Goniocotes – Sp.: Goniocotes hologaster o gallinae
Detto PIDOCCHIO DELLE PIUME
Ord.: Mallophaga – Fam.: Phylopteridae – Gen.: Lipeurus – Sp.: Lipeurus caponis
Detto PIDOCCHIO DELLE PENNE DELLE ALI
Ord.: Mallophaga – Fam.: Phylopteridae – Gen.: Cuclotogaster – Sp.: Cuclotogaster heterographus
Di colore brunastro, lungo fino a 5 mm., vive sul capo e sul collo dei polli.
PIDOCCHIO DEGLI OVINI
Ordine: Anoplura
Famiglia: Trichodectidae
Genere: Damalina
Specie: Damalina ovis o Bovicola ovis
Attacca le pecore spargendosi su tutto il corpo dell’animale, provocando prurito e irritazione, con danneggiamento del mantello.
FALSO PIDOCCHIO DEI BOVINI
Ordine: Mallophaga
Famiglia: Trichodectidae
Genere: Damalina
Specie: Damalina bovis o Bovicola bovis
PIDOCCHIO DEI COLOMBI
Ordine: Mallophaga
Famiglia: Phylopteridae
Genere: Columbicola
Specie: Columbicola columbae
FALSO PIDOCCHIO DEGLI EQUINI
Ordine: Mallophaga
Famiglia: Trichodectidae
Genere: Damalina
Specie: Damalina equis o Bovicola equis
Infesta tutto il corpo, ma soprattutto, criniera, collo e l’area sotto la coda.
PULCI
Classe: Insecta
Sotto Classe: Pterigoti
Ordine: Siphonaptera
NOTE DI BIOLOGIA
I sifonatteri (Siphonaptera), o afanitteri (Aphaniptera) definiti comunemente PULCI, sono un ordine di insetti di piccole dimensioni (tra 1 e 9 mm) privi di ali, con un corpo dotato di robusto esoscheletro chitinizzato, compresso lateralmente, di colore generalmente brunastro o nero, ricoperto da numerose setole, rivolte all’indietro. Il capo è compresso sul torace, hanno 2 corte antenne e 3 coppie di zampe, di cui la coppia posteriore più sviluppata e atta a compiere alti e lunghi salti. Gli occhi sono piccoli o assenti. Sono dotati di apparato boccale di tipo pungente-succhiante, essi, infatti, sono parassiti ematofagi (si nutrono di sangue) di mammiferi e uccelli.
CICLO VITALE E ABITUDINI
Il ciclo vitale prevede 4 fasi: uovo, larva, pupa e adulto. Le femmine depongono circa 600 uova nell’arco della vita, in gruppi da 15-20 uova, direttamente sui peli o piume dell’ospite parassitato. Le uova di colore bianco-perlaceo, si rinvengono facilmente anche nei luoghi ove l’ospite vive, dorme e nidifica, infatti cadendo, possono diffondersi nell’ambiente. Dopo 2-14 giorni, si schiudono e le larve si riparano nel terreno, nella sabbia, in anfratti, crepe, sotto i tappeti, nei letti, negli angoli e nelle fessure dei pavimenti, etc. Esse sono bianche, vermiformi, cieche, prive di zampe e non sono ematofaghe dirette, ossia non pungono, ma si nutrono delle feci di pulci adulte, contenenti sangue non digerito, e si nutrono anche di frammenti di pelle, peli e piume. Questa fase dura da 1 settimana a diversi mesi, a seconda delle condizioni climatiche e dalla specie, e comprende 3 stadi larvali. Giunte a maturazione, le larve si impupano all’interno di un bozzolo setoso, a cui aderiscono frammenti di peluria e altri detriti. Dopo 5-14 giorni, gli adulti sono pronti e talvolta escono subito, ma più spesso attendono di percepire vibrazioni, pressione, calore o anidride carbonica, ossia segnali che rivelino la potenziale presenza di una fonte di cibo. Gli adulti sono attivi l’estate e a inizio autunno, mentre lo svernamento viene affrontato nello stadio di larva o pupa. Le pulci adulte di nutrono di sangue e non sono strettamente legate al soggetto parassitato, per cui passano da un ospite all’altro. Più importante invece è il tipo di ospite e le sue abitudini di nidificazione, in quanto ogni specie di pulce richiede condizioni particolari per il suo accrescimento.
IMPORTANZA SANITARIA
Dal punto di vista sanitario, le pulci sono insetti molesti, che arrecano fastidio per i loro rapidi movimenti sulla cute (esse grazie al corpo compresso lateralmente corrono veloci in mezzo alla pelliccia o alle piume, aiutate dalle forti unghie con cui si aggrappano ai peli o piume e dalle setole del corpo, orientate all’indietro per ancorarsi ed evitare di scivolare su superfici verticali) e per la saliva iniettata con le loro punture, che può essere causa di allergie e varie reazioni dermatologiche, più gravi nei soggetti sensibili. Ripetuti morsi possono causare anemia. Inoltre le pulci possono essere vettori di microrganismi patogeni, quali virus, batteri, protozoi ed elminti, responsabili di varie malattie, quali gastro-enteriti, peste, tifo, etc.
PULCE DELL'UOMO
Ordine: Siphonaptera
Famiglia: Pulicidae
Genere: Pulex
Specie: Pulex irritans
Lunga 2-3, 5 mm. Attacca l’uomo, ma anche maiali, porcospini, volpi e tassi. Infesta edifici, abitazioni e letti.
PULCE DEL GATTO
Ordine: Siphonaptera
Famiglia: Pulicidae
Genere: Ctenocephalides
Specie: Ctenocephalides felis
Lunga 2-3 mm. Attacca gatti, ma anche cani, alti animali e l’uomo. Infesta lettiere, giacigli ed edifici.
PULCE DEL CANE
Ordine: Siphonaptera
Famiglia: Pulicidae
Genere: Ctenocephalides
Specie: Ctenocephalides canis
Lunga 2-3 mm. Attacca cani, ma anche altri animali e l’uomo. Infesta giacigli e case.
PULCE DEGLI UCCELLI
Ordine: Siphonaptera
Famiglia: Ceratophyllidae
Genere: Ceratophyllus
Specie: Ceratophyllus gallinae
Lunga 2-2, 5 mm. Attacca gli uccelli, ma anche altri animali e l’uomo. Infesta nidi e pollai.
PULCE DEL RATTO
Ordine: Siphonaptera
Famiglia: Ceratophyllidae
Genere: Nosopsyllus
Specie: Nosopsyllus fasciatus
Lunga 3-4 mm. Attacca roditori e uomo. Infesta nidi ed edifici.
PULCE DEL TOPO
Ordine: Siphonaptera
Famiglia: Pulicidae
Genere: Xenopsylla
Specie: Xenopsylla cheopis
Lunga 1,5-2,5 mm. Attacca roditori, soprattutto ratti, e uomo. Si trova soprattutto nei porti. È pericolosa in quanto vettore di malattie come la peste bubbonica, il tifo murino, etc. (Questa specie di pulce, tra il 1348 e il 1353, fu la causa di diffusione della Peste Nera, la più grande epidemia di peste in Europa).
PULCE DEL CONIGLIO
Ordine: Siphonaptera
Famiglia: Pulicidae
Genere: Spilopsyllus
Specie: Spilopsyllus cuniculi
Lunga 1,5-2,2 mm. Attacca conigli e gatti. Infesta ricoveri.
PULCE DEL PORCOSPINO
Ordine: Siphonaptera
Famiglia: Pulicidae
Genere: Archaeopsylla
Specie: Archaeopsylla erinacei
Lunga 2-3, 5 mm. Attacca porcospini, cani, gatti e uomo. Infesta nidi, giardini ed edifici campestri.
PULCE DELLA TALPA
Ordine: Siphonaptera
Famiglia: Pulcidae
Genere: Hystrichopsylla
Specie: Hystrichopsylla talpae
Lunga 3,5-6 mm. Attacca le talpe. Infesta giardini.
TERMITI
Classe: Insecta
Sotto Classe: Pterygota
Sop. Ordine: Polyneoptera
Ordine: Isoptera
Gli Isotteri o tèrmiti sono insetti xilofagi, ossia si nutrono di legno, riuscendo a divorarlo completamente. Alcune specie si nutrono anche di piante e funghi. La loro funzione nell’ecosistema, infatti, è quella di demolire 1/3 del legno e dei materiali prodotti dalle piante, liberando nutrienti nel terreno, per permettere la continuità del ciclo produttivo. Quest’ordine comprende circa 2.800 specie raggruppate in cinque famiglie: Mastotermitidae, Hodotermitidae, Kalotermitidae, Rhinotermitidae, Termitidae. In Italia sono presenti due specie il Kalotermes flavicollis e il Reticulitermes lucifugus, ma con i trasporti internazionali, si sta diffondendo anche la specie Cryptotermes brevis, originaria della zona Indio-asiatica.
DESCRIZIONE
Le tèrmiti sono insetti sociali, ossia vivono in società organizzate, pluriannuali, costituite da 2 caste principali: la classe riproduttiva (reali) e la classe sterile (soldati, operai e ninfe, a vari stadi di crescita). Entrambe contano individui maschi e femmine in egual numero e hanno numerose sottocaste o intercaste, tutte presentano caratteristiche morfologiche funzionali diverse. Il corpo è costituito da capo, torace e addome, termina con 2 corti cerci e ha colori uniformi, pallidi, poco vivaci, sul marrone brunastro o biancastro, con esoscheletro molle o di mediocre consistenza, a eccezione della testa, che è ricoperta da una dura capsula cefalica. Hanno 2 occhi composti, a volte assenti nelle caste inferiori, 2 antenne di media lunghezza e 3 paia di zampe. Possono essere alate, con 2 paia di ali uguali, membranose, lunghe e strette, con nervatura di tipo primitivo (classe riproduttiva) o essere attere, ossia senza ali (classe sterile). Le ali a riposo ricoprono tutto il corpo e lo sorpassano in lunghezza. Sono dotati di apparato boccale di tipo masticatorio, con robuste mandibole, con cui frantumano il legno, per nutrirsene. La forma del capo differisce a seconda della specie e della casta, generalmente è grosso e oblungo o piriforme nei soldati e piccolo e arrotondato nelle altre caste. Il torace è relativamente corto, mentre l’addome è lungo e generalmente più largo, diviso in 10 segmenti. La giunzione torace-addome è continua e questa è una delle caratteristiche fondamentali, che permette di distinguerle dalle formiche alate.
CASTE
Le colonie delle specie primitive hanno poche centinaia di individui, mentre quelle più evolute arrivano fino ad alcuni milioni di individui e sono centenarie. Tutte le caste mantengono un certo equilibrio numerico. La casta riproduttiva è costituita dai reali: re e regina primari; essi hanno un esoscheletro più resistente, colori più carichi e inizialmente sono alati. Una volta maturi, fuoriescono dal nido per il volo prenuziale, che avviene né troppo in altro, né troppo lontano dal nido d’origine e poi, scendono al suolo, si uniscono in coppie, si sbarazzano delle ali e dopo aver camminato per giorni o ore, costruiscono una piccola camera nuziale, da cui avrà origine la nuova colonia. Essi soni i veri reali e possono vivere molto a lungo, anche 50/100 anni, in alcune specie. Si accoppiano frequentemente e la femmina nel tempo subisce un notevole accrescimento dell’addome, che le permette di deporre via via un numero sempre maggiore di uova. Talvolta al re e alla regina primari si affiancano re e regine secondari o terziari, (di sostituzione o completamento) nati da una muta delle larve, per la necessità di sostituire entrambi o uno dei due reali deceduti, o per incrementare la produzione nelle periferie di nidi molto vasti, oppure ancora per fondare nuovi nidi, quando la colonia è divenuta troppo grande, portando con loro una parte di soldati e operai; si tratta quindi della fondazione di una nuova colonia mediante scissione e non sciamatura. I reali secondari hanno esoscheletro meno consistente, di colore è più chiaro e hanno solo abbozzi di ali. I reali terziari, hanno aspetto simile alle ninfe, atteri, con corpo molle, colore pallidissimo e con grado di riproduzione molto basso, per cui spesso servono molte coppie per supplire all’attività dei reali veri.
La casta sterile è costituita dai soldati e dagli operai. Entrambi vivono circa 4 anni e sono costituiti da individui di ambo i sessi. I soldati non hanno ali, il loro apparato riproduttore è atrofizzato e hanno un grosso capo, sclerificato e di colore più carico rispetto al resto del corpo. Spesso sono dotati di enormi mandibole, oppure il capo si prolunga in una formazione conica anteriore, con piccole mandibole. Sono in numero inferiore rispetto agli operai, non sono capaci di alimentarsi da soli e dipendono per il cibo dagli operai o dalle neanidi di età avanzata; isolati muoiono rapidamente. Sono incapaci di triturare il legno, di scavare il suolo, di impastare terra ed escrementi, di contribuire all’edificazione del nido. A parte alcuni modesti servigi che essi possono compiere, la loro funzione è difensiva, soprattutto contro le formiche, i principali nemici, e dispongono di varie armi: mandibole che tagliano, teste che fungono come tappi per chiudere gallerie e aperture, secreti viscosi o tossici, che vengono spruzzati a due o tre centimetri di distanza o fatti scorrere o volatilizzati in gas mortali, ecc. Essi accorrono allorché nel nido si determina una breccia; accompagnano, fiancheggiandole le colonne di esploratori e di bottinatori; formano cerchi protettivi attorno alle aperture da cui sciamano gli alati; si dispongono innanzi e attorno agli operai che lavorano, ecc.
Gli operai non hanno ali, il loro esoscheletro è debole, con colori pallidi. L’apparato riproduttore è sterile, sono dotati di robuste mandibole, provvedono a tutte le necessità della colonia: scavano gallerie; costruiscono, riparano e ingrandiscono i nidi; fabbricano coperture per le spedizioni di rifornimento; vanno in cerca di cibo; nutrono gli altri membri della società, tra cui i soldati; si occupano della coppia reale, accudiscono la covata; allevano la prole; facilitano la fuoriuscita degli alati sciamanti preparando, ad esempio, speciali camere periferiche di radunata e aprendo vie di sortita; partecipano alla difesa della comunità elevando rapidamente ostacoli, per impedire l’accesso al nido di estranei e mordendo gli avversari; ecc. Tra le specie più primitive gli operai non ci sono, ma sono sostituiti da individui giovani, neanidi, ossia ninfe di età avanzata, che non cresceranno mai, ma conservano la possibilità di trasformarsi in soldati o riproduttori, detti pseudoergati. Esistono, inoltre, in alcune specie, individui con caratteristiche intermedie tra riproduttori e soldati o tra soldati e operai.
FEROMONI
Le colonie di tèrmiti vengono regolate dall’azione di diversi feromoni. Sono segnali chimici utilizzati per comunicare o scambiarsi informazioni. Ad esempio utilizzano feromoni per stimolare la nascita di individui appartenente a una determinata casta e altri per sopprimerli, oppure feromoni di traccia, che servono per segnare il percorso verso una fonte di cibo.
ALIMENTAZIONE
Le tèrmiti si nutrono di cellulosa, ricavata da varie sostanze: legno sia di fusti vivi, che secco, marcio, contaminato da batteri o da miceti, foglie, steli, semi, funghi, licheni, manufatti di legno, carta, cartone, ovatta, stoffe di cotone, ecc. Si nutrono anche di sostanze animali, quali uova di tèrmiti, esuvie, cadaveri di compagni, protozoi simbionti. Inoltre producono dei composti alimentari elaborati, che vengono distribuiti tra gli individui della colonia, mediante il rigurgito bocca a bocca (trofallassi oro-orale), o anche mediante trofallassi oro-anale. Gli alimenti elaborati costituiscono il solo nutrimento per varie caste, o stadi, della società e sono costituti da alimenti vegetali, protozoi e batteri simbionti, che forniscono ulteriori nutrienti. Nell’intestino delle tèrmiti vivono infatti parecchi protozoi e batteri simbionti, che aiutano la digestione della cellulosa. Solo una piccola parte di questi viene digerita, quale alimento proteico. Si stabilisce quindi una cooperazione fra batteri, protozoi e termite.
Gli escrementi veri e propri invece, pastosi o liquidi, contenenti residui di legno o terra, vengono utilizzati nella costruzione del nido, per chiudere fessure o per formare un cemento che serve a costruire piccoli tramezzi, a confezionare una sorta di cartone, a spalmare le pareti, oppure vengono espulsi in forma solida, da appositi fori praticati sulla superficie del legno attaccato.
Le tèrmiti sono lucifughe e per rifornirsi di cibo intraprendono spedizioni fuori dal nido, lungo gallerie sotterranee, o esternamente di giorno, ma proteggendosi con coperture tubolari di terra o di legno masticato o di sterco impastato. Oppure escono di notte o in giornate nuvolose e umide sotto la vigilanza dei soldati.
TERMITAIO
Le tèrmiti hanno bisogno per sopravvivere di un microclima caratteristico con alto grado di umidità, elevato tenore di anidride carbonica e oscurità assoluta. I nidi delle tèrmiti variano molto come ubicazione, materiali da costruzione, architettura e complessità. I nidi sono sistemi chiusi, completamente isolati dal mondo esterno; quando si rende necessario praticare aperture, esse vengono poi subito tappate. Non esiste una ventilazione che permetta la penetrazione diretta dell’aria atmosferica e tutti gli scambi gassosi avvengono per diffusione attraverso le pareti. Per mantenere costante il grado igrometrico, gli operai umettano con saliva il pavimento e le pareti, e l’acqua richiesta, perché la saliva non manchi, la ricavano dal legno e da processi metabolici, oppure la vanno ad attingere a grandi profondità nel suolo, talora fino alle falde acquifere.
Vi sono specie primitive che scavano il legno morto, ove costruiscono nidi relativamente semplici; altre che costruiscono nidi elaborati sopra o sotto la superficie del suolo o sugli alberi, utilizzando cartone e sterco; altre ancora che li costruiscono con terra cementata con la saliva, costituendo delle montagnole sul suolo o contro tronchi d’albero. Parecchie infine scavano i loro nidi esclusivamente sottoterra, e rivestono le gallerie di cartone e terra elaborati. Dai nidi poi gli operai si spostano, anche per lunghe distanze, in cerca di legno, ove scavano semplici gallerie, per nutrimento.
I termitai più evoluti sono costituiti dall’abitazione propriamente detta, che comprende camere e vani dove si trovano i reali, la covata, le provviste e in alcune specie i giardini di Funghi. Si tratta di ammassi spugnosi di medie e grandi dimensioni, costituiti da frammenti vegetali sminuzzati, ottenuti masticando a lungo il legno e altre parti di piante, impastandoli con la saliva e modellandoli in sferule, che dispongono, comprimendole, vicine. Su questo substrato si sviluppano i funghi Termitomyces Heim e Xylaria Hill, che le tèrmiti coltivano. Esse si nutrono della sostanza vegetale trasformata dai funghi, che digeriscono la lignina e liberano cellulosa e altre sostanze. Tali giardini fungono inoltre da riserve di umidità per il termitaio e da nursery. Vi è poi una rete di gallerie, che mette in comunicazione le camere con gli alimenti e i materiali da costruzione, che si estende talvolta a notevole distanza dal termitaio e un complesso di corridoi e crateri (non sempre presente) che sfocia esternamente mediante larghi orifizi, utilizzati per lo sfarfallamento della nuova casta riproduttiva.
I termitai sono anche frequentati da piccoli animali, in maggioranza esapodi (Collemboli, Coleotteri, ecc.), fortemente adattati alla vita associativa con le térmiti, le quali dimostrano di gradire molto le speciali sostanze da essi prodotte.
TERMITE DAL COLLO GIALLO
Ordine: Isoptera
Famiglia: Kalotermitidae
Genere: Kalotermes
Specie: Kalotermes flavicollis
È una specie diffusa nell’area mediterranea, che vive in colonie poco numerose, di circa 1.000 individui. Non ha una vera casta operaia, ma ninfe lavoratrici. All’aperto costruiscono il nido nelle parti di legno necrosato degli alberi vivi, o delle costruzioni lignee umide; nelle abitazioni lo costruiscono in qualunque legno messo in opera, che contenga un adeguato grado di umidità.
I reali sono lunghi 10-12 mm, ali comprese, con il corpo di colore marrone-brunastro, con pronoto e parti distali delle zampe e delle antenne di colore giallo-ocraceo. Il pronoto è più largo del capo, in tutte le caste. Le ali sono leggermente fumose. Il volo nuziale avviene tra metà giugno e ottobre. I soldati sono giallognoli, senza ali, lunghi circa 7-8 mm, con capo più scuro, giallo ferruginoso, grande, di forma rettangolare e dotato di robuste mandibole. Gli operai sono ninfe in stadio avanzato, di colore biancastro, senza ali, lunghe 4-6 mm e con mandibole ridotte. Queste tèrmiti attaccano gli alberi, provocandone la morte, ma anche il legno messo in opera, che deve contenere però almeno una minima percentuale d’umidità. Si trovano infatti nei pavimenti in legno, nelle intercapedini dei muri, sottotetti, travi, infissi, rivestimenti, mobili, portoni e scavano al loro interno, senza mai uscirne; le gallerie hanno sezione irregolare. Producono feci con caratteristica forma a botte, con sezione esagonale e facce laterali piatte, che espellono dalle gallerie attraverso piccoli fori praticati sulla superficie del legno. È facile trovarle anche nelle biblioteche, librerie, archivi, ove attaccano oltre al mobilio anche i libri stessi. I danni arrecati sono gravi. Costruendo i loro nidi nel legno stesso, di cui si nutrono, escono raramente, per cui è difficile individuare un’infestazione. Segnali possono essere dati dal rinvenimento delle piccole feci, o degli alati, nel periodo della sciamatura, oppure si può batetre con un attrezzo duro sulla superficie del legno, per riconoscere la presenza delle cavità prodotte.
TERMITE NERA LUCIFUGA
Ordine: Isoptera
Famiglia: Rhinotermitidae
Genere: Reticulitermes
Specie: Reticulitermes lucifugus
È una specie diffusa in Italia. I reali sono lunghi 10-12 mm, ali comprese, 6 mm senza ali, con il corpo di colore nero, torace più stretto del capo e addome ovoidale allungato. Le ali sono brune, con margine nerastro. I soldati sono lunghi circa 5 mm, di colore giallo-grigio, con capo sub rettangolare, mandibole scure e grandi, torace più stretto del capo e addome ovoidale corto. Gli operai sono lunghi 5 mm, di colore giallo pallido, con capo tondeggiante, mandibole più piccole, addome ovoidale un po’ più lungo dei soldati e sono privi di occhi. La colonia comprende tutte le caste: reali veri reali complementari, soldati, operai e neanidi. Nella colonia, i più numerosi sono gli operai, mentre i soldati sono pochi e i reali pochissimi, tranne nel momento dello sfarfallamento, che avviene verso maggio, quando possono essere centinaia di migliaia di unità. Le nuove colonie però vengono fondate dai reali secondari per scissione, in quanto in Italia i reali primari non sono fecondi e muoiono subito dopo la sciamatura. I nidi vengono costruiti nel terreno, nelle intercapedini o nei pavimenti. Sono lucifughi, quindi per raggiungere la fonte di cibo scavano gallerie nel terreno, oppure all’aperto costruiscono sulle superfici dei tunnel esterni oscurati, fatti di rosume, terra e saliva. Per nutrirsi, invece scavano gallerie nel legno, lasciando perfettamente intatta la superficie.
Queste tèrmiti attaccano gli alberi vecchi e deperiti, da qui, gli attacchi possono estendersi negli edifici, dove scavano il legno strutturale di travi, pali di sostegno, tavole, cornici, infissi, porte, persiane, mobili e qualunque cosa sia fatta di legno. Possono attaccare anche gli archivi e i libri. Il loro attacco all’inizio richiede un legno con un buon tasso di umidità, ma successivamente si estende a strutture con gradi di umidità diversi. È raro vederli all’aperto per cui è difficile individuare un’infestazione, se non quando i danni sono ormai gravi.
TERMITE DEL LEGNO SECCO DELLE INDIE OCCIDENTALI
Ordine: Isoptera
Famiglia: Kalotermitidae
Genere: Cryptotermes
Specie: Cryptotermes brevis
È una specie, originaria delle Indie Occidentali, recentemente insediatasi in Italia, grazie all’importazione di manufatti in legno e alla capacità della specie di adattarsi a vivere nelle condizioni ambientali più diverse. Queste tèrmiti attaccano il legno secco messo in opera, ove si nutrono e costruiscono il loro nido, scavando molte gallerie all’interno, senza intaccare la superficie, che diviene un sottile velo. Esse sono in grado di estrarre e farsi bastare la poca acqua ivi contenuta (umidità inferiore al 12%). La colonia conta poche migliaia di individui ed è composta dalla coppia di reali primari, dai soldati e dalle ninfe in stadio avanzato, che fungono da operai. I reali hanno corpo chitinoso, di colore marrone-brunastro, lungo circa 11 mm, comprese le ali, che sono trasparenti, con venature scure lungo il bordo anteriore. I soldati sono lunghi 4-5 mm, hanno corpo molle biancastro, testa nera, rugosa, di forma quasi quadrata, utilizzata per ostruire meccanicamente l’accesso alle gallerie, in caso di attacchi da parte delle formiche. Le mandibole sono piccole. La testa diventa nera all’ultimo stadio di sviluppo, preceduto dalla fase di presoldati dalla testa bianca. Gli operai hanno corpo molle, biancastro. I nuovi reali alati, si sviluppano solo nel mese che precede lo sfarfallamento, per la fondazione di nuove colonie ed emergono da buchi temporanei praticati sulla superficie del legno attaccato. A differenza delle tèrmiti, che costruiscono i nidi nel terreno, abituate a percorrere lunghi tragitti, le tèrmiti del legno secco, vivendo direttamente nel legno infestato, senza mai uscirne, hanno zampe più corte e si muovono più lentamente. Attaccano legno secco sia strutturale, che di manufatti, come mobili, cornici, accessori e spesso è facile rinvenire più colonie nella stessa struttura. Sono molto distruttive. L’infestazione può essere riconosciuta battendo con un attrezzo duro sulla superficie del legno, per riconoscere la presenza delle cavità prodotte, dall’avvistamento di individui alati e dai relativi fori di sfarfallamento, oppure dai mucchietti conici di feci espulse da appositi fori di 1-2 mm di diametro, praticati sulla superficie del legno, infatti le loro gallerie sono grandi e sgombre. Le feci di queste tèrmiti sono caratteristiche: possono avere vari colori: crema, rosso, nero. La forma è ovoidale, con sezione esagonale, le facce sono incavate e le estremità sono una arrotondata e l’altra appuntita,. Il legno a uno stadio di infestazione avanzata può presentare una superficie a bollicine (blisterata).